Apologia di Tim Burton

Una settimana fa (due, tre, l’è istes) mi recavo all’ esposizione su Tim Burton a Parigi.
E pochi giorni dopo al cinema a vedere Dark Shadows.

Allora c’è chi dice che alla fine Tim Burton è invecchiato e fa sempre le stesse cose e che i film più belli erano quelli vecchi. Che è un po’ quello che capita a tutti i creativi, che siano registi, pittori, scrittori, visionari o semplici ciarlatani. Ognuno è ossessionato con le sue tematiche e quelle sono e restano, anche se reiterate, rielaborate, proposte sotto diverse forme a volte opinabili.

Per esempio Tim Burton era ossessionato dagli occhi, ci sono tantissime sue opere con gli occhi giganti, gli occhi che cadono, si staccano o rimangono attaccati alla faccia con dei frammenti filamentosi. Oppure persone con tantissimi occhi (che lui dice che quando piangono è un casino), oppure il bambino con i chiodi negli occhi. Il bambino con i chiodi negli occhi c’è in quel libro fighissimo (The Melancholy Death of Oyster Boy”) che avevo regalato a un sacco di persone a Natale, alcune delle quali non l’hanno nè letto nè capito.

Allora va bene che Alice era abbastanza indifendibile (specie dopo i soldi spesi per vederlo in 3D), però dopo questa esposizione inaspettatamente migliore delle mie aspettative mi sono ricordata che Tim Burton era un adolescente sfigato e probabilmente un bambino triste. Come il Bambino Ostrica e i suoi amici strani, come Edward Mani di Forbici da solo nella torre con le mani che tagliavano e i capelli pazzi. Come Jack. Come Ed Wood. Come l’omino del film a cartoni nuovo che esce ad Halloween in cui c’è questo Victor che riporta in vita il suo cane e che si intitola Frankenweenie. Ed è ispirato a una storia vera. La sua.

Ho visto sottovetro la lettera della Disney che gli rifiutava un lavoro perchè “il talento c’è, però“.

Tim Burton sfigato di ieri, ma voi l’avreste detto che uno che probabilmente faceva cose tipo andare al cinema da solo (come me, come tanti), avere paura del buio (come gli Afterhours), disegnare cose ispirate alla morte (come Damien Hirst, ma in un modo diverso), prendersi del tempo, spesso, solamente per pensare, potesse fare anche ridere?

Perchè effettivamente Dark Shadows fa ridere, o finalmente per lo meno uno esce dal cinema soddisfatto. Che a me capitava comunque anche quando lui faceva le storie con i bambini o i Mani di Forbici tristi.

“Uscendo di casa ho visto due personaggi di Harry Potter per strada e poi ho capito che erano Tim Burton e sua moglie.” (cit.)

The boy with nails in his eyes
Put up his alluminium tree
It looked pretty strange
Because he could not really see
(cit. n2)

Stay Tuned

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