Lo sport del diavolo. Biografia di un campione

Non leggo moltissime biografie, ma devo ammettere che, quando lo faccio, si tratta quasi sempre di biografie di personaggi sportivi. In loro c’è qualcosa che mi affascina: la lotta costante per la vittoria, la concentrazione, la necessità di essere sempre al top fisicamente, il saper sopportare la tensione delle gare più importanti, quelle giocate davanti a migliaia di persone e viste in TV in tutto il mondo.

hair-raising-athletes-andre-agassiDato che il calcio è l’unico sport che seguo con costanza, la maggior parte delle biografie che ho letto sono di calciatori, ma da tempo ero tentata da Open, la storia di Andre Agassi, pubblicata in Italia da Einaudi nel 2011.

Di Agassi, prima di leggere Open, sapevo poco o niente. Avevo presente le fotografie di questo tennista un po’ particolare, con i capelli lunghi e un look che non passava certo inosservato, negli anni ’80. Ricordavo anche il cambio radicale di capigliatura, e i poster di Agassi rasato a zero, con bandana e orecchino, che mettevano nei giornalini che leggevamo alle medie. Gli stessi giornalini in cui trovavamo i poster delle boyband. Come molti, insomma, avevo un’immagine ben precisa di Agassi, legata principalmente al suo aspetto fisico, l’abbigliamento stravagante, i capelli biondi, l’essere un personaggio da pubblicità. Sapevo, naturalmente, che si era sposato con Steffi Graf, ma non mi era esattamente chiaro quanti e quali trofei avesse vinto come tennista.

Il fatto di non essermi documentata sulla carriera di Agassi come sportivo prima di leggere Open, mi ha in realtà permesso di godere di questa biografia come di un romanzo, restando di volta in volta con il fiato sospeso durante il racconto delle partite, in quanto non conoscevo il risultato finale. Questo forse per me è stato un beneficio, e il fatto di fruire di questo libro come se si trattasse di una fiction mi ha tenuto sulle spine e ha reso più appassionante la lettura.

La storia è costruita in modo che il libro sia «per le masse» e non solo per gli intenditori, ma credo che anche chi abbia seguito Agassi mentre era in attività, e sia dunque a conoscenza delle sue vittorie e sconfitte, amerebbe questo libro per gli innumerevoli retroscena, le curiosità, la descrizione dell’essere umano che si nasconde sotto il rivestimento dorato del campione. Perché Agassi, con il suo turbinio di emozioni, i comportamenti non sempre esemplari, l’eccentricità, umano lo era davvero, forse anche troppo per il mondo del tennis.

Si dice che il tennis sia lo sport del diavolo, e a me viene in mente quel fotogramma di Match Point in cui la pallina rimbalza sul bordo bianco della rete e resta sospesa in aria. La voce fuoricampo riflette allora sull’importanza della fortuna nella vita, ma un vero tennista sa che, al di là della fortuna, la tenuta fisica e psicologica sono le variabili più importanti in gioco. Durante il libro sembra che Agassi ammetta che queste cose gli sono spesso mancate e questo ha fatto la differenza rispetto al rivale di sempre, il connazionale Sampras, più razionale e più vincente.

La biografia contiene aspetti forse eccessivamente romanzati, relativi alla love story con la Graf e alla descrizione del rapporto con il padre Mike, ex-pugile iraniano, aggressivo e fanatico, deciso a fare di almeno uno dei suoi figli un campione del tennis. Ma la parte secondo me più interessante e avvincente resta la visione «dall’interno» di un match di tennis, con tutte le emozioni, i nervosismi e le difficoltà fisiche connesse. Ciò che non vediamo quando osserviamo una partita da spettatori, è ciò che avviene nella testa del giocatore: reggere a questa pressione e alla solitudine a cui si è esposti sul campo da gioco è ciò che può fare di un tennista un campione.

Oppure no.

Stay Tuned

 

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