Scrivere Zen | Natalie Goldberg

Sempre attingendo alla famosa lista di Silvia Pillin, ho letto “Scrivere Zen”, di Natalie Goldberg, Ubaldini editore.

Natalie Goldberg è scrittrice, poetessa e insegnante, e con questo libro ci regala la ricetta per “usare la scrittura come addestramento, per penetrare nella nostra esistenza e raggiungere l’equilibro interiore”. Per fare questo, oltre alla sua esperienza come insegnante di scrittura, si avvale delle lezioni di Zen di Dainin Katagiri Roshi, del Minnesota Zen Center di Minneapolis.

Uno degli insegnamenti più importanti è questo: non si può pensare di mettersi a scrivere solo quando si ha l’ispirazione per scrivere cose “grandiose”. Pensare di dover per forza scrivere un romanzo che rimarrà non è la cosa giusta da fare. “Bisogna avere la sensazione che ci sia concesso scrivere le peggiori schifezze del mondo e che vada bene lo stesso“.

Proprio per questo, Natalie consiglia di non comprare dei bei quaderni per i nostri esercizi di scrittura, altrimenti ci sentiremmo sempre in dovere di scrivere qualcosa di bello. Basta scegliere dei quaderni “comodi”, e in questa fase di esercizio e scrittura a ruota libera non bisogna preoccuparsi né dell’ortografia né della grammatica. E, soprattutto, non bisogna cancellare. Sarà da questi flussi di coscienza liberi che verranno fuori gli argomenti più toccanti, quelli che potremo salvare per scrivere un vero e proprio romanzo.

Il nostro corpo è come un cumulo di spazzatura; noi accumuliamo esperienza, e dalla decomposizione dei gusci d’uovo, delle foglie di spinaci, dei fondi di caffé e degli ossi di bistecca mentali nascono azoto, calore e terriccio fertilissimo. Da questo fertile terriccio nascono allora poesie e racconti“.

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Di questo libro mi ha colpito molto l’incitamento alla libertà, all’usare la scrittura come una tecnica per “svuotarsi la testa” e “capirsi”, ammettere che la diaristica e l’arte di scrivere pensieri relativamente a caso possano poi tradursi in spunti interessanti. Ma l’autrice, sebbene sproni il lettore a cercare la confusione, non solo rovistando nella propria mente, ma anche scrivendo in posti affollati, caffé, lavanderie a gettoni, stanze completamente disordinate, allo stesso tempo paragona più volte la scrittura alla meditazione, disciplina che presuppone un metodo da seguire diligentemente.

Natalie Goldberg invita a non fermarsi mai dopo aver scritto una domanda su se stessi. Bisogna provare a scrivere la risposta.

Credo sia un peccato che social, blog e microblog, proprio perché presuppongono che ci siano moltissimi lettori-spettatori per i nostri pensieri autoreferenziali, stronchino sul nascere ogni possibilità di arrivare alla spontaneità assoluta evocata in questo libro. La libertà che sorge a cavallo tra diaristica tradizionale ed esercizio è infatti la via preferenziale per arrivare a produrre materiale valido per un romanzo e per capire veramente se stessi. Almeno secondo la Goldberg.

Stay Tuned.

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