Se siamo ancora qui

Se siamo ancora qui è probabilmente merito di Valentina, che circa un mesetto fa ha voluto ricordarci quanto internet fosse un posto migliore quando ci scrivevamo cose vere senza metterci il nostro nome e cognome. Io lei l’ho conosciuta perché nel 2011 le ho mandato delle cosette da pubblicare sul suo sito Setteperuno, e poi mi è capitato di ritrovarla su “siti di libri” e social. Ma non è questo il punto.

Il punto è che è vero: scrivere cose che non siano necessariamente né racconti né articoli per riviste online mi manca, è la cosa della me degli anni passati che mi manca di più in assoluto. Più che essere ancora all’università (quello non mi è mai mancato), più che portare costantemente le cuffie ed essere aggiornata sulla musica, più che guidare.

Mi manca un modo di comunicare che per me – devo ammetterlo: non amo le telefonate, ancora meno le videochiamate – era fondamentale e mi permetteva di fare alcune delle cose che amo di più: scrivere, e poi leggere e rileggere quello che avevo scritto io, quello che mi avevano risposto gli altri, non nei 30 secondi impiegati per postare un commento, un emoji, o cliccare like, ma nel tempo ragionato dedicato a raccontare nel modo migliore cose a volte anche insignificanti, con tutto il fascino della comunicazione asincrona, che ormai è considerata quasi una forma di maleducazione e invece era un ottimo modo per tenere le fila.

Ecco cos’era La Stanza Bianca prima della doppia spunta blu e del bollino verde della persona che puoi disturbare in tempo reale: uno spazio con poche pretese, che tra le altre cose mi ha aiutato a creare e mantenere dei contatti, e dove penso di aver pure scritto qualche cosa carina. Poi sono arrivati i nomi e i cognomi come standard su ogni profilo pubblico, l’affanno di postare continuamente per esistere. Ma agli status lunghi di Facebook non ci ho mai creduto e in generale, dopo Instagram e Whatsapp (e Cambridge Analytica), a Facebook non ci crede più nessuno. Twitter è un’altra cosa ancora, e mi piace molto di più usarlo per leggere e scoprire cose anziché per scriverci su.

Mi manca tutto questo come un tempo mi mancava casa, ma per fortuna ho sempre continuato a rinnovare il dominio di questo sito per inerzia, e quindi La Stanza Bianca è ancora qui a chiedersi cosa sarà da grande. Nella mia incapacità a saper iniziare qualcosa senza almeno una sorta di piano, credo che questo blog sarà soprattutto quello che è stato negli ultimi anni – quelli in cui ero già vecchia – cioè uno spazio che userò per scrivere principalmente di libri, in maniera assolutamente personale e trasparente (non sono un’influencer e, lo dico per quelli che ancora ogni tanto mi contattano chiedendo di recensire i loro libri su questo blog, di lettori ne ho talmente pochi che non ne vale la pena). Userò La Stanza Bianca anche per segnalare (o ripostare per intero nei casi in cui sarà possibile) articoli e racconti miei usciti su altri siti. La Stanza Bianca sarà qualcosa di simile a Just Another Point, il blog di Nellie, una delle mie “persone normali che scrivono di libri” preferite (cit.).

Ma – qui c’è una novità – ho trovato anche il coraggio, perché di mancanza di coraggio si trattava, non di tempo, di creare una newsletter. Principalmente l’ho fatto perché da circa un anno ne leggo diverse, che non sempre escono in modo regolare ma riescono ogni volta a colpirmi. Così, ho iniziato a riflettere sull’idea di scriverne una anche io. Vorrei scriverci su delle piccole cose che forse un tempo (tipo 10 anni fa) avrei scritto su La Stanza Bianca, ma più brevi e che magari, se anche a voi manca il tipo di comunicazione che ho descritto sopra, vi daranno voglia di rispondermi.

Vi potete iscrivere a questo link.

Vi prometto che la prima puntata arriverà presto.

Stay Tuned.

P.S. Hey. Se questo è il primo articolo de La Stanza Bianca che leggi perché ci siamo conosciuti da poco, ti dico due o tre cose che forse dovresti sapere. Ho iniziato a scrivere un blog nel 2004 su Splinder ma nel 2005 ho creato La Stanza Bianca, che si chiama così perché in quell’autunno è uscito un mio racconto ononimo su un’antologia. Questo blog ha avuto diversi sottotitoli, tra cui «Parole che rimbalzano sulle pareti della noia», «Brianza Rock Legend. Since 2005» e «Libri, letteratura e macchie d’inchiostro». Mi piacciono gli anelli, tenere un diario, l’Islanda. Normalmente finisco gli articoli di questo blog con «Stay Tuned».

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