Strano ma Londra | Mattia Bernardo Bagnoli

Ciao Ladies and Gents,

Due giorni fa ho letto, tutto d’un fiato e più per curiosità che per utilità, “Strano Ma Londra”, di Mattia Bernardo Bagnoli, Fazi Editore. Si tratta di una guida molto utile e dettagliata per chi sia interessato a trasferirsi nella capitale britannica.

L’autore, che vive a Londra da diversi anni, non fa mancare niente: ci sono capitoli molto dettagliati (e relativi link d’appendice) su come trovare casa, iscriversi all’università, trovare lavoro, sfamarsi in modo decente (vista la fama della cucina d’oltremanica e l’esigenza dei palati italici, questa non è una cosa così scontata), muoversi in città, diventare più o meno british.

La mia posizione di lettrice anomala (non ho intenzione di trasferirmi a breve a Londra: ci ho vissuto due anni e mezzo e l’ ho lasciata da relativamente poco tempo) mi ha portata ad essere meno interessata alle parti più manualistiche di questo libro e a ritrovarmi invece, con una certa malinconia, nei piccoli dettagli di tutti i giorni. L’accento Cockney dei taxisti, l’accento indiano dei call centers, gli orari insensati, quella sterlina su sette spesa da Tesco, i Sainsbury, i Boots e i piatti pronti che non ho mai osato assaggiare. L’assenza di prese elettriche in bagno, l’ Italian Bookshop, i sacchetti gialli di Selfridges, i vestiti delle inglesi al sabato sera, i vari posti italiani di Clerkenwell, l’evitare Camden per evitare i turisti, pensare che la City, in fondo, sia un bel posto, soprattutto quando è deserta. Il catalogare quelli di Foxtons come “gentaglia”, con tanto di short sad story a sostegno di questa tesi. L’attribuire un generico titolo (“Hic Sunt Leones”) al capitoletto che parla di tutte quelle zone a sud del Tamigi in cui, se non ci abiti, non andrai mai.

Da ex Londinese, posso permettermi di fare le pulci su qualche mancanza: non si parla del Pimm’s, immancabile drink “estivo” (leggi: di quei cinque giorni all’anno in cui ci sono più di 25 gradi), tra i cinema ultracool non sono citati gli Everyman e le loro poltrone radical chic (un biglietto 20 euro, ma vabbé, this is London), non si parla dei Christmas Crackers, la miglior scoperta del mio primo Natale Londinese. Poi: l’ unica parte di pura manualistica che non è accurata quanto le altre è quella relativa ai contributi e alla dichiarazione dei redditi. Infine: si dice che a Sloane Square passa solo la Circle Line (piccolo lapsus di autore ed editor: anche la District ci passa) e con un po’ troppa fretta si dice che non ci sono bankers a Pimlico: non è vero, in una certa casetta con la porta verde, io ne conoscevo due, ma quest’ultimo dettaglio, lo ammetto, è troppo di parte.
Tuttavia, c’è anche una curiosità molto simpatica, su una cosa che davvero non cononoscevo: il capitoletto sull’ufficio oggetti smarriti è stato sicuramente il mio pezzo preferito di Strano ma Londra.

Nei panni del lettore che davvero vuole trasferirsi a Londra, probabilmente, troverei estremamente utile il vedere raccolta in un libro tutta una serie di informazioni che altrimenti dovrei reperire alla bell’e meglio su internet, o chiedendo ad amici, o ad amici di amici, o ad amici di amici di. E ringrazierei moltissimo il signor Mattia Bernardo Bagnoli, con un bel thank you, mate.

Da super partes, credo che sia fantastico poter avere un insieme di raccomanadazioni così preciso per evitare perdite di tempo, intoppi burocratici e fregature. Ma allo stesso tempo, pur essendomi divertita moltissimo a ritrovare alcune cose della “mia” Londra in queste pagine, penso che certe piccole curiosità, come il cosa siano i quids, sia anche divertenti scoprirle da soli, strada facendo. Fa anche questo parte del gioco e dell’essere Cervelli in Fuga.
Per certi versi ho trovato Strano ma Londra, volutamente impersonale, troppo “freddo”, sia nell’apertura che nella conclusione. Questo, a mio parere, fa sì che al lettore non venga trasmessa in modo adeguato la magia del vivere in questa città e dell’arrivare, pian piano, a sentirla propria. Se volete recuperare, vi consiglio questo articolo, che ci dice un po’ di più su Mattia Bernardo Bagnoli, sulla “sua” Londra e sul suo modo di vivere la condizione di espatriato. E qui non è più questione di città: ci si possono ritrovare gli Italians Abroad di tutto il resto del globo.

Tower Bridge

In chiusura, ai Londinesi, ex- Londinesi e agli wannabes, consiglio un gioco, Look for Longer, un malefico rebus gigante: lo scopo è individuare i nomi di 75 fermate dell’Underground e della DLR all’interno di un quadro pieno di elementi bizzarri. Ci ho perso delle ore, mi mancano ancora poche stazioni, e se qualcuno ha idee sull’uomo con la tele, gentilmente mi faccia sapere, fermo restando che chi googla le soluzioni è brutto e cattivo.

P.S.: Scopro or ora dalla Twitter Bio dell’autore che è in rientro a Roma.
Non troppo strano, lasciare Londra.

Cheers.

Stay Tuned.

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Strano ma Londra | Mattia Bernardo Bagnoli