La Solitudine Dei Numeri Primi

I numeri primi sono divisibili sotanto per 1 e per se stessi. Se ne stanno al loro posto nell’ infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo in là rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari e per questo Mattia li trovava meravigliosi. Certe volte pensava che in quella sequenza ci fossero finiti per sbaglio, che vi fossero rimasti intrappolati come perline infilate in una collana. Altre volte, invece, sospettava che anche a loro sarebbe piaciuto essere come tutti, solo dei numeri qualunque, ma che per qualche motivo non ne fossero capaci. Il secondo pensiero lo sfiorava soprattutto di sera, nell’ intrecciarsi caotico di immagini che precede il sonno, quando la mente è troppo debole per raccontarsi delle bugie.

Bentornata nel mondo delle persone che leggono. Ho iniziato da La solitudine dei Numeri Primi perchè me lo sono ritrovata in casa, perchè mia mamma me ne ha parlato, perchè il titolo mi incuriosiva.

Risultato: libro finito in due giorni, mentre mi perdevo nella storia d’ amore infelice tra Mattia e Alice, che parte ai tempi del liceo, e della quale non vi posso svelare i particolari perchè non è così che si fa. Tra piccoli misteri, mani che si muovono nervose e occhi vacui, tutti i personaggi si trascinano dietro un fascinoso alone di tristezza.

Paolo Giordano dev’ essere un po’ come me, a giudicare dalla faccia che ha nella foto della sovra-copertina, dal fatto che in realtà studia materie scientifiche (è laureato in fisica teorica, ndr.) e scrive molto bene ma scrive cose tristi. Probabilmente anche lui è un Numero Primo Solo.

Quando mia mamma me ne parlò, mi disse “è un libro sul dolore“. Ironia della sorte, dal parrucchiere (…) su un giornale lessi che quest’ autunno la tristezza è di moda. Nel senso che il libro di Paolo Giordano è best seller, i Coldplay sono in cima alle classifiche, e vanno di moda vestiti grigi o qualcosa del genere. Altra ironia della sorte, per caso scopro che un mio amico del liceo ha pensato a me tutto il tempo leggendo questo libro, forse per lo stile, forse per la storia triste.

Ho amato il libro di Paolo Giordano perchè ci ho visto qualcosa di mio.

Se quest’ autunno la tristezza è di moda, visto che metto tristezza per definizione altrui, allora quest’ autunno sono di moda anch’io. Buono a sapersi, in fondo.

La morale di questa storia è che io sono fashion, e voi leggete il libro.

Stay Tuned

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La Solitudine Dei Numeri Primi

Yellow

Per stare in tema di foglie gialle. E’ il primo giorno d’ autunno, ma anche l’ ultimo della sessione d’ esame. E si sa che il giorno dell’ ultimo esame tutto va bene.

Look at the stars,
Look how they shine for you,
And everything you do,
Yeah, they were all yellow.

Che, detto così, dai Coldplay qualche anno fa, può far sembrare che il giallo sia un colore di gioia e luminosità, associato ad emozioni positive. Cose splendenti e abbaglianti, felicità.

Invece no, il giallo è l’ incertezza, la linea d’ ombra.

Sei tu, in macchina, a velocità sostenuta, ascoltando una canzone un po’ più rock di Yellow dei Coldplay. All’ improvviso il semaforo davanti a te, che era sempre stato di un bel verde rassicurante – dritto, avanti, senza fermarti! – diventa giallo. Che vuol dire che sta per diventare rosso, fermati o sono guai, perché passano gli altri, poi, che impediscono di passare a te.

E in quel momento col giallo si accende il contrasto tra l’ istinto di accelerare, per arrivare più in fretta dove vuoi arrivare, e la paura di un crash, più di quella di un flash che ti sgama e poi t’ arriva la multa a casa. E, quando la strada diventa metafora della vita, sembra azzeccato che yellow perda la fine e diventi solo yell, grido d’ angoscia che la tua anima leva silenziosamente al cielo, costretta a scegliere in pochi istanti se seguire l’ istinto o fare ciò che razionalmente va fatto.

Non rischiare per poi raggiungere le rassicuranti profondità limacciose della tua casa, ove stare a casa a vedere lo squallido film del sabato sera di RaiDue: Nel Segno Del Giallo. E restare spiazzato dalla trama, perché in realtà hai guardato la tele pensando ad altro. In fondo, non sei mai stato troppo portato per districarti al meglio in situazioni che non riesci a capire fino in fondo. In esse non riesci ad avere il piglio razionale e un po’ petulante e lo stile pulito e classico dell’ elegantissima ed inimitabile Signora In Giallo Jessica Fletcher.

Murder, she wrote.

Tua madre, lei sì, quando guarda un film giallo o legge un libro giallo capisce sempre subito chi è l’ assassino.

So then I took my turn,
Oh what a thing to have done,
And it was all “Yellow.”

Bella, questo mio pezzo è uscito su una rivista che potete scaricare qua.

E vi consiglio di farlo perchè è davvero molto bella e c’è dentro anche un pezzo di GG.

Si chiama  CAA (ChiamataAlleArti) – Zine.

Stay Tuned

Yellow

Una settimana fa.

“Ti ricordi, quel periodo lì, arrivavamo in uni presto, alle otto, in Nave, anche se c’era segnali e nessuno seguiva. Noi arrivavamo e c’era lì ******* alla finestra, che non si sa perchè era sempre lì anche se non dava neanche un esame…. E siccome parlava tantissimo gli dicevamo solo ciao e andavamo a sederci dentro.”

“Sì, vero, andavamo a sederci dentro e leggevamo Metro.”

“Poi chi arrivava? Arrivava ****** anche lui con Metro e si sedeva sempre dietro di noi”.

“Sì, poi arrivava ***, poi arrivavano *** e ******, arrivavano sempre insieme!”

“Marò….. ******, chissà che fine ha fatto, dopo non l’ abbiamo neanche più incontrato.”

“Pensa alla salute!”

“Pensa alla salute, si…. e *****, la *** e la *** si sedevano sempre vicini, più avanti”.

“Sì, si sedevano sempre davanti, loro.”

“Era bello quel periodo, ero felice, cioè… mi piaceva andare in università.”

“Sì, era bello. Ma quella primavera lì.”

“Quella primavera lì è stata terribile!”

“Siiiii quella primavera lì è stato orribile, c’era stata la mia festa, era il 4 di Marzo!”

“Siiiii c’era stata la tua festa ed era orribile perchè c’era la **** che avevamo appena litigato ed era seduta di spalle, io ero arrivata dalla festa della *** e non ci siamo neanche salutate!”

“Era stata poi la festa dopo…”

“Sìììì!! La festa dopo dove avevi invitato mille persone che si odiavano a caso per vedere cosa succedeva e c’era la ******* che voleva riparlare con tutti ma la **** le aveva rubato la scena perchè invece avevano parlato tutti con lei!”

“Sì! E invece alla festa prima c’era ****** che credeva che io volessi provarci con lei!”

“Troppo…. me lo ricordo, l’ avevamo accompagnata casa io e lo *******! E aveva una mezza gonna…. E poi c’era stata l’ altra volta che ero venuta alla vostra pizzata di classe che ero già ubriaca da Milano da prima e la ***** ha sfondato la porta! Oddio quel giorno lì… era il 9 di aprile, tipo.”

“Che poi quella primavera lì era quando non ci parlavamo.”

“Sì, era quando non ci parlavamo, era quel periodo lì che uscivamo sempre! Eravamo anche andati alla Fiera della Birra a Milano con mille persone che non c’entravano niente tra loro…”

“Sììì e avevamo incontrato la ***** sulla metro al ritorno! E c’era ***** super ubriaco…. E poi c’era stata un’ altra sera che ero finito in un pantano con la macchina e poi avevo cercato di pulirla alla bell’ e meglio. Ma scusa perchè eravamo andati alla Fiera della Birra insieme se non ci parlavamo?”

“Boh! Ci eravamo trovati sotto casa dello ******* e io ero in macchina con la ******* e tu eri lì per prendere ***. E non ci eravamo manco salutati! Quella primavera lì, marò… eravamo pazzi, c’erano tutte quelle serate lì…”

“…”

“…”

“…”

Occhi di vetro, cioè….”

“Pffffffffffffffffffff!”

Risate.

Ed è bello così, tipo!

I puntini riempiteli voi perchè a me mi vien da ridere….

Stay Tuned

Una settimana fa.