The Girl and The Robot

Ma che bello sfondo zarro.

Già, mi ero stancata di vedere la Stanza così com’ era. Sfidando imperterrita la sorte cambio sfondo alla Stanza nello stesso giorno in cui glielo cambiai l’ anno scorso e no, non funzionava più quella cosa lì delle canzoni da quando ho formattato il portatile (Vista… so già che me ne pentirò…) e ho capito che non era una cosa saggia tenere circa 50 Giga di mp3 sul pc. Periodo di formattoni, recentemente formattato anche il fisso, che dopo circa due anni dall’ ultima formatta aveva l’ artrite. Quella sera là, era una domenica sera e il giorno dopo c’era il concerto di Manson. Scorreva impietoso il 2007, già.

Durante queste due esperienze quasi surreali, è stato strano vedere come i nostri ricordi siano sempre di più digitalizzati e ridotti ad un ammasso di dati che si può far fuori come nulla. Click col destro e via, e poi svuota cestino, che fa un rumore tipo una pioggerellina, come scrissi a lot of time ago e come qualcuno mi citò pochi giorni fa. Siamo personaggi piuttosto tristi, noi della generazione digitale: anzichè fare le scatole con dentro i ricordi, facciamo cartelle sull’ hard disk esterno, e anzichè elencare i nomi delle persone su agende, c’abbiamo FacciaLibro, anch’ esso da me in questi giorni vagamente ripulito dai più evidenti elementi anti-privacy, cioè quelli dove sono gli altri a intervenire sul mio profilo: le foto e i famigerati tag, e il muro. Non me ne vogliate.

Periodo di taglia incolla zippa e ciao, forse, a ormai pochissimi e contabilissimi sulle mani di cinque persone giorni che mi separano dall’ ultimo giorno della mia vita come me la ricordavo. Sensazione molto strana per un albero con le radici ben piantate come me. Curo le foglie, saranno forti, se riesco ad ignorare che.

La città cartoonificata rappresentata sulla Stanza or ora è Hong Kong (se il nome del tema di wordpress non mi inganna, ma francamente credo di no), ma non è questo il fatto, era così per dire. Mi sono sentita dire in questi giorni da quelli che hanno fatto la triennale nei poli regionali che in sede a Milano la gente è più cattiva. Uhm. Mi sono anche sentita dire che a Milano la gente cammina troppo in fretta. Uhm. Non è questione di cattiveria, è questione di stress. Ma quando l’ essere sempre di corsa e stressato diventa abitudine, non ci fai neanche più caso. In fondo, in questa situazione di apnea comincio a trovarmi quasi a mio agio, mentre aprile è stato piovoso e francamente non bellissimo e maggio sarà una corsa a ostacoli pazza e senza tregua.

Le grandi città, quelle fatte di luci e ombre e distese di palazzi, sono fiche. Sono difficili, a volte, ma hanno il loro fascino. Devi arrivare a capirle. I paesotti sono una noia. Voglio dire, poi uno si chiede perchè i delitti che più appassionano l’ Italia avvengono sempre in posti definiti tranquilli che finiscono per diventare celebri per quello. “Era un bravo ragazzo, lo conoscevano tutti”. Sisi. Non era un single cittadino incattivito dal lavoro e dallo stress.

Ma, insomma, non si può mai sapere nella vita!

Ohibò, in onore della digitalizzazione dei ricordi di cui vi parlai e in onore di questa veduta così sbarluscicante e tecnologica di Hong Kong vi regalo la hit più ascoltata del mese di aprile, piuttosto in tema. Attenzione attenzione: Sono tornati i Royksopp, band norvegese già mia protetta dai tempi di Poor Leeno e ancora dopo con What Else Is There. Costoro, nell’ a tratti stucchevole (per gli arrangiamenti ruffianotti e da cartoni animati tipicamente nordici) nuovo album Junior ci regalano la perla che da il titolo al primo articolo di una rediviva (speriamo) StanzaBianca: The Girl And The Robot.

I go mental every time you leave for work
You never seem to know when to stop
I never know when you’ll return
I’m in love with a robot

In the night, call you up and
Wanna know when you’re coming home
don’t deny me, call me back
I’m so alone

Ma soprattutto:

Fell asleep again in front of MTV
God, I’m down at the bottom
No one’s singing songs for me
I can’t wait for tomorrow

Vi amo tutti.

Stay Tuned

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