Jobs

Sono andata al cinema a vedere Jobs aspettandomi di vedere una replica di The Social Network e questo è infatti, più o meno, quello che è successo. Ma ci sono andata perchè è inutile non ammetterlo: i prodotti Apple sono icone degli ultimi decenni e sono parte integrante della vita di molte delle persone della mia generazione. Io stessa, nel mio ultimo articolo, per rimarcare il passare degli anni ho usato l’evoluzione di uno strumento prodotto da Apple che mi ha accompagnato ogni giorno, attraverso gli anni, in vari modelli, sempre più aggiornati, al punto da non essere più solo un lettore mp3. Col tempo, è diventato anche cellulare e device primario per accedere a internet, ai social network, e altre amenità. Quellacosalì, è un prodotto di Steve Jobs.

Il film inizia con Ashton Kutcher, invecchiato a dovere, che recita una scena già vista molte volte in versione originale. Presentazione alla stampa dell’ultimo prodotto Apple. Jeans, cardigan grigio a collo alto. L’ultima meraviglia mostrata al pubblico. A Jobs va il merito di aver saputo creare, al di là delle caratteristiche tecniche del prodotto, la coolness. L’aver portato la moda, l’importanza del marchio come segno di appartenza, nell’informatica. Di aver lanciato prodotti che hanno cambiato le nostre abitudini, Digital Disruptors, come direbbe qualcuno di mia conoscenza.

Non ci sono mezzi termini, Steve Jobs era genio e, in quanto tale, sregolatezza. Questo film lo ritrae ragazzo, unico visionario e comunicatore in un gruppo di geek impacciati e non tutti fiduciosi di aver creato, con la Apple Computers, qualcosa di veramente diverso, che sarebbe rimasto nella storia e destinato a differenziarsi dal resto del mercato. Jobs è ritratto in tutte le sue ossessioni, nei comportamenti sopra le righe, che lo hanno portato a rendere grande la sua compagnia ma allo stesso tempo a perdere amici e fidanzata (con piccola figlia annessa). L’egocentrismo e il cattivo rapporto con i suoi investitori lo portarono, alla fine, ad essere “fatto fuori” dai suoi stessi investitori. Visto come un peso, più che un valore aggiunto, nella società da lui stesso creata, Steve fu costretto ad andarsene.

Finché non lo supplicarono di ritornare. E, da quel momento in poi, iniziò la storia di Apple come me e la maggior parte dei miei lettori la ricorda e l’ha vissuta. Di questo però, il film non ci dice, a parte il cameo del Jobs anni 2000 dell’inizio, ci si concentra solo sullo Steve giovane, egocentrico, immaturo. Genio sì, ma totalmente inadatto alla convivenza con gli altri, sia sul lavoro che fuori. Non si parla della risalita, delle intuizioni che hanno permesso ad Apple di tornare grande e hanno messo l’iPod in così tante tasche, l’iPad in così tante borse, e reso una mela morsicata un simbolo notissimo e, in molti casi, agognato.

Ma, forse, non se ne parla perchè i video dei suoi discorsi, delle sue presentazioni ad effetto, li abbiamo già visti tutti. Non c’era bisogno di farli recitare ad Ashton Kutcher. Come The Social NetworkJobs mostra che prima del CEO di una compagnia di successo, c’era un adolescente egotico e a tratti ingiusto e crudele verso amici e colleghi. Jobs ha saputo trasformare la sua intelligenza, furbizia ed esperienza in un grandissimo successo, sebbene mi sia lecito pensare che, al di là del mago che ci ha donato prodotti tecnologici funzionali e belli da vedere, sicuramente anche col passare degli anni, Jobs non sarà diventato una bella persona, e quindi sia da considerare un genio, forse un’ispirazione, ma probabilmente non un modello a livello umano. E questo sia detto con tutto il rispetto per la sua figura, vista la sfortuna che lo ha portato a una prematura morte.

Su Zuckerberg, è troppo presto per esprimersi. Il suo prodotto ha creato una piccola grande rivoluzione, ma, data la volatilità dei prodotti informatici e delle abitudini di adattamento degli umani  agli stessi, sicuramente, per affermarsi alla stregua di Jobs, ha ancora tanta strada da fare.

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PS: Leggete un po’ cosa ne pensa Franzen della coolness degli Apple.

PPS: “Tre milioni di persone, consumano un mese di vita tra le code dei nuovi iPhone. Hanno più o meno trent’anni e probabilmente hanno a casa un libro di Saviano” (Cit.)”

PPPS: Per i lettori parigini: dentro il Forum Les Halles ci sono due cinema diversi su due piani diversi, che hanno due programmazioni diverse. Indovinate perchè ce l’ho fatta solo per un pelo ad entrare? Faites gaffe

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