Mese: ottobre 2015

Dave Eggers e l’ossessione moderna: Il Cerchio

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Il Cerchio è un libro per molti versi spaventoso. In questo romanzo, Dave Eggers ci racconta la storia di Mae Holland, una giovane appena assunta dal colosso tecnologico Il Cerchio, azienda immaginaria ispirata non tanto lontanamente a Facebook e Google.

L’ambiente intorno a Mae appare oppressivo fin dall’inizio: l’ufficio è un campus che comprende negozi, palestra, camere per restare a dormire e altre amenità, e gli impiegati (i Circler) sono obbligati a partecipare a diversi eventi serali che dovrebbero essere ricreativi, ma in realtà sono obbligatori. Mae si ritiene privilegiata per essere stata assunta dal Cerchio e pensa che questa sia una grandissima opportunità per la sua crescita personale, per questo tiene a farsi vedere sempre efficiente e a stringere amicizia con gli altri colleghi in ogni possibile occasione. Fin qui, però, tutto è relativamente normale, nel senso che chiunque abbia lavorato per una grande azienda (specie se americana) sa che queste dinamiche sono piuttosto comuni in questo tipo di realtà.

La parte veramente agghiacciante è quella che a poco a poco mette a nudo comportamenti di estrema condivisione di informazioni personali attraverso la tecnologia, secondo i diktat «La Privacy è un Furto» e «I Segreti sono Bugie». Il Cerchio fomenta la continua condivisione e la creazione di rapporti virtuali con le altre persone, attraverso un meccanismo perverso di tag e di flussi di status, link, fotografie. Gli impiegati, oltre che per la performance nei loro compiti lavorativi, sono valutati anche in base alla loro partecipazione attiva sui social network e alla loro capacità di saper influenzare gli acquisti dei loro follower. Sounds familiar? Certo, ricorda quello che viviamo tutti i giorni.

Il problema è ben identificato, fortemente radicato, ma nessuno riesce a sottrarsi: in cambio di servizi effettivamente efficienti e nella maggior parte dei casi gratuiti o comunque economicamente convenienti, diamo in pasto alle multinazionali una serie infinita di dati su di noi, e tutto questo ci rende tutti quanti un po’ meno umani e un po’ più ammasso di bit, con lo scopo ultimo di farci comprare e influenzare i gusti dei nostri contatti. Per creare vetrine che ci fanno sentire unici e al centro dell’attenzione, in realtà diventiamo una griglia di informazioni e preferenze destinate a spostare presto i nostri click dal tasto «like» al tasto «compra».

Eggers si spinge molto, molto più in là di queste riflessioni ormai talmente comuni da diventare scontate, raccontandoci dei progetti futuri del Cerchio e dunque ipotizzando quale potrebbe essere la deriva apocalittico/orwelliana della continua condivisione di informazioni che mettiamo in scena oggi.

Questo libro ha ricevuto molte critiche perché tacciato di faciloneria e imprecisione nei dettagli relativi alle tecnologie all’avanguardia, eppure secondo me dovrebbe essere una lettura fondamentale per capire meglio il nostro tempo, lo sdoppiamento di identità ormai caratteristico di ogni persona mediamente attiva sui social e la necessità di agire con meno leggerezza, riguardo alle tracce di sé che si danno in pasto alla rete, visibili da un audience potenzialmente indefinito e per moltissimi anni a venire.

Stay Tuned.