Placebo Live @Roundhouse London

Tutto cominciò quando pochi giorni prima di partire per l’Inghilterra scoprii che anche i Placebo avrebbero partecipato all’ ItunesMusic Festival 2009 a Londra, manifestazione durante la quale diversi gruppi, anche molto famosi come gli Oasis e i Franz Ferdinand (già visti quest’ anno a Milano, come ben sapete) si sarebbero alternati sul palco del Roundhouse (tra Camden Town e Chalk Farm, sulla Northern Line) tra il primo e il 31 luglio. Ovviamente io ero già fan della magica pagina di Facebook dalla quale si poteva applicare per vincere i biglietti, e non appena ho visto che i Placebo si sarebbero esibiti il giorno dopo il mio compleanno, ho fatto domanda, pressochè sicura, vista la mia fortuna sfacciata e un destino che è sempre mio complice in questi giochini ciclici, che avrei vinto i biglietti per andarli a vedere.

Così fu.

Martedì, uscita dall’ ufficio, con la mia collega Sarah mi recai sotto la pioggia al Roundhouse, mentre in metropolitana lei scriveva su un foglietto dei posti fichi in cui andare a bere.  Arrivammo che non pioveva più, entrammo senza problemi (nonostante il mio timore dovuto al fatto che potessero in realtà partecipare al concorso solo i “residenti nel Regno Unito”) e, dopo una birra all’aperto durante la quale Sarah mi faceva notare la pacchianità di alcuni personaggi tipicamente da Camden (come Ale mi aveva detto), entrammo e ci avvicinammo al palco, dove si esibiva lo sconosciuto gruppo di supporto, i General Fiasco. Sarah mi disse che lei non li capiva mentre cantavano perchè avevano forte accento irlandese. E se non li capiva lei…

I General Fiasco, come nella miglior tradizione delle band inutili, regalarono spillette con scritto “Let’s get wasted” e, scopiazzando i Glasvegas, gli Artic Monkeys e lo stile brit pop, lasciarono il palco ma non lasciarono traccia.

Poco dopo su quel palco arrivarono Brian Molko, con gilet, camicia bianca, e capelli legati, Stefan Olsdal altissimo con una canottiera argentata, e la new entry Steve Forrest, vestito di tatuaggi, che Sarah non esitò a definire “quite hot”. Confermo.

Apertura identica all’apertura dell’ album nuovo, Kitty Litter per prima, mentre a me veniva in mente la macchina di Killer che correva un mese esatto fa verso il Politecnico mentre cantavamo I need a change of skin. Seconda Ashtray Heart, con il pubblico che si divertiva a cantare Cenicero, Cenicero… Io ovviamente a quel punto ero già pazza e cantavo a leap of faith I could not take, a promise that I could not make ma soprattutto alla fine mi è venuta ancora in mente la macchina di Killer quando c’era “la parte porno”:

I tore the muscle from your chest
And used it to stub out cigarettes
I listened to your screams of pleasure
And I watch the bedsheets turn blood red

Ua…

Seguiva Battle for the Sun e qui apice perchè è risaputo che Dream Brother, My Killer, My Lover, siamo lo Stivo, la Dottoressa Killer ed io (per chi non l’avesse capito, io sono Lover). Allora tentai di chiamare lo Stivo per fargli sentire il ritornello ma quel babu non mi rispose. I am the bones you couldn’t break….. In compenso, mi fece uno squillo dopo e potei richiamarlo per fagli sentire la hit number four: for what it’s worth, che per alcuni è la preferita, a me sinceramente musicalmente non piace tanto, ma il testo ci sta. Oddio, c’è una canzone in questo cd dove il testo non mi si addica? End of The Century, I said my goodbyes…. Got no friends, got no lover.

Dopo quest’ apertura pazza, arrivava una retrospettiva sul passato con Sleeping with ghosts, cosa che mi faceva assai sorridere in quanto avevo appena usato la frase soulmate never die su Face, e per un articolo bellissimo sul mio compleanno che non ho postato mai.

Arrivava poi  Speak in Tongues, una delle prime canzoni che lo Stivo mi citò, dopo aver ascoltato l’ album, dicendo che mi si addiceva. Se non altro per Kitty came back home from on the island, but Kitty came on home without a name. Ma soprattutto a questo punto sorge spontaneo chiedersi chi sia Kitty. She and me is history of violence, but…

Don’t give in to yesterday direi. We can build a new tomorrow today, tipo.

A furor di popolo (?) seguiva Follow the Cops Back Home, proprio come sulla scaletta di Sheffield che mi aveva fatto vedere lo Stivo. Versione che non mi è piaciuta molto a dire il vero, la fanno diversa da come è sul cd e da come la facevano nel tour di Meds. Ciò non mi ha impedito di dire “Uaaaa” all’ inizio. Sarah mi ha chiesto “Your favourite“? In realtà, oggettivamente non è mai stata una delle loro canzoni più belle. Soggettivamente, però, è sempre Cows back home, alla fine.

Eppoi, vabbè, Every me every you.

Pensavo che il tutto finisse lì, in quanto era un concerto gratis.

E invece no. Special Needs. Remember me…

Dopo queste tre perle che risvegliavano il mio cuoricino cenicero,  si tornava all’ album nuovo, con Devil in details. Come back to haunt me, come what may… Si può dire che ormai avessi perso la voce ma pensai comunque alla Cla quando ci fu Never ending why, forse la prima di questo Cd che mi aveva colpito e sicuramente la prima che avevo citato sulla StanzaBianca. Sugli schermi scorrevano immagini del Body in the Lake.

E poi eccola, la canzone che incalza pericolosamente Cops back home nella classifica delle più  ascoltate del mio Itunes: Happy you’re gone. E anche qui sono partiti flashback su quello che io ero, ovvero un pulcino non ancora anoressico (adesso, come un anno fa a quest’ ora, sì… grazie per la definizione a chi di dovere) che andava avanti e indrè tra Leonardo e Bovisa (vi rendete conto che nella mia vita c’è stata la Bovisa? Rimossa!) ma soprattutto i rientri in tangenziale dalla biblioteca di Lambrate dopo aver studiato con la Vale. Segni di un’epoca che non c’è mai stata e canzone più ascoltata alla mia finestra londinese, nonchè canzone cantata urlando in macchina di Killer un mese fa a quest’ora, quando ero happy I was going. Partiva, d’obbligo, telefonata allo Stivo, senonchè il mio numero UK mi tradiva e finivo il credito. Lui completava per sms la frase mancante: My mind, my my my mind……..

Seguiva Meds, altra canzone che, non so perchè, non ho mai amato molto (iniziavo ad ascoltare l’ album omonimo da Infra Red). Stessa cosa per Come Undone, alla quale avrei preferito l’ heart that hurts is a heart that works di Bright Lights, o almeno un Julien you’re a slow motion suicide, ma evidentemente c’era bisogno di una canzone lenta.

Per fortuna arrivava Special K senza esitations nè delays, e Song to Say Goodbye, preceduta però dalla precisazione di Brian: This is not a Goodbye.

Finta uscita d’ordinanza.  Rientro con flash verdi che facevano pensare ovviamente alla canzone che apriva il tour di Meds: Infra-Red. ‘Cause I can see in the dark.

E poi, mentre lo scontato finale sembrava The bitter end, arrivava invece in chiusura un’altra canzone che non ho mai amato molto, Taste in Men. E quindi poi, in fondo, invece che chiudere con Goodbye o Bitter End, chiudono dicendo Come back to me awhile.

Dunque, che dire: molto del nuovo album (giustamente, eppoi è bellissimo, anzi avrei gradito anche Breath Underwater magari). Mi spiace per i fans di Kings of Medicine, non credo che la facciano live. Stupid me to believe I that I could trust in stupid you. Ma tanto a me non fa impazzire. Delusione anche per chi si aspetta molte canzoni vecchie, ma secondo me quelle che fanno sono azzeccate. Bella scaletta, col cambio di batterista e col cambio di direzione dettato dal nuovo album, è giusto così.

Inutile dire che a questo punto amo ancora di più il nuovo album, che mi mette una grande gioia e carica ogni volta che lo ascolto. E’ l’ album che in totale risulta il mio più ascoltato. Ed è l’ album che mi ricorderà di Londra, inevitabilmente. E sì perchè ci sarà un giorno in cui tutto questo sarà un ricordo.

Se non si vede, amo questa band. C’è stato un momento, quando Hewitt se n’era andato, in cui avevo pensato che non avrebbero più fatto nulla. E invece.

Ho visto i Placebo in tre paesi diversi.

E li rivedrò in un futuro che adesso sembra lontano ma che arriverà presto, e farà sembrare lontano il concerto di questa settimana. Perchè, se ci pensate, è già un mese che io sono qui. E, mentre mi sembra di essere arrivata ieri e di sentirmi più italiana all’estero rispetto a quando sono in Italia, tutto quello che c’era prima mi sembra dieci anni fa.

Ma tra poco, aspetto visite, come back to haunt me, come what may.

Tornerò? A promise that I could not make…

Cosa sto ascoltando adesso?

‘Cause every word from you is a lie…. my mind…

My, my my mind…

A che cosa sto pensando?

E’ stato bello.

E ho visto i Placebo prima di tutti quelli che dicevano i Placebo vengono in Italia (ma a Verona) pochi giorni dopo il tuo comple, ma tu non ci sei sei a Londra gnè gnè gnè.

Ho vinto io…

Stay Tuned

Annunci
Placebo Live @Roundhouse London