Bari nel Buio: La Ferocia

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Illustrazione di Gaetano Bigi

Non avrei potuto scegliere un momento più hype per leggere La Ferocia di Nicola Lagioia, romanzo fresco fresco di Premio Strega e candidatura alla Coppa dei Lettori di Finzioni. Senza aver letto nessuno dei libri in gara, l’ho votato alla Coppa dei Lettori perché mi sembrava il romanzo più interessante, a partire dalla presentazione. Avendo letto tra i candidati solo Ferrante e a lettura di Lagioia in corso, la sera del Premio Strega ho tifato Lagioia.

La frase di questo libro che ho preferito non ha direttamente a che fare con nessuno dei protagonisti:

La decadenza cominciava da una piscina in cattivo stato di manutenzione.

Si tratta della constatazione fatta nel descrivere una donna affacciata verso il giardino della propria villa. Eppure, in questa frase c’è tutto.

C’è l’accenno alla manutenzione di una struttura costruita dall’uomo per creare un paradiso artificiale, che rimanda all’attività di Vittorio Salvemini, arricchito grazie alla speculazione edilizia, al suo muoversi in questo mondo come uno squalo, in maniera sporca, losca. La figura di Vittorio è il ritratto non troppo velato di figure purtroppo presenti nel panorama italiano.

C’è la decadenza morale che sta dietro i nuovi aristocratici, gli ultra-benestanti che in questa storia celano dietro le ville e gli oggetti simbolo del benessere qualcosa di lercio, disgustoso; mucillagine che si annida in superficie in una piscina di cui nessuno si prende cura, piastrelle sbeccate sul fondo.

C’è la parola cattivo, richiamo alla cattiveria pronta a diventare ferocia, che sta dietro ai comportamenti dei protagonisti di questo romanzo: i Salvemini sono una famiglia piena di misteri, che nasconde storie colme di angoscia, rabbia e disagio. Lagioia, attraverso una scrittura costruita in modo solido e allo stesso tempo minuzioso, come una cattedrale, ci accompagna a scoprire ogni intrigo, mentre la facciata messa in piedi da Vittorio si ritrova minata alle fondamenta nel momento della scoperta del cadavere della figlia Clara, trovata ai piedi di un autosilo dalla quale si sarebbe gettata.

Proprio Clara impersona fino all’estremo la decadenza, con i suoi comportamenti che, scopriamo andando avanti, sono quelli tipici di chi abbia perso ogni tipo di rispetto per se stesso per gettarsi nell’oscurità. I personaggi principali e secondari, con le loro azioni e al di là delle loro ossessioni, rappresentano un’umanità degenerata, animale. E, a loro volta, gli animali presenti nel romanzo diventano inquietanti e a tratti selvaggi: dopo questa lettura, restano le immagini degli occhi spalancati di un gufo, di un vorticoso sciame di falene, dell’aggressiva lotta tra una gatta e un grosso ratto.

Ne ho lette di tutti i colori su La Ferocia, ma per me questo libro non merita che lodi, per il modo in cui è scritto, per la trama costruita in modo da tenere il lettore in sospeso, e per il ritratto di una certa brutta Italia che aleggia in sottofondo.

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