23 – Sigur Ròs Live @Arena Civica Milano

Oggi è stata domenica, o meglio, lo era fino a cinquanta minuti fa. Ed è stato anche il mio compleanno, sono andati via tutti, sono rimasta a casa da sola e pioveva.

Ringrazio tutti quelli che c’erano ieri sera, quelli che si sono ricordati di farmi gli auguri oggi (tanti ed alcuni impensati, grazie, bravi, non pensavo) e quelli che si sono ricordati che era il mio compleanno ma non mi hanno fatto gli auguri di proposito. E’ sempre nice to know you think of me.

Ma soprattutto, mi ricorderò di questo giorno per un motivo: il concerto dei Sigur Ròs a Milano! Il mondo l’ anno scorso mi ha regalato l’ uscita di Harry Potter e l’ Ordine della Fenice, quest’ anno mi ha regalato la presenza dei quattro folletti all’ Arena Civica, dov’ ero fino a due ore fa, e dunque…

Una sola frase per descrivere il tutto, quella detta da Jonsi dopo la terza canzone: it seems to be in Iceland. Infatti, faceva un freddo incredibile per essere luglio, pioveva a sprazzi, c’era vento, e il cielo alle volte diventava bianco, alle volte era solcato da fulmini e saette. Super figata, a dire il vero.

Non vi so dire esattamente i titoli di tutte le canzoni che hanno fatto, perchè ancora non padroneggio l’ islandese con la necessaria naturalezza (ma migliorerò), comunque, le conoscevo quasi tutte. Apertura con Svefn-G-Englar (vuol dire tipo Angeli Sonnambuli). Tra le “vecchie” ho riconosciuto Hoppipolla. Ho provato anche a chiamare Ste per fargliela sentire ma non ha sentito nulla! Molte le nuove, tra cui Inní mér syngur vitleysingur (In me canta un lunatico), la mia preferita in assoluto del Cd nuovo, e Gobbledigook, durante la quale Jonsi ha fatto alzare tutti in piedi a battere le mani in una specie di festa nordica con pioggia e coriandoli simil-neve.

Peccato per Untitled Four, Vaka (!!) e Loftàràsa che non hanno fatto, ma non si può avere tutto dalla vita.

E’ difficile descrivere un concerto dove non puoi cantare perchè non saprai mai le parole, e dove non vai per ballare, spingere o pogare, ma per contemplare. Perchè è stato così, tra Jonsi bravissimo coi suoi vocalizzi, quasi impressionante nella sua stranezza quando suonava la chitarra con l’ archetto, le violiniste, i trombettisti di bianco vestiti e i suoni particolari della band islandese che quest’ anno ha fatto breccia nel mio travagliato cuore.

E sfatiamo questo mito: i Sigur Ròs non sono depressivi, sono solo insoliti, curiosi, incomprensibili ai più. La loro musica è placida, rilassa, fa pensare. Mi rende pacifica e contemplativa. Dopo questa serata, posso affermare con un buon grado di certezza che in paradiso ascoltano i Sigur Ròs.

E’ strano essere il tipo di persona che sta quattro ore accovacciata sotto lo stesso ombrello con Diego incappucciato, seduti sui gradoni dell’ Arena Civica, sotto la pioggia, per ascoltare un gruppo islandese che canta in islandese con un cantante gay e cieco da un occhio.

C’è chi la chiamerebbe follia, io la chiamo amore.

E’ stato un concerto strano, ma di sicuro me lo ricorderò.

E’ stato anche un compleanno strano, ma di sicuro me lo ricorderò.

———

My anger is a form of madness,
so I’d rather have hope than sadness.

And you said something
You said something stupid like
Love steals us from loneliness

Happy birthday
Are you lonely yet?

Erano gli Idlewild, Love Steals us from Loneliness.

Biiiiiii, è da ottobre che l’ ascolto, ed è da ottobre che aspettavo questo momento!

Buonanotte a tutti

Stay Tuned

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