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Il 28 di febbraio del 2010 stavi tornando da Parigi a Milano.

Il 28 di febbraio del 2011 stavi tornando da Milano a Londra.

il 28 di febbraio del 2012 stavi tornando da Milano a Londra, di nuovo.

Ma, a differenza delle altre volte, c’è ancora un giorno per pensarci, dopo. Il 29 di febbraio è il giorno fantasma, la possibilità che si manifesta solo una tantum, la ghost track, “quello che non c’è”.

Per esempio agli Afterhours piacevano abbastanza gli anni bisestili, a partire da “cambio rotta cambio stile, scopro l’anno bisestile, questo è l’ 1.9.9.6.”, ai Milanesi Ammazzano il Sabato uscito nel 2008, al disco nuovo ancora senza titolo che esce nel bisestile anno dei Maya, 2012.

Centomila aerei economici dopo, un altro anno con il giorno che poi scompare, e quattro anni fa era un venerdì e si andava a vedere Sweeney Todd al cinema.

Altre cose scompaiono, per esempio, le pagine, la carta. A Londra la maggior parte della gente che legge in metro (nell’orario in cui la prendono quelli che vanno in ufficio) legge sui kindle, legge sui tablet. Ciò vuol dire che queste persone non girano le pagine ma strisciano il dito su uno schermo in pseudo inchiostro o su un iPhone gigante chiamato iPad, una cosa che nell’anno bisestile prima non esisteva.

In Italia la gente non lo fa ancora, e questo è il motivo per cui in aereo stavi leggendo, a proposito di Milanesi Ammazzano il Sabato, un libro di Scerbanenco su carta ingiallita, stampato nel 1970 e comprato usato con una certa soddisfazione.

Ma, come tutti i cicloni tecnologici e non, o come “il Nulla” nella Storia Infinita, arriverà.

Arriverà, e allora non ci porteremo più in valigia i libri da leggere quando andremo in vacanza e i bambini non porteranno più i libri nello zaino quando andranno a scuola. Vedendo le persone leggere sui tram non potremo più ritenerle più o meno fascinose a seconda di quello che stanno leggendo. Entrando per la prima volta a casa di qualcuno, non potremmo trarre una rapida ma significativa idea della sua sensibilità semplicemente guardando i titoli dei libri che possiede, esposti sulla sua libreria.

Le nostre librerie, parlano di noi. Dei nostri studi veri o presunti, con quei libri che solo a riaprirli ci fanno tornare in mente, insieme a quel compito in classe o quell’esame, ricordi. Dei romanzi che ci hanno obbligato a leggere a scuola o di quei libri che un giorno ci hanno aperto la mente come nient’altro aveva fatto prima. E che sono diventati i nostri libri preferiti, quelli da tenere più in vista.

Di quei libri che ci hanno prestato e ci siamo scordati di restituire, perchè il tempo, lo spazio, la dimenticanza. Ognuno ne ha almeno uno, ognuno con un motivo diverso per il mancato ritorno.

Nelle nostre case del futuro ci saranno librerie vuote, e ognuno di noi avrà un kindle.

Boh, che brutta fine.

“Ma credo che… credo che allora, come è successo alla fine con i dischi, regalare o prestare un libro diventerà una cosa ricercata, speciale (e un po’ vintage)”.
“Forse, ma probabilmente, se ti regalerò o ti presterò un libro, per non sciuparlo, non lo leggerai”. (cit.)

“Vorrei una biblioteca labirinto”. (cit. n2)

Stay Tuned

* Mentre scrivevo questo articolo, all’ alba del “giorno bisestile”, gli amati Afterhours twittavano che il nuovo album esce il 17 Aprile e si intitola Padania. Il Paese è reale.

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Metropolitane

Ho letto su un cartellone pubblicitario che Londra è la città con più single del Regno Unito. Eppure questo è un Regno romantico in cui, come in una favola, quando si sono sposati il Principe e la Principessa c’è stata festa per tutti i sudditi, e canti e balli a non finire.

Come nei cartoni animati che guardavamo da bambini e come nel sogno che hai sempre avuto, e adesso è passato così tanto tempo che è più vicino il giorno in cui compirai trent’anni rispetto a quello della tua prima laurea.

Il cartellone pubblicitario che ho visto era quello di un sito di online dating. Perchè qui la gente lavora tutto il giorno e non ha tempo di conoscere il suo Principe o la sua Principessa, e, come diceva quello là, non c’è neanche nessuno in metro che ti faccia un sorriso. Però ti dico, io la metropolitana a Milano l’ho presa cinque anni, e di gente che sorrideva ne ho vista poca. A parte me stessa, quando tornavo a casa dopo alcuni giorni spettacolari.

Era andata più o meno così, e anche se la maggior parte dei rapporti in questi anni li abbiamo tenuti in piedi grazie a internet, io nell’online dating non credo perchè non c’è niente come tutte quelle cose che sai benissimo anche tu.

Come quando internet non serve ma, come si dice, “è il pensiero ciò che conta”.

Come quelle persone che nel dire che odiano San Valentino si ricordano che in realtà una vita senza amore è una vita inutile.

E non è che tutti i single nella metro di Londra non ci pensino. Che i viaggiatori, quelli che vivono da soli nei residence, negli alberghi di lusso, non ci pensino. Nelle loro facce stanche, mentre scrivono al Blackberry, io l’ho visto. L’ho visto il tipo che piangeva all’aeroporto l’ultima volta che sono tornata a Londra da Milano e volevo dirgli “Dai. Non sei l’unico, passerà”.

Ricordati di tutte quelle volte in cui hai pensato che una brutta fine valesse di più dell’andare avanti come una metropolitana indifferente in cui comunque non ride nessuno.

Ma tutti pensano, e tutti in realtà sanno che c’è una sola cosa che dà un senso a questo mondo e per cui tutti vanno, vengono e, a volte, come nei film, ritornano.

Buon San Valentino.

Troppo tardi, come tutto.

«In questa Babilonia di scatole cinesi, se apri quella giusta, allora è tua». (cit.)

“Secondo me, dai, lui per tutto il libro non la amava”.
“Mah, secondo me si,
a modo suo.”(cit. n2)

Stay Tuned.

Metropolitane