Stoner | John Edward Williams

Ormai più di un mese fa ho letto Stoner di John Edward Williams, un romanzo del 1965 arrivato in traduzione italiana, grazie a Fazi, solo nel febbraio 2012. È stato definito «romanzo perfetto» proprio perché si lascia divorare nonostante nella vita nel protagonista non succeda proprio nulla di eccitante.

Scritto in un modo scarno e disilluso, sembra che il romanzo voglia rispecchiare anche nei suoi aspetti stilistici la vita di William Stoner, che lascia  la sua umile famiglia contadina per dedicarsi agli studi e finisce per non lasciare più il mondo accademico. Si legge, all’inizio:

William Stoner si iscrisse all’Università del Missouri nel 1910, all’età di diciannove anni. Otto anni dopo, al culmine della prima guerra mondiale, gli fu conferito il dottorato in Filosofia e ottenne un incarico presso la stessa università, dove restò a insegnare fino alla sua morte nel 1956. Non superò mai il grado di ricercatore, e pochi studenti, dopo aver frequentato i suoi corsi, serbarono di lui un ricordo nitido.

Vero. I più grandi avvenimenti, nella sua vita, saranno la scoperta un po’ tardiva dell’amore e alcune “beghe” con i colleghi docenti. Il narratore, così come il personaggio, sembra non dare mai troppo peso alle emozioni: i toni sono sempre misurati e sembrano rispecchiare il modo quasi indifferente in cui Stoner si lascia trascinare, tra una piccola disavventura e l’altra, attraverso la sua vita mediocre.

Detto così, sembrerebbe un libro triste. In realtà, proprio per questo, non lo è, o almeno: sebbene il protagonista non abbia una vita di successo, non si arriva mai ad avere toni drammatici e la lettura si rivela molto piacevole.

A chi non l’ha ancora letto, non voglio rivelare cosa succede. Mentre, a chi l’ha già letto, segnalo questa analisi interessante su Le Parole e Le Cose.

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Stoner | John Edward Williams