First Night In London

Dear all,

innannzitutto vi ringrazio infinitamente per quello che avete tirato in piedi ieri sera: è stato bello avere l’occasione di salutare tutti. Grazie a quelli che hanno gloriosamente partecipato, grazie ai quattro mitici “amministratori dell’evento nascosto di facebook”. Grazie per le manifestazioni d’affetto (ricambiato). Non preoccupatevi: è solo un arrivederci, spero di non deludervi mai. Vi voglio bene. Inutile spendere altre parole…. l’incredibile congiuntura fine di cinque anni di Poli più partenza per due mesi e mezzo e poi per altri sei si meritava una serata come questa. Io spero di meritarmi degli amici come voi.

Oggi, sono arrivata a Londra, ed è stato il primo giorno di un periodo che probabilmente sarà bellissimo.

Mi svegliai alle otto dopo cinque ore di sonno, con fatica e con l’ aiuto dei miei chiusi la valigia/transatlantico, levando alcune cose per poter fare ciò. Dopodichè, ci recammo alla Malpensa, ove mia mamma disse: “Aeroporti d’argento… ormai son diventati d’oro” e si sbizzarrì dunque in citazioni colte.

La donna del check – in Lufthansa rabbrividì alla vista del peso della mia valigia e le applicò sopra il cartello HEAVY – 31 KILI, comunicandomi una spesa di extra-luggage di 10 euro al kilo per ogni kilo di troppo, e i kili di troppo erano 11. I kili di troppo, un problema grave…. Disse poi che poteva ridurre la spesa fingendo che i kili di troppo fossero solo 5, al che, mi disse di levare pure delle cose se volevo. Così, io e mia madre ci ingegnammo per far dimagrire questa valigia in favore di un secondo bagaglio a mano (il magico eastpak verde) che la tipa mi avrebbe fatto passare. Il primo indiziato fu il libro di marketing, che ormai è già stato in Francia e in Austria (forse più di una volta), per fortuna non in Brasile perchè sarebbe stato quantomeno stucchevole. Un libro di Into the Wild e paio di All Stars dopo, la valigia passava senza problemi, chiesi alla tipa se avrei avuto problemi perchè avevo due bagagli a mano e lei, con un gesto più che eloquente della mano, disse: “Vai e basta….”.

E fu così che.

Un’ ora e mezza dopo giunsi a Londra.

Mi sedetti sulla valigia e fumai una sigaretta fuori da Heatrhow. Ivi, mi si avvicinarono due ragazze per chiedermi l’accendino. E poi, sostenendo di essere di Milano nonostante un accento più che slavo tradisse il fatto che non lo fossero per niente, mi chiesero se sapevo dove prendere un taxi (NB: I taxi erano di fronte a noi). Al che, dissi loro che non avrei preso il taxi perchè costava tipo 70 £, ma che avrei preso la metro. Ovviamente, presero la metro anche loro.

Svariate fermate e svariati “Please mind the gap between the train and the platform” dopo, e con la benevolenza di baldi giovani che mi aiutarono con la valigia quando c’era da fare le scale immobili, mi ritrovai in questo delizioso luogo che è la mia nuova casa, a Barbican Hall.

La giovine receptionista orientale mi mostrò la mia stanza e il mio bagnetto e mi disse tutti i nomi e le nazionalità dei miei vicini di piano. Ovviamente non ricordo neanche un nome, ricordo solo che c’è una tipa inglese, un tipo francese, uno cinese e poi boh. Ancora non li ho visti, quindi sarà solo nei prossimi giorni che potrò introdurvi questi pacchiani personaggi.
Dopo ciò, la giovine receptionista orientale mi spiegò ove andare a comprare beni di prima necessità quali le lenzuola. Orbene, mi mandò in un posto (fortunatamente facilmente raggiungibile a piedi) chiamato Argos, dove, come lei mi aveva spiegato, tu devi scegliere su un catalogo le cose che vuoi, e poi loro te le portano dal magazzino. La spiegazione a parole non mi aveva molto reso chiara l’idea di un tipo di negozio che da noi non esiste. In pratica, vendevano qualsiasi cosa, da un coltellino svizzero a un Ipod. dovevi solo sfogliare un catalogo lungo come otto bibbie, guardare le foto, e scrivere il codice di quel che volevi. Andata al capitolo “nuvole e lenzuola”, scelsi questo completo cuscino più piumone e queste mitiche lenzuola sexy black and lime con copri-piumone offerta speciale due al prezzo di uno cioèèèèè. Mi venne troppo in mente Max quando vidi il copri-piumone dell’Arsenal. Consegnato il mio foglietto scritto con matitine tipo Ikea, andai a pagare e poi andai al bancone, ove chiamarono il mio numero e mi consegnarono – per fortuna – davvero quel che avevo ordinato. Fu un’esperienza surreale. Surreale ma bella.

Con in mano il piumone e il cuscino avvolti in questo cellophane e le varie lenzuola, andai poi a fare la spesa, e poi tornai a casa con gioia e pronta ad uscire di nuovo per imparare la prima strada che devo imparare a fare senza cartina: quella per andare al lavoro. Prima, però, mi fermai da Starbucks, dove la mia inequivocabile pronuncia della parola “Cappuccino”, rivelò immediatamente all’inserviente rastone che ero italiana. E fu così che lui mi disse “Ecco tieni il cappuccino”… e io gli dissi “Grazie…”.

Camminai tra strade che ora mi sembrano tutte nuove, e alla fine di tutto questo saranno familiare, giunsi all’ufficio e poi tornai di nuovo indietro. Anche perchè – ahimè – avevo freddino. Mi fermai anche a mangiare nel frattempo. Mangiare da sola non fu bellissimo, anche perchè nel frattempo mi era venuta la tremarella credendo per un attimo di aver perso la tessera-chiave della stanza, che invece per fortuna ritrovai.

A casa, sistemai la camera, semi-disfai le valigie, ebbi un momento di panico temendo che il mio convertitore per le spine elettriche non funzionasse (e invece no, c’era il trucco) e infine mi dedicai a Skype e or ora alla Stanza Bianca, e quindi a voi. Infatti, in un’evidenza dei fatti più che sconcertante che mi dice che le persone che conoscerò nei prossimi 10 mesi probabilmente avranno forti difficoltà di lingua nel leggere la Stanza Bianca ( e in un’evidenza dei fatti più che sconcertante che mi dice che non scriverò mai la Stanza Bianca in nessun’ altra lingua perchè l’effetto non sarebbe lo stesso, lost in translation…), questo blog rimarrà un regalo che farò a chi c’era fin da quando ho iniziato a scriverlo. E forse per la prima volta è veramente utile, dunque, visto che io sono lontana dagli occhi, lontana dal cuore.

We both can both can speak in tongues, until the universe is done and the course of time has run, direbbe Brian Molko. E anche Don’t give in to yesterday, we can build a new tomorrow, today.

Infatti, ieri correvo all’impazzata tra Bovisa e Piola per dare due esami in un sol dì, oggi vivo da sola in centro a Londra e di colpo tutto è diverso. Pensavo che mi sarebbe venuta la tristezza la prima sera, e invece no.

Sono contenta di essere qui.

E poi, finchè c’è la Stanza Bianca, anche se mi trovo nella perfida Albione, è come se avessi sempre qualcuno con cui parlare.

Goodnight from London.

Stay Tuned

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