Il Mio Gruppo Preferito

Mi sa che ce l’avete tutti un gruppo preferito così. Un gruppo preferito che quando sentite la voce del cantante nell’ultimo album uscito, anche se non è bello come “quelli vecchi”, vi emozionate e poi diventate un po’ tristi perchè vi ricordate di tutti gli anni passati ad ascoltarli e vi sentite, improvvisamente, vecchi.

Un gruppo preferito che se vi perdete tra i grandi successi, vi passa tutta la vita davanti, fotogrammi dei video delle canzoni mischiati a fotogrammi di vita vera: la vostra. Anzi, ogni volta che ascoltavate quelle canzoni vi sembrava di essere in un video, perchè quelle canzoni parlavano, inequivocabilmente, di voi.

La prima volta che andai a un loro concerto, era ottobre 2003. Forum di Assago, dieci anni fa. Non avevo la patente e non sapevo cosa fosse un iPod. Nella mia vita c’erano ancora il greco e il latino e il mio mondo finiva qualche chilometro prima che iniziasse Milano.

Fu solo l’inizio.

Luglio 2006, forse il concerto più bello, all’aperto, a Juan Les Pins durante una breve vacanza a Nizza. Due mesi dopo, ancora, a Milano, Lampugnano, scaletta praticamente identica. Avevo un iPod di quelli con lo schermo in bianco e nero. Nella mia vita c’erano: protocolli di reti e telecomunicazioni, informatica 3, equazioni differenziali ordinarie (per gli amici EDO), automazione industriale, reti logiche. Asoltandoli, guardavo fuori dai finestrini della linea 2 di ATM. Dalle fermate che non erano sotto terra.

Cambiarono batterista. Pensai che si fossero sciolti.

Luglio 2009. Incredibilmente, premiata dal destino vinsi il biglietto per una loro performance all’iTunes Music Festival di Londra. Era appena uscito l’album che fu anche l’ultimo vero e proprio CD che ricevetti in regalo, durante l’ultima vera e propria festa che organizzai nella terra natìa. Era una festa di addio. Addio dei miei amici a me,  addio mio al mondo come lo avevo conosciuto. Loro suonavano, con il nuovo batterista, nella loro città. Il Roundhouse di Camden mi sembrava il posto più cool del mondo e anche se regalai il secondo biglietto a una collega a caso solo perchè non conoscevo nessun’altro, fui incredibilmente felice. Avevo un iPod identico a quello precedente, ma stavolta con lo schermo a colori. Lo usavo per ascoltare a ripetizione sempre la stessa canzone. Loro, ovviamente. Nella mia vita c’erano un badge, sushi d’asporto nelle vaschette per pranzi al desk, colleghi che non capivano il mio accento, fogli excel. E la mia prima Oyster Card.

Prima di sapere che avrei vinto il biglietto per il concerto del Roundhouse a Londra, avevo già comprato il biglietto per andare a vedere la tappa di Parigi dello stesso tour, a ottobre 2009. Sarei stata infatti a Parigi per l’Erasmus. E, presupponendo che nei primi venti giorni di Erasmus non avrei fatto in tempo a conoscere nessun loro fan che volesse venire con me, decisi di andare da sola. Avevo un iPod Touch. Nella mia vita c’erano un’università con le porte rosse, un database del WIPO, un belga che voleva insegnarmi il giapponese, e, di nuovo, fogli excel.

Andrai una seconda volta a un loro concerto da sola, e fu di nuovo a Londra, alla Brixton Arena, nel settembre 2010. Io ero tornata a Londra e così anche loro. Era la prima volta che andavo a Brixton e mi faceva anche un po’ paura. Avevo sempre l’iPod Touch e nella mia vita c’erano non-deliverable forwards, cut-off times, SWIFTs, una stanza di diciassette metri quadrati e una palestra in cui le persone si vestivano tutte allo stesso modo.

Milano, Nizza, Milano, Londra, Parigi, Londra.

Dieci anni dopo, il mio settimo concerto, sarà a Parigi. Ormai, è come l’abitudine di tornare a casa ogni tot mesi, come la necessità di ricercare ciclicamente se stessi. Come rovistare nella scatola dei ricordi, cosa che, non vivendo più nella casa in cui c’è la mia stanza di quando ero adolescente, non posso più fare. Eppure, ascoltarli è lo stesso.

Sono tornati, sono tornata io a Parigi. Mi stupirò nel vedere tra il pubblico gente di dieci anni e passa più giovane di me, penserò “ma che cosa ne sapete voi“. Sbufferò alle canzoni dell’album nuovo, perchè non le saprò bene come quelle vecchie. Penserò che i vecchi pezzi erano meglio, vedrò  l’ultima decina d’anni passarmi davanti, mentre l’adolescente dallo sguardo cupo che sono stata dai diciassette anni fino a troppo tempo dopo, finalmente potrà sentirsi sollevata all’idea di esistere ancora, da qualche parte.

Ho un iPhone ormai già vecchio di tre modelli e nella mia vita ci sono ruoli, tablets, un calcio-balilla, larghe scale a chiocciola con un tappeto rosso, e il Navigo dei parigini veri, non quello fuffa della gente che è solo di passaggio.

Il prezzo del biglietto per questo concerto è ormai due volte quello che pagai dieci anni fa, la voce che ho da perdere cantando molta meno e sicuramente non ho più il fisico per andare nella bolgia sotto il palco a saltare, a farmi spintonare. Saranno invecchiati pure loro. Photoshoppati nei booklet per sembrare sempre giovani.

Ci sono cose a cui semplicemente non si può resistere. Non si può resistere a guardarsi indietro ancora, almeno per una volta. Non si può non cedere alla tentazione, quando, anche se le canzoni non sono più belle come una volta, ci si ricorda che in tutti questi anni, in tutte queste città, loro c’erano sempre. Vicini, quasi come degli amici.

Dieci anni dopo, è così che doveva andare.

Mi sa che ce l’avete tutti un gruppo preferito così.
Spero per voi.

brian molko

Loud Like Love esce oggi.

Stay Tuned

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