Dopocena con Paolo Giordano

Sabato sera, dopo una settimana stancante. Prima di uscire (Libra o Tridente, Tridente o Libra?) mi capita di vedere un’ intervista a Paolo Giordano al programma di Fazio. Fazio gli chiede della sua frase sul silenzio, a pagina 75 de La Solitudine dei Numeri Primi.

Mattia lo faceva apposta a essere così silenzioso in ogni suo movimento. Sapeva che il disordine del mondo non può che aumentare, che il rumore di fondo crescerà fino a coprire ogni segnale coerente, ma era convinto che misurando attentamente ogni suo gesto avrebbe avuto meno colpa di questo lento disfacimento.

E Giordano dice Sì, l’ importanza del silenzio, e il fatto che ci siano interi rapporti, alle volte, basati sul silenzio, sulle cose che non ci si dice. E dice anche altre cose, dice non è vero che l’ adolescenza è un periodo felice, ho ritratto due adolescenti dolenti, ma niente di nuovo. E quando Fazio gli chiede come mai è tutto così triste nel suo libro, Giordano dice: Non riesco a scrivere cose allegre, e mi ricorda qualcuno. Mi ricorda qualcuno anche quando dice che la struttura del suo libro è frutto della sua mente abituata a studiare materie scientifiche. E anche quando dice che sono i momenti di solitudine quelli a cui tiene e quelli in cui sente veramente di crescere.

Paolo Giordano, dottorando in fisica, numero primo solitario, viso e parlata delicata, parla di cose tristi e vede la vita da scrittore come una vita “dove hai dei ritmi molto lenti, ti alzi tardi e vai da Starbucks con il Pc, e un po’ scrivi un po’ incontri persone.” Nonostante Fazio dica che per fare una vita da scrittore devi vivere a New York e andare anche ai party a ubriacarti la sera, a Giordano vivere facendo solo lo scrittore non sembra una prospettiva molto allettante. Tenero, con quel sorriso spaesato, appare quasi troppo sconvolto dal successo del suo romanzo, che gli ruba la sua privacy e il suo voler stare da solo.

Lo trovo adorabile, mi piacerebbe conoscerlo

Alla fine Fazio gli chiede: E adesso cosa stai leggedo? E lui risponde Middlesex, uscito qualche anno fa.

Lo sappiamo, Middlesex lo stavo leggendo in pullman il primo giorno di Politecnico nel 2004. E’ la storia di un ermafrodita, ed è di Jeffrey Eugenides, che l’ ha scritto dopo aver scritto Virgin Suicides.

Running in circles.

Stay Tuned

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