Cosa ho letto questa primavera

Vi delizierò oggi con le recensioni brevi dei libri che mi hanno fatto compagnia durante la primavera, ovvero la stagione che teoricamente dovrebbe essere caratterizzata da giornate di sole e dai primi caldi. Non è andata proprio così, quindi è più corretto dire che questi sono alcuni dei libri che ho letto all’incirca tra il 21 marzo e il 21 giugno di quest’anno.

taglioAlta_001321Robert Galbraith, Il Baco da Seta, Salani. Chiaramente non è Harry Potter, ed è assai improbabile che io avrei mai letto uno solo di questi libri se non si fosse scoperto che Robert Galbraith è in realtà J.K. Rowling. Tuttavia, devo ammettere che per me i romanzi della saga dell’investigatore privato Cormoran Strike sono ormai diventati un must-read. Ho dunque divorato in un paio di giorni il racconto dell’indagine sul caso della scomparsa dello scrittore Owen Quine, noto per essere uno sboccato provocatore. La seconda avventura di Strike è ambientata nel mondo dell’editoria londinese, tra rancori repressi, personaggi ambigui e colpi di scena alla Rowling. Devo ammettere, però, che Il Baco da Seta si è rivelato per me meno avvincente del suo predecessore Il Canto del Cuculo, forse a causa dell’ambiente in cui la vicenda si svolge, forse per la caratterizzazione e la descrizione di Londra meglio riuscita e più presente nella prima opera firmata da JKR con lo pseudonimo Robert Galbraith. Il fatto che il secondo capitolo di un’opera sia meno avvincente del primo è un po’ fisiologico, e immagino che più la saga (potenzialmente infinita) andrà avanti, più i romanzi perderanno smalto, ma resto fiduciosa e sicuramente sarò tra i lettori del prossimo capitolo, Career of Evil, in uscita il 22 ottobre.

nottiregrandeArnaldur Inridason, Le Notti Di Reykjavíc, Guanda. Chi mi conosce e chi segue questo blog da un po’ sa bene che l’Islanda è uno dei miei paesi preferiti senza esserci mai stata. Questo è successo principalmente a causa dei Sigur Rós, che ascoltavo spesso durante gli ultimi anni di università e che restano tutt’ora una delle poche band che riesco ad ascoltare senza perdere la concentrazione mentre scrivo o lavoro. Evocare il nome dei Sigur Rós farà venire in mente a molti di voi un’Islanda fatta di paesaggi surreali, montagne e cieli verdi, in cui trovare la pace e l’ispirazione, nonostante il freddo. Molto bene; Le Notti di Reykjavíc mi ha portata molto lontano da tutto ciò, facendomi vivere, attraverso le peripezie del poliziotto Erlendur Sveinsson, una vicenda dura, triste, ambientata in una città in cui nessuno sembra voler dare troppa confidenza e la dipendenza dall’alcool è una piaga vera. Il libro, come tutti i gialli, si legge in fretta e fa venir voglia di arrivare alla fine. Se siete appassionati di gialli nordici, probabilmente questo è un libro che vi piacerà nella stessa misura in cui possono esservi piaciuti, per dirne una, i libri della collana Giallo Svezia di Marsilio. Ammetto di averlo letto più per l’ambientazione che per il genere o la trama, tuttavia mi sono affezionata al protagonista, uomo ermetico e solitario, caratterizzato dall’ossessione per le persone scomparse. Lo seguirò ancora leggendo presto Le Abitudini delle Volpi, romanzo che è sulla lista delle letture previste per quest’estate.

61Qgf3lIAkLPatrick Modiano, Bijou, Einaudi. Il mio primo Modiano è stato un libro breve e, dato che per un po’ mi sembrava di non capire dove volesse andare a parare, arrivata circa a metà l’ho ricominciato da capo, convinta di essermi persa qualcosa di fondamentale. Ma non mi ero persa niente, era davvero tutto un onirico rincorrere una persona forse davvero morta, forse semplicemente scomparsa: la madre della protagonista. L’estenuante ricerca, che si consuma in zone più o meno centrali della capitale francese, fino alle scale e ai corridoi stretti degli antichi palazzi haussmanien, è inframmezzata dai ricordi insistenti di un passato che non c’è più, dalle voci in tutte le lingue che escono dalla radio ascoltata dal compagno di Bijou, traduttore. Esplorare Parigi e vedersela letteralmente davanti agli occhi è possibile, in quanto, leggendo queste pagine, si ha la sensazione che i luoghi siano la sola cosa a non essere avvolta da un’aura di immaginazione. Su tutto il resto, si rimane incerti e, per la maggior parte del tempo, scettici e pessimisti. La madre di Bijou è morta davvero? Bijou la troverà? Chi sono gli amici veri o fantomatici che la ragazza incontra durante la propria ricerca? Perdetevi.

9782253153641Anne-Sophie Brasme, Respire, Le Livre de Poche. Normalmente la regola vuole che il libro sia sempre più bello del film, ma in questo caso non è così. In un articolo dello scorso novembre vi ho parlato del film Respire di Mélanie Laurent e, dopo aver letto il libro, posso confermare il consiglio datovi allora: guardate prima il film e poi, se volete, leggete il libro. La vicenda resta più o meno la stessa, anche se una delle due protagoniste, Sarah, nel libro ha un background differente rispetto a quanto proposto nel film, cosa che influenza in parte gli sviluppi della storia. Inoltre, l’ordine con cui vengono narrati gli avvenimenti toglie un po’ di pathos al racconto di Anne-Sophie Brasme. L’autrice resta però giustificabile: aveva solo diciassette anni quando ha scritto Respire, nel 2001. È inevitabile, dunque, che la seppur giovane regista (Mélanie Laurent ha 32 anni) abbia saputo fare di meglio dal punto di vista della narrazione e dell’intrattenimento, pur attingendo alla stessa base. Raccontare l’adolescenza viene un po’ più facile quando se ne è usciti e tutto quell’universo fatto di pulsioni, crisi di identità e follie sembra un po’ più lontano. D’altra parte, per coloro che raccontano storie (scrittori o registi che siano) è necessario calcare un po’ la mano, quando i protagonisti sono i teenager: si tratta infatti dell’unico modo possibile per raccontare l’esageratezza (reale o percepita) della loro rabbia e delle loro emozioni.

copertinamurodicasseVanni Santoni, Muro di Casse, Laterza. E qui cito me stessa e la mia recensione su Finzioni, che vi invito a leggere qui e che vi raccomando, per farvi una vera idea di cosa sia e di cosa rappresenti questo libro.

«Immaginate di trovarvi per la prima volta di fronte a qualcosa che vi è stato sempre dipinto solo in un altro modo, da un altro punto di vista. La vostra situazione sarebbe allora simile a quella in cui mi sono trovata io, mentre leggevo questo libro ed imparavo a conoscere e comprendere la cultura rave e cosa c’è dietro ai suoi protagonisti. A proposito di questo movimento, nato negli anni ’90, ricordo servizi diffidenti ed anche un po’ allarmati dei telegiornali, che lasciavano intendere, senza mezzi termini, che i raver fossero un po’ unamassa di drogati. Ricordo anche la presa in giro, o meglio, la necessità di stabilire una certa distanza rispetto al popolo dei rave, in atto nel mio liceo e in quasi tutti gli ambienti che di conseguenza ho teso a frequentare in seguito, dove nessuno ascoltava la musica tekno o portava le Osiris D3 (Ok, forse qualche skater le indossava. Però, loro ascoltavano Bassi Maestro o Eminem). Grazie a Muro di Casse, ho preso questo mondo e l’ho guardato dall’interno. Attraverso il racconto in prima persona messo in atto prima da Iacopo, e poi da Cleo e Veridiana, ho potuto immaginare di trovarmi con loro a Christiania e poi su un’auto che partiva dall’Italia ed arrivava a Portalegre per un rave. Ho visto Beauvais, tappa d’obbligo per chi arriva a Parigi con la Ryanair, con occhi diversi. C’è tanta avventura dietro ai racconti dei protagonisti di questo libro. C’è libertà, c’è appartenenza».

Questa primavera ho letto anche i quattro libri della saga de L’Amica Geniale di Elena Ferrante. Ma, siccome è una storia lunga, di questo parleremo prossimamente.

Stay Tuned.

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Cosa ho letto questa primavera

La Libreria à Paris

È arrivato il momento del secondo capitolo della rubrica sulle librerie interessanti, e anche questa volta ne ho scelta una situata nel IX Arrondissement a Parigi, a due passi dalla fermata della Metro Poissonnière. L’ho visitata proprio poco dopo aver visitato Libellule et Coccinelle.

Si tratta de La Libreria, libreria italiana e francese che organizza anche, spesso e volentieri, eventi e gruppi di lettura legati alla letteratura italiana. Per rimanere informati su tutte queste iniziative, una buona idea può essere quella di iscriversi alla pagina de La Libreria su Facebook.

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Se al piano di sopra, per mantenersi aperti ad ogni tipo di pubblico, si è scelto di dedicare spazio ai libri in francese e in inglese, la parte più interessante per i cosiddetti Rital, è il piano di sotto. Qui è possibile trovare un’ampia selezione di libri italiani, oltre alle riviste Internazionale e La Voce, la rivista degli italiani in Francia. Una così vasta scelta di libri scritti nella lingua in cui amo leggere è sicuramente una grande tentazione per me, tuttavia mi sono trattenuta anche perché, per ragioni abbastanza ovvie, purtropo i libri italiani sono in genere dai 2 ai 4 euro più cari del loro abituale prezzo di copertina, fatto più che comprensibile ma che purtroppo, almeno per quanto mi riguarda, incoraggia l’acquisto solo in caso di estrema urgenza e desiderio di possedere una copia cartacea del libro prescelto.

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Ciò che mi piace di posti di questo tipo, è che riescano a far sentire gli immigrati a casa in un istante. Il pensiero di avere una libreria dedicata, che organizza tante iniziative interessanti per riunire una comunità di lettori italiani, è rassicurante.

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La Libreria
89 Rue du Faubourg Poissonnière
75009
Paris

Stay Tuned

La Libreria à Paris

Libellule et Coccinelle

Ciao Lettori,

Dal momento che sono sicura che molti di voi amino le librerie, ho deciso di inaugurare una serie di post in cui parlerò, appunto, di librerie deliziose e meritevoli di una visita. Per iniziare, ecco una libreria che ho visitato a Parigi, poco prima di rientrare in Italia per Natale.

Libellule et Coccinelle è una libreria per bambini e adolescenti situata nel IX Arrondissement. Ci sono diverse cose che la rendono speciale. Innanzitutto, la creatività degli addobbi e i colori delle lampade e dei libri, disposti su tavoli e scaffali, la fanno subito saltare all’occhio.

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Ma soprattutto, Libellule et Coccinelle è molto di più che una semplice libreria: è infatti anche uno spazio di incontro in cui si organizzano numerosi ateliers per bambini e adolescenti,  gratuiti e non, animati da insegnanti e tutor professionisti. Per fare alcuni esempi, ci sono club di lettura, atelier di scrittura, corsi di inglese e tornei di scacchi per piccoli.

La cosa che mi ha colpito di più, però, è stato il piccolo angolo di lettura che si trova in una parte semi-nascosta della libreria. Sicuramente da bambina l’avrei adorato.

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Vedere tutti questi libri per bambini e adolescenti, mi ha fatto venire in mente come, in quegli anni, già fossi una lettrice molto appassionata. Molto spesso mi venivano regalati libri e, in particolare, possiedo ancora molti volumetti delle collane Il Battello a Vapore e I Piccoli Brividi. La mia autrice preferita era Christine Nöstlinger. Molti di voi probabilmente ricorderanno Furto a Scuola, del Battello a Vapore, collana con copertina rossa, dai quattordici anni in su. Lo lessi quando ero un po’ più piccola, cosa che mi aveva reso, allora, particolarmente orgogliosa.

Anche se in questa libreria non ho trovato niente per me, sicuramente è un posto che può dare tante ispirazioni per fare dei bei regali ai bambini e ai ragazzi. Avvicinarli fin da subito alla lettura è molto importante e librerie come questa, capaci di organizzare anche una serie di attività per i più piccoli legate alla cultura, meritano senz’altro grande attenzione.

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Libellule et Coccinelle,
2 Rue Turgot,
75009
Paris

Stay Tuned

Libellule et Coccinelle

Il Mio Gruppo Preferito

Mi sa che ce l’avete tutti un gruppo preferito così. Un gruppo preferito che quando sentite la voce del cantante nell’ultimo album uscito, anche se non è bello come “quelli vecchi”, vi emozionate e poi diventate un po’ tristi perchè vi ricordate di tutti gli anni passati ad ascoltarli e vi sentite, improvvisamente, vecchi.

Un gruppo preferito che se vi perdete tra i grandi successi, vi passa tutta la vita davanti, fotogrammi dei video delle canzoni mischiati a fotogrammi di vita vera: la vostra. Anzi, ogni volta che ascoltavate quelle canzoni vi sembrava di essere in un video, perchè quelle canzoni parlavano, inequivocabilmente, di voi.

La prima volta che andai a un loro concerto, era ottobre 2003. Forum di Assago, dieci anni fa. Non avevo la patente e non sapevo cosa fosse un iPod. Nella mia vita c’erano ancora il greco e il latino e il mio mondo finiva qualche chilometro prima che iniziasse Milano.

Fu solo l’inizio.

Luglio 2006, forse il concerto più bello, all’aperto, a Juan Les Pins durante una breve vacanza a Nizza. Due mesi dopo, ancora, a Milano, Lampugnano, scaletta praticamente identica. Avevo un iPod di quelli con lo schermo in bianco e nero. Nella mia vita c’erano: protocolli di reti e telecomunicazioni, informatica 3, equazioni differenziali ordinarie (per gli amici EDO), automazione industriale, reti logiche. Asoltandoli, guardavo fuori dai finestrini della linea 2 di ATM. Dalle fermate che non erano sotto terra.

Cambiarono batterista. Pensai che si fossero sciolti.

Luglio 2009. Incredibilmente, premiata dal destino vinsi il biglietto per una loro performance all’iTunes Music Festival di Londra. Era appena uscito l’album che fu anche l’ultimo vero e proprio CD che ricevetti in regalo, durante l’ultima vera e propria festa che organizzai nella terra natìa. Era una festa di addio. Addio dei miei amici a me,  addio mio al mondo come lo avevo conosciuto. Loro suonavano, con il nuovo batterista, nella loro città. Il Roundhouse di Camden mi sembrava il posto più cool del mondo e anche se regalai il secondo biglietto a una collega a caso solo perchè non conoscevo nessun’altro, fui incredibilmente felice. Avevo un iPod identico a quello precedente, ma stavolta con lo schermo a colori. Lo usavo per ascoltare a ripetizione sempre la stessa canzone. Loro, ovviamente. Nella mia vita c’erano un badge, sushi d’asporto nelle vaschette per pranzi al desk, colleghi che non capivano il mio accento, fogli excel. E la mia prima Oyster Card.

Prima di sapere che avrei vinto il biglietto per il concerto del Roundhouse a Londra, avevo già comprato il biglietto per andare a vedere la tappa di Parigi dello stesso tour, a ottobre 2009. Sarei stata infatti a Parigi per l’Erasmus. E, presupponendo che nei primi venti giorni di Erasmus non avrei fatto in tempo a conoscere nessun loro fan che volesse venire con me, decisi di andare da sola. Avevo un iPod Touch. Nella mia vita c’erano un’università con le porte rosse, un database del WIPO, un belga che voleva insegnarmi il giapponese, e, di nuovo, fogli excel.

Andrai una seconda volta a un loro concerto da sola, e fu di nuovo a Londra, alla Brixton Arena, nel settembre 2010. Io ero tornata a Londra e così anche loro. Era la prima volta che andavo a Brixton e mi faceva anche un po’ paura. Avevo sempre l’iPod Touch e nella mia vita c’erano non-deliverable forwards, cut-off times, SWIFTs, una stanza di diciassette metri quadrati e una palestra in cui le persone si vestivano tutte allo stesso modo.

Milano, Nizza, Milano, Londra, Parigi, Londra.

Dieci anni dopo, il mio settimo concerto, sarà a Parigi. Ormai, è come l’abitudine di tornare a casa ogni tot mesi, come la necessità di ricercare ciclicamente se stessi. Come rovistare nella scatola dei ricordi, cosa che, non vivendo più nella casa in cui c’è la mia stanza di quando ero adolescente, non posso più fare. Eppure, ascoltarli è lo stesso.

Sono tornati, sono tornata io a Parigi. Mi stupirò nel vedere tra il pubblico gente di dieci anni e passa più giovane di me, penserò “ma che cosa ne sapete voi“. Sbufferò alle canzoni dell’album nuovo, perchè non le saprò bene come quelle vecchie. Penserò che i vecchi pezzi erano meglio, vedrò  l’ultima decina d’anni passarmi davanti, mentre l’adolescente dallo sguardo cupo che sono stata dai diciassette anni fino a troppo tempo dopo, finalmente potrà sentirsi sollevata all’idea di esistere ancora, da qualche parte.

Ho un iPhone ormai già vecchio di tre modelli e nella mia vita ci sono ruoli, tablets, un calcio-balilla, larghe scale a chiocciola con un tappeto rosso, e il Navigo dei parigini veri, non quello fuffa della gente che è solo di passaggio.

Il prezzo del biglietto per questo concerto è ormai due volte quello che pagai dieci anni fa, la voce che ho da perdere cantando molta meno e sicuramente non ho più il fisico per andare nella bolgia sotto il palco a saltare, a farmi spintonare. Saranno invecchiati pure loro. Photoshoppati nei booklet per sembrare sempre giovani.

Ci sono cose a cui semplicemente non si può resistere. Non si può resistere a guardarsi indietro ancora, almeno per una volta. Non si può non cedere alla tentazione, quando, anche se le canzoni non sono più belle come una volta, ci si ricorda che in tutti questi anni, in tutte queste città, loro c’erano sempre. Vicini, quasi come degli amici.

Dieci anni dopo, è così che doveva andare.

Mi sa che ce l’avete tutti un gruppo preferito così.
Spero per voi.

brian molko

Loud Like Love esce oggi.

Stay Tuned

Il Mio Gruppo Preferito

Come le Strisce che Lasciano gli Aerei | Vasco Brondi, Andrea Bruno

Dell’antico splendore della città sono rimasti solo i gatti tra le macerie.

Sono forte e non mi serve niente. Mi ripeto sempre che sono forte. Sono quasi invulnerabile e non mi manca niente.

Solo a volte tu con quei capelli rossi lunghissimi.

Fuori bruciavano i palazzi anche se c’erano venti gradi sotto zero.

Cerchiamo il posto dove succedono le cose.

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“Ho scritto questa storia per Andrea Bruno ma senza dirglielo. […].

I personaggi sono da soli, l’unico ipotetico nucleo familiare è composto da un uomo con il cappello nel phone center che parla a una donna in webcam. […]

È soprattutto una storia sulle partenze, sull’ansia di andarsene che è la stessa in posti così lontani e in persone con percorsi così diversi. Una partenza dall’Italia, un arrivo in Italia. Come dire che a volte non c’è una destinazione chiara ma ci sono insofferenze e sogni precisi. Questioni urgenti che non si possono mettere sullo stesso piano ma che hanno comunque come risposta l’andarsene. […]

In sottofondo c’è la diversità del concetto di migrante, che dipende da dove parte e dove arriva. Se disidratato dal mare o in comode poltrone dal cielo. I migranti sono sempre stati strani eroi. Venivano considerati così in Italia fino a qualche decennio fa, sono considerati così adesso in Nordafrica e stanno ritornando ad esserlo anche qui, perché in Italia non assistiamo solo ad una fuga di cervelli ma anche ad una fuga di braccia e di gambe. […]

Mi veniva in mente anche che mia nonna davanti a un pericolo diceva sorridendo “Corajo scapem“, nel dialetto del suo paese sul lago di Garda. Era una battuta che sottintendeva che il coraggio dovrebbe servire per affrontare il pericolo e che per scappare non serve coraggio. Invece forse ci vuole coraggio anche per quello e forse non sono fughe. Per qualche giorno “Coraggio Scappiamo” è stato un titolo provvisorio ma era troppo fraintendibile e sarebbe sembrato solo riferirsi all’andarsene dall’Italia invece che all’andarsene in generale, al cercare risposte geografiche, un desiderio in parte stupendo e in parte stupido, che sembra sempre più globale e generale. Ogni giorno aumentano le partenze, gli spostamenti, forse internet, forse i voli economici, forse tutto il resto. Cose che si risolvono con la geografia. la difficoltà di localizzare la propria esistenza, il costante pensiero di andrsene, l’ipotesi continua. Le soluzioni geografiche anche per problemi esistenziali e per problemi primari. Immaginare quello che ci può essere altrove, cercare i posti in cui succedono le cose. Partire senza parole, solo con delle note musicali che escono dalla bocca, come un buon augurio”.

(Vasco Brondi
Ferrara, luglio 2012)

Oggi alla fumetteria Super Héroes, Andrea Bruno firma copie di “Comme les traits que laissent les avions“, appena edito in Francia da Rackham. Vado e gli porto il mio. In italiano.

Stay Tuned.

Come le Strisce che Lasciano gli Aerei | Vasco Brondi, Andrea Bruno

Troppo Veri. Ron Mueck, Fondation Cartier Exhibition

Per i lettori parigini: se vi siete chiesti se la coda che c’è sempre nel weekend su Boulevard Raspail valga la candela, la risposta è sì.

Le tre sale di mostra di Ron Mueck lasciano il segno per l’incredibile verosimiglianza delle sue creature, identiche ad esseri umani in tutto e per tutto, tranne che nelle proporzioni.

Alcune piccine, alcune giganti, forse per questo ancora più sorprendenti, le figure dello scultore australiano iperrealista sembrano avere dei sentimenti, parlano con gli sguardi.

La cosa più divertente è provare a fare il giochino già fatto da David Lynch e cercare di leggere i pensieri. Per esempio, la coppia di anziani rappresentata in Couple under an Umbrella sembra distesa, ma allo stesso tempo arresa. Nel godersi un pomeriggio al mare (immagino Brigthon, visti i tratti molto British di tutti i soggetti rappresentati), i due si lasciano avvolgere da un velo malinconico, dalla consapevolezza che ormai la giovinezza è andata. Ma continuano ad amarsi, come dimostra la delicata intimità della loro posa. L’espressione di lei, difficile da scorgere appieno, sembra intenerita, ma, da alcune angolazioni, anche preoccupata.

Per quanto riguarda la donna con i rami e quella con i sacchetti di Sainsbury, vi lascio all’interpetazione di Lynch (qui).

In uno degli spazi dell’esposizione, viene anche mostrato il documentario “Still Life: Ron Mueck at Work”, che mostra alcuni segreti della realizzazione delle opere. E’ stato girato nel suo studio di Londra e potete vederne qui un estratto.

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Sempre per i lettori parigini (questo post è di parte): Couple under an Umbrella la intravedete anche dalla strada.

Lo spettacolo finisce il 29 Settembre.

Stay Tuned.

Troppo Veri. Ron Mueck, Fondation Cartier Exhibition

One Day

E poi c’era questo libro, con dentro come segnalibro un biglietto dell’Eurostar piegato in quattro.

Ed era la storia di questi due che si amavano fin dall’Università ma non si mettevano insieme mai. E la storia, di anno in anno, ti dice cosa succedeva in un giorno, sempre lo stesso giorno, all’uno e all’altra. Tra alti, bassi, altre storie d’amore che proprio d’amore non erano, e questa cosa sempre in sospeso. Non parlarsi per anni, ritrovarsi a Parigi.

E poi Londra, varie zone, varie strade.

Una storia che inizia a Edinburgo e finisce

A Edinburgo.

Una storia triste.

Stay Tuned.

One Day