In realtà leggo ancora anche narrativa e robe simili

Ciao lettori,

Forse ultimamente ho parlato tanto di graphic novel, ma ci tenevo a precisare che leggo ancora anche narrativa e cose simili. Ecco una carrellata di letture fatte nell’ultimo periodo.

LIBRO-COVERJonas Karlsson, La Stanza, ISBN Edizioni. Ho letto e recensito questo libro per Finzioni qui. Credo che sia stato uno dei romanzi che mi ha preso di più negli ultimi tempi: l’ho divorato (è vero anche che è breve). Si tratta della storia di Björn, impiegato svedese, che parla in prima persona e narra in modo frustrato della propria vita in ufficio. Solo in un luogo, il protagonista di questo romanzo riesce a trovare sollievo, sentirsi al sicuro, lavorare tranquillamente: una stanza isolata, a metà del corridoio, arredata in modo semplicissimo.

Björn diventa man mano sempre più insofferente ai comportamenti dei colleghi, che considera persone mediocri e trasandate. Nella sua ottica, solo lui è altamente professionale e sarebbe meritevole di una promozione.

Trovo che questo romanzo rifletta molto bene il senso di alienazione che può essere provocato dalla vita d’ufficio, in ambienti che diventano di giorno in giorno più insopportabili a chi ci lavora, per un motivo o per l’altro: vicini di scrivania con i quali non si riesce ad ingranare, ambizioni deluse, compiti monotoni. È un’indagine tutt’altro che superficiale su uno dei mali dell’uomo moderno.

 

Adownloadlessandro Piperno, Pubblici Infortuni, Mondadori. Piperno mi è sempre piaciuto come autore, ho letto tutti i suoi romanzi. Perciò, non potevo non farmi incuriosire da Pubblici Infortuni, una raccolta di articoli usciti un po’ qua un po’ là, che contiene spunti interessanti. Tra questi, un decalogo su Proust (uscito originariamente sul Corriere con il titolo Tutti pazzi per Proust), ma soprattutto un paio di aneddoti nascosti, come quello dell’incontro tra Piperno e la donna che ispirò il personaggio di Gaia di Con le Peggiori Intenzioni

Penso che in ogni romanzo ci sia sempre un po’ di vissuto da parte dell’autore, e spesso mi è capitato di pensare a chi possano corrispondere, nella vita di uno scrittore, le figure descritte nel romanzo, e quante cose di un protagonista possano in effetti esserci davvero nello scrittore che gli ha dato vita. Per questo trovo che sia curioso ed interessante, per chi ha amato i romanzi di Piperno, tuffarsi in questi articoli ed in queste piccole confessioni.

Anche se ovvio che, poi, ci sia sempre uno strato di finzione a rendere romanzo la realtà.

 

 

coupland_dio-odia-il-giapponeDouglas Coupland, Dio Odia il Giappone, ISBN Edizioni. ISBN non sbaglia un colpo: i libri di questa casa editrice che leggo, mi piacciono tutti. Questo romanzo è del 2001 ed è uscito solo nel 2012 in Italia, proprio grazie ad ISBN, completo delle illustrazioni di Micheal Howatson, come nell’originale.

Si sa che il Giappone è un paese dalle abitudini e dalla cultura molto particolari ed affascinanti. Questo romanzo narra la storia di un gruppo di giovani, tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, in un momento in cui per i giapponesi era importante occidentalizzarsi, attraverso l’adesione a costumi provenienti dagli Stati Uniti o dall’Europa: brand di abbigliamento, modi di pensare e di comportarsi, musica, e addirittura religioni.

Il protagonista Hiro Tanaka conosce tutti i limiti dei suoi connazionali, ma non può fare a meno di essere lui stesso un manifesto alla giapponesità: e mentre lui si interroga sul perché alcune compagne di scuola abbiano deciso di convertirsi al mormonismo, la sua famiglia piano piano si sfalda, e a rompere la routine arriva nientemeno che un attentato…

Sicuramente un libro da leggere se siete incuriositi dal Paese del Sol Levante e volete andare un po’ più in là dello stereotipo dell’otaku invecchiato.

alta-fedeltaNick Hornby, Alta Fedeltà, Guanda. Last but not least! Non avevo mai letto niente di Nick Horby, ed ho deciso di iniziare da uno dei suoi romanzi più famosi, Alta Fedeltà, incoraggiata a dire il vero dalle promozioni sugli ebook di Hornby messa in atto da Guanda qualche tempo fa. Come succede ogni volta che leggo un libro ambientato a Londra in anni più o meno contemporanei, non posso fare a meno di immaginarmi tutto a seconda della mia esperienza nella capitale britannica: i tipi umani, gli accenti delle persone, il modo in cui sono vestite, i quartieri, le mosse dei personaggi attraverso le fermate della metro.

E così ecco questa storia, che a dire il vero mi ha un po’ deluso, rispetto a One Day di Nicholls, il libro che ho letto a cui più pensavo che Alta Fedeltà avrebbe potuto assomigliare. Mi ha tenuto meno col fiato sospeso. Mi ha fatto pensare più che altro tutta questa storia del negozio di dischi, e del citare canzoni, del fatto che le canzoni e la musica fossero così importanti per il protagonista. Un tempo, lo erano anche per me.

Mi ha fatto pensare: quando esattamente ho smesso con la musica e le canzoni per passare ai libri? È successo, in qualche modo, circa due anni fa, ed ha conciso più o meno con il momento in cui ho smesso di mettere le cuffie per isolarmi dalla gente ed ho ricominciato a leggere tanto (e con più attenzione) per ascoltarla di più, per capire di più le persone. È andata così, ed ora è pazzesco vedere come di musica non sappia più niente e come le canzoni non mi parlino più come prima. Ma certi libri, sì.

Stay Tuned

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