Mese: novembre 2011

2 become 1

Lui aveva detto che gli anni novanta erano più spensierati, ed era per quello che erano usciti tutti quei gruppi pop che noi guardavamo nei video quando MTV era arrivata sulle nostre televisioni di allora, quelle che erano degli scatoloni, non erano piatte come quelle di adesso. Poi erano arrivati gli anni zero con le loro crisi, e le reunion dei gruppi degli anni novanta, comunque, erano fallite tutte.

A Londra ci sono almeno sei gradi in più che a Milano al giorno, mentre un anno fa, oggi nevicava. Di questo inverno atipico e di un Novembre con te oltremodo generoso, e intanto sono quattro settimane a Natale, come nel film Love Actually che iniziava a Heathrow e finiva a Heathrow, come la metà della tua vita che vive su un’isola.

Heathrow, dove lui aveva fatto imbarcare una chitarra in una scatola, tra i bagagli fragili. Che è la stessa cosa che un giorno farai tu, ma non sarà una chitarra, sarà una vita.

Appoggiato ad un portone verde che ormai non si chiude più se non lo sbatti, ti aveva fatto capire che anche se perdiamo le cose, i pezzi la memoria li ritrova tutti. E che ti stupirai nel ricordare le parole di una canzone che non ascoltavi da forse dieci anni, e di cui avevi rimosso l’esistenza. E anche se a cantarla ti vergogni, sai che in fondo a te piaceva, che non ti pareva così male. Gli anni come le canzoni: gli anni rinnegati, gli anni bellissimi.

L’anello che ti eri accorta di aver perso nel cinema.
Comprarne un altro al Camden Market, in mancanza della fiera di Senigallia.

‘Cause tonight is the night
When 2 become 1.

When 3 become 1.

Stay Tuned.

C’eravamo abbastanza amati

Ritrovarsi ad essere i nemici degli Indignados, che hanno le stesse facce da adolescenti imbronciati che avevamo noi quattro – cinque anni fa, e alle volte persino adesso. Gli stessi vestiti da alternativi che ancora più anni fa noi compravamo alla fiera di Senigallia in quei pomeriggi di autunno milanese che, proprio in quanto milanesi e non brianzoli, sembravano più speciali degli altri.

Gli Indignados di oggi hanno gli iPhone e i Blackberry per scrivere su Twitter che stanno dormendo davanti a St.Paul’s, e noi nell’anno con tre zeri non sapevamo che tutto ciò un giorno sarebbe esistito, e forse per le strade della capitale della Brianza, protestando perchè cadevano i pezzi di soffitto del nostro liceo, eravamo un po’ più rispettabili di quelli che a Milano con le maschere di V for Vendetta usavano cartelloni con scritto “Più cultura meno crisi” come scudi contro gli scudi della polizia. E non capivano che stare dietro i muri e i vetri che loro imbrattavano era solo il nostro modo di salvarci, nel nostro piccolo, dalla crisi, aver qualcosa per poter viaggiare e fare le altre cose che ci rendono felici, non rinunciare, o almeno non del tutto, a quei sogni che avevamo messo da parte per avere un lavoro vero, da persone serie.

Per restare giovani nonostante tutti quelli che conoscevamo che al liceo e nei primi anni dell’università avevano i capelli rasta li abbiano tagliati, e anche tutte le tue amiche storiche degli anni zero che avevano i capelli lunghi li hanno tagliati, che è un po’ quello che fa una donna quando decide di non avere più l’età per i capelli lunghi e la butta sulla maturità, sulla personalità. Che tu non ce l’hai fatta principalmente perchè alla sola idea ti venivano sempre in mente Jo di Piccole Donne che si tagliava i capelli per venderli perchè aveva bisogno di soldi e quando tornava a casa con i capelli corti tutte le sue sorelle le dicevano “Oooh no! Che peccato!”, e, soprattutto, la scena di Jane Eyre di Zeffirelli in cui tagliavano i capelli alla bambina coi capelli rossi perchè i capelli rossi sono il segno del diavolo e a Jane Eyre che era tipo sua amica, le tagliavano i capelli anche a lei. E poi erano amiche con questi capelli corti tagliati male, e mezze pallide.

Anche se non fosse stato per tutta questa letteratura inglese, non li avresti tagliati comunque, forse. Perchè li amavi, abbastanza, come l’EP in regalo con una rivista che le avevi chiesto di comprarti e le avevi detto “Hai capito? C’eravamo abbastanza amati vuol dire abbastanza, ma non abbastanza”. E lei ti aveva detto “Eh? No, non ho capito”.

E tu le avevi detto: “Ma sì dai, è ovvio: abbastanza, ma non abbastanza”.

E lei ti aveva detto: “Ok, se lo dici tu”.

E invece era così ovvio: abbastanza ma non abbastanza.

Abbastanza per dire “Oooh era bellissimo” e sorridere quando ci pensi.

Ma non abbastanza per partire, non abbastanza per restare.

Stay Tuned

The Royal British Legion

Ti eri punta il dito con uno spillo, la mattina del trentuno Ottobre, per fissare sul bavero del cappotto un fiore di carta rosso. Ricordo quando l’anno prima, all’inizio di Novembre, ti eri meravigliata nel vedere spuntare sulle giacche delle persone quei fiori, e avevi dovuto chiedere cosa fossero.

Lui che di quel mondo aveva fatto parte te l’aveva spiegato: erano i papaveri del Remembrance Day, i papaveri che crescevano anche nelle zone di guerra, rossi come il sangue sparso, portati come una medaglia per ricordare, come dice lo slogan, “those who don’t return”.

E nel terzo giorno di Novembre tu, che non eri nè inglese nè militarista, ti eri ritrovata a fianco di un soldato in uniforme, con una scatola di poppies, a offrire fiori di carta per una moneta, davanti alla fermata di una St.Paul’s dove da giorni vivono accampati quelli che combattono la loro, di guerra.

E una signora più o meno anziana si era complimentata con voi dicendo che tempo fa era così raro vedere le persone vestire i poppies, mentre ora ce l’hanno in tanti, e che era bello.

In tanti, anche quelli che non c’entrano niente con l’esercito britannico e coi morti in guerra. Ma d’altra parte, di “those who don’t return”, ognuno c’ha i suoi.

In fondo ti eri anche divertita, e a chi non ci credeva avevi detto: “è  solo un modo di trasformare una ferita in un fiore”.

Che poi c’era anche una canzone dei Kasabian che si chiamava British Legion, e un’intera brigata dell’esercito britannico nei cassetti della casa dove Manuel Agnelli abitava da bambino (#).

“Scrivi ancora?” (cit.)

Novembre.

Stay Tuned.