Fiumi

This is a song
That I wrote
On a boat
On a river
About no one in particular
It’s called “Happy You’re Gone”….

Un giorno a caso, Novembre 2002.

In principio fu il Lambro. Il Lambro straripò alla fine di Novembre del 2002. Quel giorno, aveva la versione di Greco. Faceva il quarto anno, e ancora il quarto anno di liceo classico si chiamava Seconda Liceo. Ora si chiama Quarta, come in un liceo qualsiasi. Lei che invece la Quarta di liceo classico l’aveva iniziata quando gli anni Dopo Cristo erano ancora “solo” millenovecentonovantanove, e non due con degli zeri al seguito. E la Quarta era il primo anno, si chiamava Quarta Ginnasio, e gli studenti del liceo erano ancora tutti nati negli anni Ottanta. Epoche.
Il Lambro straripò perchè pioveva da giorni, e quando uscì da scuola non c’erano più pullman a percorrere la città che aveva sempre ritenuto la città perfetta. Città perfetta che pertanto percorse a piedi sotto una pioggia che sembrava infinita, con il vocabolario di Greco in mano. A un certo punto, dal nervoso, le venne anche da piangere. Il giorno dopo, chiusero le scuole della città perfetta per calamità naturale.
La scatola del vocabolario di Greco si bagnò. Divenne umida e deforme, e non tornò mai più come prima. Le restò un angolo giallognolo e rovinato. Ma non la buttò. O meglio, non ancora.
La buttò in un giorno del Giugno 2004, il 18. Il giorno in cui tradusse l’ultima versione di Greco della sua vita. Era la versione della maturità. Platone.
E poi, dimenticò il Greco, insieme a tutte le altre cose.

Un giorno a caso, Agosto 2009.

Poi venne il Tamigi, in un giorno del Giugno 2009, il 18. Lo attraversò una notte, passando sopra il Millennium Bridge che aveva visto distruggere dai Mangiamorte nel sesto film di Harry Potter, che iniziava con l’inquadratura della cupola di S.Paul’s, cioè quella cupola che ora vede ogni santa mattina.
Lo attraversò con una bottiglia di birra in mano, tornando dai “drinks” del giovedì con i colleghi. I suoi ultimi “drinks” del giovedì. Che sarebbero stati “ultimi” solo per modo di dire. E si era fermata un attimo, ascoltando “Happy You’re Gone” dei Placebo, e guardando il fiume gliel’aveva cantato, in un certo senso, quel ritornello: “How many times”. A quel Tamigi che aveva “pulito” al CTW. Il battesimo delle acque. Anche se in realtà, lei nell’acqua quel pomeriggio non c’era voluta entrare.
Aveva finito di attraversare il Tamigi a passo svelto, chiedendosi, nel frattempo, Chi sono e Perchè sono qui?
E, arrivata dall’altra parte, aveva abbandonato la bottiglia di birra – vuota – su un muretto.

Un giorno a caso, Ottobre 2009.

Chi sono e Perchè sono qui? se l’era chiesto un pomeriggio in cui iniziava a fare vagamente freddo, ma ancora non era cambiata l’ora e c’era luce fino a tardi nel pomeriggio. E si era seduta sul muretto sulla riva della Senna, il pezzo dove si arriva in basso, scendendo le scale, proprio di fianco a Notre Dame. C’erano coppiette da film e una serie di persone sole sedute allo stesso modo suo, che si atteggiavano a poeti assorti, e lei cercava di fare lo stesso. Avrebbe voluto avere un Moleskine, ma non avrebbe saputo cosa scrivere. Fumò una sigaretta nonostante non le piacesse più il sapore.
Anche se, una sera di qualche mese dopo, lui le avrebbe detto: “Fermiamoci a fumare una sigaretta su questo ponte” e poi, rivolto agli altri: “La cigarette, la plus belle de notre vie”. E poi ignorandoli, aveva ricominciato a parlare in italiano esponendole i suoi dubbi sul partire e non tornare più.
E lei, guardando la Senna, aveva detto: “Eeeeh”.

Un giorno a caso, Luglio 2010.

Non fumò neanche una sigaretta sulle rive dell’Hudson. Lo attraversò sott’acqua, con i pendolari del New Jersey, prendendo il treno acquatico proprio di fianco al cratere dove erano sprofondate le torri del WTC. Era arrivata di là, e ne aveva trovata un’altra, di torre, altissima, azzurra, lucente. E qualcuno aveva detto: “Guys, that is the office”. Gli avevano messo un cartellino con su il nome, a tutti, e poi erano stati muffin, frutta, caffelatte, e quelle vetrate da cui si vedeva quella bella donna nota al mondo come Statua Della Libertà.
Che ne aveva appena vista un’altra, a dire il vero, più da vicino, sulla Senna, ma comunque.
Riattraversò l’Hudson tornando indietro con il battello, mostrando il cartellino con su il nome come biglietto, e raramente nella sua vita si era sentita ugualmente privilegiata. Era ancora più forte dentro di lei la domanda Chi sono, e Perchè sono qui?, ma nelle foto, tra i suoi colleghi asiatici, era l’unica con su gli occhiali da sole.

And I don’t even want to try,
‘Cause every word from you is a lie,

My mind,
my, my, my mind.

How many Thames.

Stay Tuned

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