L’Uomo dei Carrelli

La luce artificiale fa sembrare tutto argento.

C’è silenzio, e io sono l’uomo dei carrelli.

Percorro a passi lenti l’aera delle partenze internazionali, il mio occhio azzurro vigile osserva l’aeroporto d’ argento. Tre di notte, un ragazzo e una ragazza sono sdraiati, addormentati, sulle panchine. Tengono vicini i bagagli, come se questo bastasse loro ad avere la certezza che nessun ladro sarà abbastanza silenzioso da rubargliele nel sonno. Mi avvicino, piano, voglio vedere le loro espressioni. Lui sembra tranquillo, lei invece corrucciata. Stanchi, stravolti, hanno anche un grosso zaino. Cerco di immaginare da dove vengono e dove andranno.

Due hostess in tailleur azzurro si affrettano verso l’ uscita, il loro passo svelto rompe il silenzio. Ridono fra loro, io le seguo con lo sguardo. Una volta uscite, accendono una sigaretta.

Il poliziotto col manganello appeso alla cintura si avvicina alla macchinetta per prendersi un caffè. Mi fa un cenno di saluto. Poi fa una smorfia: il caffè delle macchinette fa schifo. Un ragazzo sfoglia un giornale. Ma è il giornale di ieri, e probabilmente è scritto in una lingua che non è la sua. Continua a girarne le pagine forse solo per non addormentarsi.

Torno al mio lavoro, trovo un altro carrello. Mi avvicino, sempre con movimenti indolenti, e lo trascino verso la fila. Uno dopo l’ altro, uno dentro l’altro. Tutti in fila. Il primo che ho raccolto oggi, sarà l’ultimo ad esser preso domani.

Spingo i miei carrelli fuori, le porte scorrevoli si aprono maestosamente al mio passare, nella luce argentea artificiale. Fuori è notte fonda, un tassista attende silenzioso, con i fari spenti. Le rotelle dei miei carrelli, che scivolavano molto più armoniosamente all’interno dell’aeroporto, sull’asfalto fanno si agitano rumorosamente. Spingo i carrelli al loro posto, ed è un clangore di metallo.

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Resto lì in piedi lì accanto, per oggi ho finito.

Scritto nel 2006.

Stay Tuned

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L’Uomo dei Carrelli