Le Più Strepitose Cadute | Michele Dalai

Sull’ onda dell’entusiasmo post “Contro il Tiqui Taca”, quest’estate ho letto il romanzo d’esordio di Michele Dalai: “Le più strepitose cadute della mia vita”, edito da Mondadori.

Il protagonista è Antonio Flünke, thirty-something (anzi, thirty e basta) figlio della coppia rovescia-stereotipi formata da una bagnina romagnola ed un modello tedesco irrimediabilmente infantile, che comunica col figlio tramite cartoline colorate.

Spinto da JR, “amico” e “produttore”, Antonio, che ha studiato pianoforte e si è diplomato in pedagogia della musica in Germania, si lascia coinvolgere nella creazione di una boyband destinata ad essere “la risposta Milanese ai Ragazzi Italiani, la risposta italiana ai Take That”. Insieme a lui ci sono un parrucchiere di origini sudamericane simil-tronista di “Uomini e Donne” e un efebico ballerino che fa parte di Scientology e ha un nonno fuori di testa. Nella boyband, Antonio è “quello che sa cantare”, mentre purtroppo il ballo non è il suo forte: un problema di equilibrio (e forse non solo quello) è la causa delle sue frequentissime cadute, paragonate, tra le righe, a quelle di illustri personaggi, quali Margaret Thatcher, Gerald Rudolph Ford Jr., Michael Spinks, Karol Wojtyla, Enrico Berlinguer. Le loro, sono micro-storie all’interno della storia principale.

Ecco una presentazione di “Le Più Strepitose Cadute della Mia Vita”, raccontato dallo stesso Dalai.

Questo libro guadagna ulteriori punti per le descrizioni favolose di quelli che erano miti quando io ero alle medie (es: “Certo, poi ce ne vuole almeno una che sa cantare, in genere l’unica che proprio non si può guardare e allora tocca trovarle una connotazione diversa, per esempio sportiva. La chiamano Sporty Spice, come se fosse normale trovare una che gira in tuta Adidas e mima colpi di taekwondo in un gruppo di ragazze in guêpière”) e per alcune pagine su Milano tra le più appassionate e vere che io abbia mai letto (“Ufficiali napoletani a riposo, calabresi al confino, siculi di seconda o terza generazione sfuggiti per poco al tornio di Arese, romani nascosti nelle sedi delle grandi banche, friulani in cerca di gloria allo IED, ragazzine delle vallate liguri eccitate dalle lingue e dalle palazzine anonime e maestose dello IULM, scappate tutti!”).

Ho adorato poi, l’ingenuità di Antonio Flünke, così simile alla nostra di allora: “Posta elettronica, internet… tutte cose di cui si sta sopravvalutando l’importanza […] Sono convinto che queste puttanate socializzanti spariranno dalla faccia della terra, a nessuno può piacere essere sempre connesso e reperibile”. Sì, la mia generazione si affacciava all’ età della stupidera ed MTV era appena sbarcata in Italia con tutte le sue boyband, ma anche noi vivevamo senza sapere che ci sarebbero stati internet, i social e gli smartphone. Era bello negli anni 90′.

Alla fine, nostalgia a parte, consiglio questo libro a tutti anche e soprattutto perchè a me ha fatto molto ridere.

Stay Tuned.

Annunci