Mese: ottobre 2016

Libri Primavera / Estate (Parte II)

Tra poco è Halloween e, una volta sparite le zucche, nelle vetrine inizieranno ad apparire i gadget natalizi (alcuni, a dire il vero, già li ho visti). Nel frattempo ci ho messo solo un mese per pubblicare la seconda puntata di questo articolo, e quindi, a ottobre inoltrato, posso parlarvi dei libri che ho letto quest’estate. Ma ce l’ho fatta prima del passaggio all’orario solare, quindi sono ancora in tempo.

Parte II – Estate

OITNB BookOrange is the New Black: My year in a women’s prison, Piper Kerman, Spiegel & Brau. Ho acquistato questo libro in un Urban Outfitters a New York, nell’inverno 2015, ovvero in un momento in cui Orange is The New Black era uno dei telefilm che amavo di più in assoluto. Avevo visto solo la prima e la seconda stagione e, dopo aver visto la terza e la quarta, forse non è più molto vero. Comunque, se i telefilm, come è logico che sia, con il passare delle stagioni si usurano, resta il fatto che ho deciso di leggere le memorie dell’anno di reclusione di Piper Kerman perché ho adorato il telefilm che ne è stato tratto (ma che poi ha sviluppato la propria trama in maniera molto libera e indipendente). Non bisogna aspettarsi, però, di trovare nel libro lo stesso elemento di humor che caratterizza il telefilm. Il memoir della Kerman è il racconto della vita in carcere vissuto dal punto di vista di una detenuta “inusuale”, ex brava ragazza wasp che commette un errore e lo paga caro. Oltre al racconto della routine della prigione, con le sue difficoltà, le sue ingiustizie, la solitudine, ci si ferma spesso a riflettere sull’uscita dal carcere (molto più frequentemente rispetto a quanto accade nel telefilm, dove è ovvio che non si possa “far uscire” i personaggi con frequenza). Questo momento è presentato come un’ulteriore difficoltà, oltre che come un traguardo da raggiungere: reintegrarsi nella società non è semplice, specialmente per le detenute che non hanno un posto dove andare e a cui la famiglia ha voltato le spalle. L’aver visto prima il telefilm mi ha forse “rovinato” la lettura, ma penso che, in generale, la serie di Netflix ispirata a questo memoir resti nel suo genere un prodotto molto più brillante rispetto al libro.

murgiaAcabadora, Michela Murgia, Einaudi. Questo libro l’ho ricevuto in regalo da un amico; era il primo libro di Michela Murgia che leggevo, e sicuramente non sarà l’ultimo. Una prima cosa colpisce subito: la Sardegna. L’atmosfera sarda è una costante nel romanzo, avvolge il lettore, che si ritrova catapultato in una realtà atemporale: Soreni, il luogo della narrazione, è intrappolata in un passato che appare costantemente attuale. I protagonisti sembrano parte di un mondo non avvezzo al progresso: gli abiti, la cura dei campi, la terra brulla, tutto sembra richiamare il passato, portarci indietro di qualche decennio, ancora più indietro degli anni cinquanta in cui la storia è realmente ambientata, anche se quel tempo potrebbe essere ieri, oggi, sempre. Infatti ci rendiamo conto che il passato è ancora qui, perché il tema principale del romanzo, l’eutanasia, è ancora parte del dibattito attuale, almeno in Italia. L’autrice lo tratta in maniera delicata ed empatica, attraverso gli occhi della protagonista, la giovane Maria, impegnata a svolgere la matassa del mistero legato all’attività notturna della madre adottiva, la vedova benestante Bonaria Urrai, che ufficialmente è la sarta del paese, si veste sempre di nero, e a volte, quando si fa buio, scompare in segreto. A Maria servirà del tempo, per arrivare a giustificare i silenzi della Urrai.

estasi-culinarieEstasi Culinarie, Muriel Barbery, e/o Edizioni. Questo libro l’ho trovato ad un mercatino dell’usato, lo stesso giorno in cui ho comprato una macchina da scrivere. Mi sono ricordata de L’Eleganza del Riccio e l’ho acquistato sulla fiducia, per scoprire una storia ambientata nello stesso quartiere altolocato di Parigi, dove alla portinaia Renée e al clochard Gégène, personaggi ripresi ne L’Eleganza del Riccio, viene riservato un cameo. Estasi Culinarie è il romanzo d’esordio della Barbery, uscito in realtà sei anni prima rispetto al suo più celebre best seller. È la storia di un critico culinario sgarbato e pieno di sé che, sul letto di morte, cerca di ritrovare «Il Sapore» che gli ha cambiato la vita. In questo scenario, che mi ha ricordato un po’ anche Ratatouille, si alternano monologhi del protagonista, che indaga i propri ricordi, tra aneddoti del passato e degustazioni, e pensieri a ruota libera dei personaggi che con lui hanno condiviso alcuni momenti o una vita intera: la moglie, figli e nipoti, l’allievo prediletto, persino il gatto e, come si è detto, la portinaia ed il barbone che spesso lo incrociavano mentre rientrava a casa. Si tratta di un romanzo leggero, dal finale forse un po’ prevedibile, ma sicuramente piacevole. Unico inconveniente (se si vuole vederlo come tale): fa venire fame!

untitledChanson d’ailleur, Kim Ae-Ran, Decrescenzo. È un libro di racconti, che ho acquistato al Salone del Libro di Parigi, dove nel 2016 il Paese Ospite era la Corea. Le storie di Chanson d’ailleurs sono delicati racconti inseriti in un contesto che, personalmente, non posso dire di conoscere: l’Asia è lontana, Giappone e Cina esportano molti più prodotti culturali nel mondo occidentale e non ho mai visitato la Corea. Gli unici due Coreani che ho conosciuto nella mia vita sono stati una mia compagna di calcio e un tizio che abitava nel micro appartamento accanto al mio a Londra (ma aveva traslocato quasi subito). I protagonisti dei racconti di Kim Ae-Ran hanno tutti un tratto in comune: sono anime infelici e sospese: un tassista che ha troppo tempo per riflettere, una donna delle pulizie che lavora in un aeroporto e vede passare gente di ogni tipo, due amiche con l’ossessione per la manicure ed un viaggio in Thailandia un po’ sfortunato. I personaggi sono puntini dispersi, la linea che li congiunge è il senso di incompletezza che li pervade, un mix di solitudine, nostalgia e disillusione, mentre la fiamma di un affetto o di un obiettivo splende fievole davanti a loro, destinata a scomparire un attimo dopo.

In estate ho letto anche un bel po’ di gialli, ma quelli sono guilty pleasures e, forse, ne parleremo un’altra volta.

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