Perché leggo in ditigale

Ciao amici.

Mentre questa infografica molto carina che ho trovato qui mostra dati e statistiche su “lettura digitale vs lettura cartacea”, concludendo con un bel “Electronic or Printed, it does not matter: nothing beats a good book“, io festeggio un anno e mezzo e più di lettura digitale, effettuata attraverso un (antico, in bianco e nero e con tastiera) esemplare del più famoso ereader in circolazione. Sì, quello venduto dal peggiore dei mostri che stanno divorando il mercato editoriale.

Forse alcuni ricorderanno come io sia arrivata alla drastica decisione in modo abbastanza doloroso. (Pagine, febbraio 2012. La fine della carta, maggio 2012). Eppure, senza l’ereader non avrei potuto leggere (e comprare) tutti i libri che ho letto nell’ultimo anno e mezzo. Districandomi tra pro e contro, cercherò di spiegarvi perché quest’esperienza è stata e continua ad essere positiva e perché credo che una crociata contro gli ebook sia insensata.

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Il motivo principale per il quale ho scelto di comprare un ereader è semplice: come i lettori abituali di questo blog già sanno, non vivo più in Italia da più di tre anni. Tuttavia, preferisco leggere in italiano anche i libri di autori stranieri. Questo, perché la mia conoscenza delle lingue dei paesi in cui ho vissuto e vivo tutt’ora (UK e Francia) non è tale da permettermi di apprezzare il modo in cui un libro è scritto. Capisco tutto, ma manca quel qualcosa che riesce a farmi immergere totalmente nel testo al punto da poter leggere ininterrottamente (o almeno finché non subentrano cause di forza maggiore: la mia fermata del treno, la necessità di nutrirsi, la vita). Se leggo in altre lingue, dopo un po’ la stanchezza ha il sopravvento, e con essa se ne va il piacere della lettura.

Reperire libri in italiano all’estero (soprattutto quelli di autori non italiani in traduzione) è però molto difficile o molto caro. Solo alcuni libri arrivano nelle librerie italiane all’estero e nelle catene con sezioni per i libri in lingua. Il rincaro è quasi sempre intorno ai due-tre euro sul prezzo di copertina, e questo vuol dire arrivare a pagare sui 16 euro un tascabile. Stessa cosa se si ordina online, visto che il prezzo di copertina rimane lo stesso, ma le spese di spedizione lievitano considerevolmente.

Comprarmi i libri durante le più o meno frequenti visite a casa e poi portarli con me non si è rivelata una soluzione migliore, dato che spesso viaggio solo con il bagaglio a mano e tutti i lettori appassionati sanno come sia drammatico dover portare tanti libri in valigia, soprattutto quando ci sono limitazioni su dimensioni e peso dei bagagli.

Inoltre, c’è da prendere in considerazione che, vivendo da immigrati, non sia scontato avere una casa grande né abitare per più di un anno di fila nello stesso appartamento. In questo senso, accumulare libri non è esattamente una saggia idea.

Ecco dunque perché ho deciso di ricorrere ad un ereader per risolvere contemporaneamente tutti questi problemi. Tramite un account di Amazon che prima era .uk e ora è .fr (il cambiamento si può fare facilmente, il Kindle si sincronizza e gli ebook rimangono al loro posto) ho potuto acquistare moltissimi libri in italiano senza rincaro (il prezzo è lo stesso di Amazon.it), e tra essi spiccano anche testi di piccole case editrici che altrimenti avrei fatto molta fatica a reperire e non avrei mai avuto la possibilità di leggere e comprare. (Senza contare che alcune case editrici piccole ed interessanti ora pubblicano solo in digitale).

La mia scettica mamma, che come me pensava che non avrebbe mai potuto leggere su “una tavoletta” (Cit.) un anno dopo ha chiesto e ottenuto in regalo per Natale la versione più evoluta della stessa “tavoletta” e ora può leggere i miei ebook, dal momento che ho legato il suo device al mio conto Amazon.

Dunque, sì, diciamo che ho fatto un grosso favore a me stessa e in realtà anche all’editoria prendendo un Kindle. Perché da un anno a questa parte leggo (e compro) più libri di quanto non abbia mai fatto in tutta la mia vita.

La condizione di emigrante è quella che più mi ha spinto a fare questo passo, tuttavia ho grandissimo rispetto per le librerie in generale e per le librerie italiane all’estero, e questo è l’unico motivo per il quale mi sento un po’ in colpa. Tra tutte, la mia preferita è per ora la parigina Marcovaldo che, oltre a essere una libreria, è anche un locale per aperitivi, brunch, concerti e altre iniziative.

Visto che all’inizio ho detto che sono contro chi critica gli ebook a priori, ma non che sono contro chi continua a preferire i libri di carta (c’è differenza!), vi prometto che ci sarà una seconda puntata di questo articolo, sul perché, nonostante una felicissima esperienza con l’ebook, se potessi leggerei (e comprerei) molti più libri di carta.

Continua…

Stay Tuned

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Perché leggo in ditigale

2 pensieri su “Perché leggo in ditigale

  1. azzurropillin ha detto:

    sottoscrivo parola per parola. persino il numero di anni di vita all’estero coincide! (l’unica differenza è che io sono ebookreader dotata da un anno e tre mesi e ho un touch. e mia mamma… vabbè, lasciamo perdere mia mamma.)

I commenti sono chiusi.