Mese: agosto 2008

Il Ragazzo di Manhaus

Quando eravamo a Praia do Forte, mentre mangiavamo le aragoste appena pescate dal tizio del ristorantino, si avvicinò un ragazzo coi capelli lunghi e l’ aria selvaggia.

Praticamente, costui faceva cose con foglie di palma.

Chiese una sigaretta a mio papà, si sedette per terra e iniziò a parlare con noi, mentre faceva un grillo con le foglie di palma. Ci spiegò che aveva 22 anni e che era originario di un paesino vicino a Manaus, nella Foresta Amazzonica, e che nella sua famiglia vivevano in 7 pescando dal fiume. (Un fiumiciattolo così, chiamato Rio Delle Amazzoni…).

Lui si chiamava Attila e i suoi fratelli Eros, Apollo, Zeus e Omero.

Ci disse che la foresta amazzonica è in pericolo, e se non c’è foresta non c’è pioggia, e se non c’è pioggia non c’è fiume, se non c’è fiume non ci sono pesci, se non ci sono pesci pancia vuota. Non faceva una piega, ragionamento semplice, problema ecologico serio.

Ci disse anche che lui e suo fratello da quattro anni stavano viaggiando per il Brasile, facendo lavori a caso, e tornavano a casa di tanto in tanto.

Non so perchè, questo ragazzo mi colpì parecchio. Forse perchè pensai che, in confronto a lui, noi siamo così civilizzati da sentirci superiori. E che invece lui, se lo si prendesse e lo si portasse a fare la vita che facciamo noi per dargli una vita migliore, vorrebbe immediatamente tornare indietro, alla sua foresta, ai suoi viaggi in libertà.

Probabilmente non farei cambio neanche io, ma questo incontro mi ha fatto pensare che in fondo siamo molto piccoli e limitati: lui prende le sue quattro cose e va, noi siamo talmente abituati ad avere tutto che non sappiamo più cosa vogliamo, ci perdiamo non in oceani, ma in bicchieri d’ acqua limacciosa, perchè siamo annoiati, e il nostro grande desiderio di conoscenza e apertura verso la gggente spesso si ferma alla pagina degli aggiornamenti di Facebook, dove non siamo altro che figurine e la nostra faccia nella mente di molti di quelli che sono in lista come “amici” ha in realtà solo l’ espressione che abbiamo nella foto del profilo.

Tutto ciò è piuttosto triste, no?

Noi non saremo mai come il Ragazzo di Manaus che mi regalava roselline fatte con foglie di palma e che non rincontrerò e non risentirò mai più (lui su Facebook non c’è, ffffffff!), perchè non è la nostra natura, e la morale di questa storia (e di tutto questo viaggio magico che ho appena fatto) la lascio a voi.

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