Avatar

Avatar, con l’accento sulla prima A, sulla seconda in una pronuncia da noi inventata ai tempi in cui MSN entrò nelle nostre case, sulla terza nel paese in cui mi trovo e dove il film è uscito il 16 dicembre, un mese prima che in Italia.

L’ho visto in 3D perchè, effettivamente, di vederlo “normalmente” non ne vale la pena. L’ ho visto in inglese sottotitolato in francese per essere sicura (?) di non perdermi alcuna parola dei suoi pregnanti (?) dialoghi.

James Cameron si è proprio impegnato, in questi quindici anni, per regalarci una storia che di nuovo non ha niente. La storia del “bianco”, in questo caso “umano”, che parte nella spedizione per la conquista della terra selvaggia e inesplorata ma portatrice di ricchezze (in questo caso un minerale super prezioso) e per fare ciò è disposto a scontrarsi con quelli che una volta furono gli indiani pellerossa e ora sono gli alieni (fresco)blu. Una storia che ci avevano già raccontato in Balla coi Lupi e persino in Pocahontas. Incluso quel piccolo dettaglio che vuole che il nostro eroe s’innamori della principessa della tribù degli indigeni.

James Cameron cerca anche di farci capire che il protagonista si innamora assai anche della vita “selvaggia” ma più sana che i locali conducono in mezzo alla natura su Pandora, a differenza di ciò che fanno i poveri umani meschini che hanno divorato la Terra. E lo fa con un film che sublima la tecnologia e il progresso, cioè quello a cui in teoria la “morale” del film va contro (se era un film con la morale).

Ma va bene così, visto che se non ci fossero le teste di creature opinabili a sbucare dallo schermo grazie agli occhiali 3D che fanno sembrare tutto il pubblico una massa di deficienti, di questo film si ricorderebbe ben poco. Addirittura, ci sono alcune mosse spavalde a rimarcare che il bello del film è proprio questo: scene di profondità dimensionale gratuita regalate quando un tizio inutile gioca al “minigolf da interni” mandando la pallina verso il pubblico e dicendo, rivolto a un altro personaggio e ovviamente per un altro motivo “hai la testa dentro lo schermo praticamente”. In realtà sembra che stia parlando con noialtri pubblico pagante, vantandosi e auto-compiacendosi mentre la pallina va in buca a un dieci centimetri dalla nostra faccia.

Visto un cast di ben poco rilievo a parte Sigourney Weaver, direi di andarlo a vedere se non altro per “l’esperienza”, che ho avuto la fortuna di vivere in modo più affascinante in quanto fatta in un cinema a due passi da Opéra. Con tanto di lite finale tra la maschera e un tizio che non aveva restituito gli occhiali 3D. E’ sempre bello uscire dal cinema e vedere Parigi, anziché vedere il parcheggio delle Torri Bianche, ma so che questo potrà accadere ancora per poco.

Tendenzialmente tutti tendono a ripetersi, non solo negli errori ma anche nei capolavori (o presunti tali), e ciò è confermato dal fatto che James Cameron abbia rifatto un Titanic. Tre ore di film in cui un’ ora e mezza si perde, senza la stessa brillantezza di Titanic, nella scoperta, da parte del protagonista, del “nuovo mondo”, da dentro la pelle blu del suo avatar (l’alieno di cui prende le sembianze per sopravvivere sul pianeta Pandora) e nella nascita della storia d’amore fra lui e la sua “bella”. La seconda ora e mezza del film è, come fu per Titanic, il prendere vita di una tragedia annunciata. Là dove furono onde e acqua gelida a creare morte e distruzione, ora ci sono armi, mitra ed elicotteri, e la cattiveria sfrenata non è quella del ghiaccio e del mare, ma quella del fuoco e della forza bruta di un uomo che in Titanic si credeva superiore alla natura (”Non affonderà mai!”) e qui anche, più o meno allo stesso modo, ma finisce poi per perdere.

Del protagonista di Titanic, il protagonista di Avatar conserva anche il nome: Jack. E come il Jack Dawson dei tempi, questo Jack Sully ha una caratteristica che lo rende sfigato e inadatto, in un primo momento. Il Jack che fu interpretato dall’indimenticato e indimenticabile Leonardo Di Caprio era un povero mentecatto capitato sul Titanic e nel mondo chich della prima classe per caso, il Jack che ora è interpretato da Sam Worthington è un ex marine paralizzato dalla vita in giù capitato su Pandora per caso in quanto l’unico in grado di poter utilizzare, per ragioni di DNA, l’avatar preparato per il fratello poi defunto. Ma, francamente, per quanto possano essere dolci gli sguardi “alieni” tra i personaggi blu, e per quanto possano essere drammatiche le scene della seconda parte del film, sapete cosa rimpiango?

E Kate Winslet e Leo che correvano con l’acqua alle ginocchia nei corridoi della Terza Classe.

Lo vidi a Sesto San Giovanni, era il 1998.

Il millenovecentonovantotto.

My heart will go on.

And on.

Stay Tuned.

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