Budapest

Quest’estate sono stata a Budapest, e perché abbia deciso di parlarvene solo adesso, non lo so. Forse perché esce The Grand Budapest Hotel e sarà una delizia.

Mi piaceva fotografare tutti i palazzi rovinati, con le crepe, e le insegne cadenti. C’era una galleria immensa che assomigliava tantissimo a quei passages couverts che ci sono a Parigi, tranne per il fatto che dentro era completamente deserta. C’era la più grande sinagoga d’Europa restaurata negli anni ’90 grazie alle donazioni di Estée Lauder. C’era il Danubio, eccetera, eccetera.

E poi, c’erano i pub in rovina.

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La gioventù cool, a Budapest, ha trovato il modo di trasformare antiche corti in locali notturni. Quello nella foto è uno dei più famosi e si chiama Szimpla Kert. Mille oggetti da vide grenier, in questi pub, diventano soprammobili, oggetti bislacchi, che conferiscono carattere e fascino. È un po’ come uscire a bere in un tempio di ricordi, può capitare di trovarsi seduti sui sedili posteriori di una mini o all’interno di una vasca da bagno tagliata a metà.

Cose abbandonate, recuperate, arrangiate in modo tutt’altro che casuale, creano un’atmosfera stimolante e creativa: nei ruins pub dalla rovina si è creato il bello.

E a Budapest il bello c’è sempre stato ma, triste storia dopo triste storia, ad esso s’è aggiunta la rovina, spalleggiata senza tregua dalla crisi dilagante. Questa città mi ha fatto pensare alla malinconia che mi sembra intrinseca nei paesi dell’est, e alla casa della vecchia eccentrica di Great Expectations, bellissima ma divorata dal tempo e dalle storie del passato.

Comunque poi volevo dirvi che c’è anche un ostello fatto così, che si chiama Lavender Circus e noi ci siamo andati ed era bellissimo.

Stay Tuned

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