Contro il Tiqui Taca | Michele Dalai

Alle volte capita anche che qualcuno (nella fattispecie io) si trovi nella paradossale situazione di voler aumentare il proprio tempo di commuting giornaliero per avere il tempo di leggere. Stamattina ho preso il bus anzichè il treno per avere il tempo di finire un simpatico libretto sul calcio,  “Contro il Tiqui Taca”, di Michele Dalai.

L’autore, interista e fan di Mourinho, ci spiega in questo breve e divertente pamphlet “Come ha imparato a detestare il Barcellona”. Si inizia con la critica al modo di giocare dei blaugrana, definiti una squadra flipper, noiosa e pretenziosa nella sua ragnatela di passaggi, che non lascia spazio a elementi a lui molto cari, quali il catenaccio e contropiede, gli stopper ruvidi che spazzano in tribuna, i tiri da fuori dei centrocampisti. Si sottolinea poi la Messi-dipendenza dei blaugrana, evidenziando il fatto che Messi, nonostante i meriti in campo, non sarà mai una stella all’altezza di Maradona. Si continua con altri elementi (sicuramente già sentiti altrove, soprattutto nelle conferenze stampa di Mou) quali: la squadra di bravi ragazzi fatti con lo stampino con sponsor UNICEF che però si buttano in area, i favori arbitrali durante la Champions, l’espressione di una particolare antipatia verso Busquets, l’elenco delle sconfitte più clamorose subite dal Barcellona negli ultimi anni. La prima della lista è ovviamente, vista la fede calcistica dell’autore, l’eliminazione in semifinale di Champions 2010 ad opera dell’Inter di Mourinho.

Proprio la fede calcistica ha, a mio parere, impedito chi scriveva di essere totalmente obiettivo e lo stesso motivo impedisce anche a me di essere totalmente imparziale nella critica a questo testo. Io e Michele Dalai non abbiamo neanche lo stesso gusto in fatto di giocatori, in quanto lui si dice ancora ferito dalla dipartita di Ibra dall’Inter ed affascinato dall’arroganza di Cristiano Ronaldo: si tratta di due giocatori che, proprio per il loro atteggiamento, io cordialmente detesto (per non parlare di Mourinho). E quando si parla di clásico, per ragioni affettive (ricordi di vacanze giovanili a Barcellona e una finale di Champions persa dalla Juve con il Real nel 1998), non ho dubbi nel preferire i Blaugrana alle Merengues. Ma questo disaccordo non mi impedirà di ammettere che questa lettura mi è piaciuta, anche perchè “è calcio, e quando si tratta di calcio, la diagnosi è sempre grave ma non seria.” (cit.)

Una cosa è strana e cioè che, per quanto questo libro già dal titolo si definisca “Contro” il Barcellona, mi ha insegnato moltissime cose proprio sul Barcellona.

Per esempio, nel 1943 ebbe luogo una finale di Coppa del Generalissimo che il Barcellona, minacciato di morte prima di scendere in campo, perse 11-1. L’autore in questo guarda con simpatia quel Barcellona, costretto a piegarsi alle imposizioni del franchismo più che ad una squadra avversaria così nettamente superiore.

Come quella squadra, ma di fronte a situazioni diverse, il Barcellona di oggi è mes que un club proprio perchè fa da elemento cardine, unificatore, e anche vetrina mondiale, al movimento indipendentista della Catalunya, che nel Settembre 2012 si è riversato a fiume per le strade.

Per quante partite del Barça abbiate visto, sono sicura che pochi di voi abbiano notato che al minuto 17.14 di ogni partita in casa, ora i Catalani gridano “Indipendencia!”, perchè l’Indipendenza l’hanno persa proprio nel 1714.

Questo video, citato da Dalai nel libro, e segnalatomi anche da un caro amico catalano e innamorato dei blaugrana, cerca di spiegare il rapporto tra politica e calcio a cui ci troviamo di fronte. L’autore non si esprime in nessuna direzione riguardo alla questione politica, ma ci informa. E io mi limiterò a fare lo stesso.

Per sapere invece perchè i tifosi del Barça sono chiamati culé, vi invito a leggere il libro, la cui copertina porta i colori blaugrana, e che suggerirei come lettura a tutti gli amanti del giuoco del calcio.

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Peraltro, da questo libro ho scoperto anche una cosa che non riguarda il Barcellona, e cioè che esiste un saggio breve di David Foster Wallace chiamato Roger Federer as a Religious Experience, che potrebbe essere un pamphlet sportivo diametralmente opposto a quello scritto da Dalai.

O forse no.

Stay Tuned.

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