Il filo di Elena Ferrante

La settimana scorsa vi ho parlato dei libri che ho letto questa primavera, tutti tranne uno. O meglio, tutti tranne quattro, quelli che compongono la quadrilogia di Elena Ferrante. Nel frattempo lei, complici la candidatura allo Strega e il fatto di non esistere, è sulla bocca di tutti.

Per chi abbia trascorso gli ultimi quattro mesi su Marte: un’entità che si firma Elena Ferrante ha recentemente pubblicato (con e/o Edizioni) una serie di quattro romanzi in cui si narra la vita di due amiche nate e cresciute in un rione di Napoli. La storia inizia con una delle due, Elena (detta Lenù) che, ormai sessantenne, partendo dai giorni nostri, torna indietro a raccontare la propria storia e quella dell’amica Lila. Sullo sfondo ci sono tutta una serie di personaggi, Napoli, e la storia d’Italia degli ultimi sessant’anni.

Non li ho letti tutti di fila, ma a coppie di due. Alla fine del secondo, ho sentito l’esigenza di prendermi una pausa e leggere qualcos’altro, come intermezzo. Tra i quattro romanzi, quelli che mi sono piaciuti di più sono il primo (L’Amica Geniale) e l’ultimo (Storia della Bambina Perduta). Nel mezzo ho trovato parti più stagnanti e alcuni dilungamenti, ma in fondo ci può stare che le parti più brillanti di un racconto lunghissimo siano l’inizio e la fine.

Pensando a questa struttura interna a forma di chiasmo, mi viene in mente un’altra storia che racconta le vite di due amici inseparabili, dalla loro infanzia alla vecchiaia: C’era una volta in America. D’accordo, si tratta di un film. Ma non si può non ammettere che anche lì la parte più bella, intensa, geniale, sia la prima, quella dell’infanzia di Noodles e Max. È talmente bella che non si riesce proprio a cambiare canale, ogni volta che, giocando con il telecomando, ci ritroviamo per l’ennesima volta questo film alla televisione. La durata della pellicola è di quasi quattro ore, ma ne vale la pena, per l’intensità del finale. E c’è solo una cosa che ci si possa aspettare dagli ultimi atti di una storia del genere: la resa dei conti, il tirare le fila.

Ferrante tira un filo lunghissimo, anzi, lo riavvolge e poi lo ripercorre, visto che all’inizio del primo romanzo facciamo conoscenza con una Lenù sessantenne, che decide di raccontare questa sua storia, dopo aver ricevuto la notizia della sparizione di Lila. Da lì, si riparte dai giochi in cortile, dalla scuola elementare frequentata dai bambini del rione. Dalla competizione, che si sviluppa fin dall’infanzia, per stabilire quale delle due amiche sia la più geniale.

C’è un ingresso e c’è un’uscita, nel labirinto che la vita tesse per ciascuno dei personaggi di questa storia. Ferrante li accompagna ad uno ad uno grazie a quel filo che, svolgendosi lungo il percorso, delinea i loro momenti felici e i loro periodi bui. I grossi bivi dovrebbero rappresentare dalle scelte, ma in fondo sembra che il filo sia già tirato, e che a decidere non siano sempre i personaggi, ma le possibilità economiche, l’appartenenza a una categoria sociale, l’influenza della politica.

Lenù e Lila danzano nel labirinto, a volte incontrandosi, a volte scontrandosi. Sull’equilibrio precario della loro amicizia fatta anche di odio e rivalità si gioca tutta la saga, e allo stesso tempo le due protagoniste rappresentano due modi possibili di crescere e di evolvere, per una ragazzina originaria del rione. Ci sono momenti in cui per loro non è semplice restare amiche. Come si dice nel quarto libro:

Ogni rapporto intenso tra essere umani è pieno di tagliole e se si vuole che duri bisogna imparare a schivarle.

La centralità del rione è fortissima; nonostante Elena, nel corso della propria vita, abbia l’occasione di vivere in diverse città d’Italia, fino alla fine del quarto libro ancora l’autrice va a cercare ogni singola persona del rione, rivela al lettore che fine abbia fatto, collega quella fine a ciò che il personaggio in questione era stato cinquant’anni prima, alle vecchie dicerie. È la dinamica della provincia portata all’esasperazione, non richiede di essere posizionata ad una latitudine specifica. Semplicemente, nei paesi in cui tutti conoscono tutti, funziona così. È innegabile, però, che in questa quadrilogia ci sia un valore aggiunto dato da Napoli.

Napoli è una città che tutti conoscono, pur non vivendoci. E non nel senso che la conoscano veramente, ma nel senso che, nel bene o nel male, è una città di cui si sente parlare tanto; per il suo carattere, per le sue dinamiche, per la bellezza del suo paesaggio a cui fa da contrappeso il male della delinquenza. Ferrante sposa e colora l’idea generale che tutti hanno di Napoli, cadendo in cliché non esagerati, ma parlando della città in modo da dare al lettore quello che si aspetta. Il risultato è un mix di folklore locale accompagnato da dinamiche di osservazione e partecipazione alle vite degli altri che, in fondo, potrebbe riprodursi in qualsiasi quartiere o paesello.

Napoli6

La testa al toro la tagliamo solo alla fine: a quelli che mi chiederanno se l’opera, nella sua totalità, mi sia piaciuta, risponderò insomma. Forse è vigliacco non schierarsi, ma da una parte non mi sento di corrispondere gli entusiasmi degli adepti, probabilmente proprio perché, dopo averne parlato con alcuni amici esaltati e letto pareri a cinque stelle un po’ ovunque, sono partita con aspettative troppo alte. Dall’altra, non rientro neanche tra le file dei detrattori, in quanto in fondo per me questa è stata una lettura piacevole, sebbene popular, e non trovo un valido motivo per una stroncatura.

Di una cosa, però, sono sicura: L’Amica Geniale entrerà nella lista di libri da consigliare ad amici stranieri che mi chiedano consiglio per leggere un libro italiano. E non solo perché non sono l’unica ad aver pensato che questo libro possa piacere agli stranieri, visto che ormai è tradotto in talmente tante lingue che reperirlo anche in aramaico non dovrebbe essere difficile. Ma perché, in fondo, al di là delle vicende personali di Lila e Lenù, una cosa questo libro la fa bene: attraverso le sue macrotematiche di fondo, sa parlare dell’Italia.

Stay Tuned

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4 comments

  1. La tua frase conclusiva giustifica tutti i chiacchiericci di questi mesi e tutto ciò che invidiano coloro che non sanno che lamentarsi della Ferrante e di chi le sta dietro!

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