#3 Oggi mi annoio

È difficile spiegare quello che lei era. Io me ne accorgevo da tante cose, per esempio quando di notte si alzava, le gambe magre e la camicia da notte ampia, e apriva il frigo. Dallo sportello aperto usciva la luce e lei, in piedi, prendeva qualcosa. Io non riuscivo mai a vedere cosa. La casa in cui vivevo da studente era molto piccola ma dal divano l’interno del frigo non si vedeva.
La bestia nei suoi occhi era talmente affamata da convincermi a traslocare. Non era stato facile assemblare tutti quegli scatoloni al pensiero di mia madre su quel letto di ospedale. Mio padre non me l’avrebbe mai perdonato, ma in quel momento era l’unica cosa che potessi fare. Un giorno mi aveva chiamato e mi aveva detto «La mamma è morta. E tu ti sei portato via pure la macchina».

Lei era una sfinge e semplicemente aveva detto «Vai tu, non mi piacciono i funerali». Quando ero tornato a casa lei non c’era, ma l’orologio sul comodino non era il mio. Il caricabatterie del cellulare di un altro.

Quando ho preso tutte quelle pastiglie mio padre pensava che avessi tentato di uccidermi, ma non era vero. Volevo semplicemente dormire. Erano passati circa sei mesi, e ancora non riuscivo a dormire più di due-tre ore per notte. La rabbia era troppa, la rabbia di quando nonostante tutto era stata lei a tenersi la casa. Avevo trovato una camera in un dormitorio, e mi mancavano ancora quattro esami. Un semestre intero, e qualche giorno prima dell’ultima prova avevo veramente bisogno di dormire. Non ci riuscivo più, risucchiato dalle immagini di quando avevamo litigato e io me n’ero andato, e nonostante tutto qualche settimana dopo mi aveva invitato per parlare e mi aveva chiesto di prestarle la macchina; il semestre non l’avrebbe finito e dopo poco anche lei avrebbe traslocato. Non ero stato io a spingerla contro il tavolino di vetro, era caduta da sola. Si era alzata con il sangue che colava da un polpaccio e mi aveva tirato contro qualcosa, forse un un libro, mentre cercavo di calmarla. Quella notte avevo veramente, veramente bisogno di dormire.

Oggi mi annoio. È la prima volta che la sblocco su Facebook, dopo sette anni. Non ho più visto né saputo nulla. Dal suo profilo non si vede quasi niente, solo una foto dove ha i capelli di un colore diverso rispetto a quello che mi ricordavo io, e non ride. Visibile solo il nome dell’università, la stessa dove ci siamo conosciuti. Non si riesce a capire nient’altro. Ma oggi mi annoio e devo saperlo. Le chiedo l’amicizia.

Stay Tuned

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