Il Pezzo di Carta

Il giorno dell’ ultimo esame non dite mai: “Questo è l’ ultimo giorno di quest’ anno che sono al Politecnico”, perchè non lo sarà.

Quando ero a Nizza è arrivata questa lettera che diceva dottor ingegnere, congratulations and felicitations, ecc, c’è qui la tua laurea, vienitela a prendere.

Ho pensato che in fondo la laurea poteva anche rimanere lì fino a settembre, ma non doveva, perchè dovevo andarla a prendere prima di partire, ed era così che doveva andare.

E così, stamattina ero là, al Politecnico, dove tutto comincia e tutto finisce, davanti all’ ufficio dell’ ALP.

Entro, c’era una tipa.

“Dovrei ritirare la mia laurea.”

“In che cosa ti sei laureata?”

“Ingegneria Informatica.”

“Quando?”

“Il Tre di Marzo 2008″.

Lei ha preso un pacco di lauree e ha iniziato a sfogliarle sbirciando i nomi da sotto. Io ero distratta. Ad un certo punto, però, ha preso un plico di lauree tutte assieme e le ha sollevate per voltarle dall’ altra parte, con un gesto rapido, ma non abbastanza perchè non potessi leggere il nome sulla laurea che era rimasta scoperta quando lei aveva tagliato il mazzo a metà.

Dopo ha girato al contrario le altre, gliele ha riappoggiate di sopra, ha sfogliato ancora e ha trovato la mia.

“Elena Chiara?”

“Sì.”

Mi ha dato la pergamena dentro una busta bianca.

Quando sono uscita non ho potuto fare a meno di ridere da sola. Conosco quel tipo di risata.

Alle volte il caso è da applausi.

Faceva troppo caldo oggi a Milano, per me, e per i turisti di piazza Duomo, anche se alle volte lo stesso, come diceva Jonsi, it seems to be in Iceland.

Sono tornata a casa ripassando davanti al Poli e in tutto ciò non mi sono accorta di non aver nemmeno mangiato, mentre la canzone di oggi è quella che Ste diceva ieri.

Ho portato la laurea in casa e l’ ho appoggiata sul tavolo, perchè adesso non so dove metterla.

Dunque è questo quello per cui ci alziamo presto la mattina, alle volte studiamo di sera, stiamo al computer le ore, stampiamo slides, sottolineiamo libri, ci arrabbiamo, ci esaltiamo, ci chiudiamo in casa per uscire all’ impazzata quando finisce la sessione, passiamo tanto tempo in mezzo a tanta gente, finchè la gente c’è, e ci sentiamo soli e ci annoiamo sennò, alle volte piangiamo per il nervoso e la delusione e alle volte ridiamo e siamo contenti per avercela fatta: è questo.

Il pezzo di carta che adesso non so dove mettere.

E’ lì, ci penserò a settembre.

E la gloria, tipo.

Per questo solitamente la laurea la si appende, a perenne ricordo e memoria.

Si parte domani a mezzanotte, sarà una giornata dedicata solo a fare le valigie. Papà ha detto che è meglio non portare cose di valore.

L’ impresa sarà chiuderle.

Ci sono giornate che fanno la storia, e a modo suo questa è una, anche se, per l’ ennesima volta, non so dire bene come mi sento.

Stay Tuned

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Il Pezzo di Carta

This is how the story ends

Oh popolo della Stanza Bianca, scommetto che siete rimasti in apprensione per il mio orale di econometria odierno, ebbene. Mi fu chiesto l’ Order Probit, lezione del 29/4, appunti presi stra male, infatti ieri sera quando lo riguardai passai avanti veloce perchè dissi: anche se lo leggo non capirò nulla, e poi non me lo chiederà mai.

E sarà uno degli argomenti che ricorderò per tutta la vita.

La morale di questa storia è che in questo modello autoregressivo che è la vita (??) alle volte ci fanno domande a cui non sappiamo rispondere, di una materia che non abbiamo mai capito fino in fondo, e l’ unica risposta che possiamo dare sapete qual è?

Ci vediamo a settembre…

Domani parto per il mare. Ho fatto tante volte la strada da Milano a Nizza, ma mai da sola.

Come si dice, c’è sempre una prima volta per tutto.

Per esempio, ieri per la prima volta sono andata a dormire (alle 4…) nel letto sfatto dal giorno prima. E’ una cosa per cui ho sempre biasimato amici e parenti.

Appunto, c’è sempre una prima volta.

Anzi tendenzialmente anche una seconda, alle volte, perchè credo che lo farò anche oggi, dopo il sushi da asporto di stasera perchè non ho più niente da mangiare.

Il mio magico trolley con le firme, compagno di tante avventure, è là che attende di essere riempito, quindi amori miei vi saluto.

Vi lascio con una canzone,

Lost – Coldplay

e il Cd nuovo dei Coldplay sarà la prima cosa di cui vi parlerò quando tornerò dal mare e vi saluterò prima di attraversare l’ Oceano.

Baci e abbracci a tutti, e grazie della compagnia in questi giorni.

Stay Tuned

This is how the story ends

La vita è un modello autoregressivo

Non ho ancora ritrovato le mie scarpe, a dire il vero non le ho neanche cercate. Luna Lovegood

Il problema verrà rimandato a dopo l’ orale di econometria, al quale mancano trentadue ore. Ciò significa che tra trentadue ore dichiarerò finito quest’ anno.

Comunque, vi dicevo, emergendo dalle carte di econometria (a dire il vero non è che stia più propriamente studiando, sto più che altro aspettando che arrivi l’ orale), che la vita è un modello autoregressivo.

Cioè, il suo andamento dipende da una media mu, che sono le condizioni di partenza che abbiamo a disposizione perchè donateci dalla natura (intelligenza, salute, fighezza, benessere, environment sociale, ecc.), da un mu1*t, che sarebbe un trend temporale, perchè si suppone che crescendo maturiamo e quindi in teoria miglioriamo, dalla storia passata (quanti istanti addietro decidete voi, dipende un po’ dal numero di eventi veramente significativi che avete attraversato), e da una componete u(t) detta errore white noise, imprevedibile, con valore atteso (o meglio auspicato) zero ma che in realtà influisce. Valore auspicato zero nel senso che quando facciamo previsioni sul futuro lo mettiamo a zero sperando che nulla influisca sul come noi vogliamo che le cose vadano, ma ahimè questo errore non sarà mai zero perchè all’ interno di una banda di confidenza che diventa sempre più grande ci sono sempre tanti fattori che possono far sì che le cose non vadano come vogliamo noi: il fatto che un prof si svegli più incazzato il giorno in cui dobbiamo essere interrogati noi, il fatto che uno sia più distratto alla guida il giorno che attraversiamo la strada noi, insomma il caso, la sfiga, il libero arbitrio e gli errori degli altri.

Ed è così.

Che figata.

Visto che la mia vita ha questa componente multimediale pacchiana chiamata LaStanzaBianca di cui mi sono già lamentata sopra (ma chi disprezza compra sempre, I (L) this blog….), chiamerò i miei distrurbi white room anzichè white noise.

Stay Tuned

La vita è un modello autoregressivo

Luna Lovegood

Uscendo per uscire a fare la spesa, mi sono accorta che ho perso le mie All Star azzurre. Le avevo ai Sigur Ròs e non so più dove le ho messe. Bisogna essere proprio stupidi per perdere le proprie scarpe in casa propria. Ciò mi ha ricordato un sacco Luna Lovegood proprio in Harry Potter e l’ Ordine della Fenice, quando perde le sue All Star alla fine.

Dopo le trova tipo appese al soffitto e dice: “Tutte le cose ritornano, anche se non come ce le aspettiamo“. Qualcosa del genere, che dovrebbe far pensare al ritorno del personaggio che nel quinto libro muore. Ma non dico niente per non rovinare la sorpresa e perchè francamente non ricordo.

Alohomora!

Stay Tuned

Luna Lovegood

23 – Sigur Ròs Live @Arena Civica Milano

Oggi è stata domenica, o meglio, lo era fino a cinquanta minuti fa. Ed è stato anche il mio compleanno, sono andati via tutti, sono rimasta a casa da sola e pioveva.

Ringrazio tutti quelli che c’erano ieri sera, quelli che si sono ricordati di farmi gli auguri oggi (tanti ed alcuni impensati, grazie, bravi, non pensavo) e quelli che si sono ricordati che era il mio compleanno ma non mi hanno fatto gli auguri di proposito. E’ sempre nice to know you think of me.

Ma soprattutto, mi ricorderò di questo giorno per un motivo: il concerto dei Sigur Ròs a Milano! Il mondo l’ anno scorso mi ha regalato l’ uscita di Harry Potter e l’ Ordine della Fenice, quest’ anno mi ha regalato la presenza dei quattro folletti all’ Arena Civica, dov’ ero fino a due ore fa, e dunque…

Una sola frase per descrivere il tutto, quella detta da Jonsi dopo la terza canzone: it seems to be in Iceland. Infatti, faceva un freddo incredibile per essere luglio, pioveva a sprazzi, c’era vento, e il cielo alle volte diventava bianco, alle volte era solcato da fulmini e saette. Super figata, a dire il vero.

Non vi so dire esattamente i titoli di tutte le canzoni che hanno fatto, perchè ancora non padroneggio l’ islandese con la necessaria naturalezza (ma migliorerò), comunque, le conoscevo quasi tutte. Apertura con Svefn-G-Englar (vuol dire tipo Angeli Sonnambuli). Tra le “vecchie” ho riconosciuto Hoppipolla. Ho provato anche a chiamare Ste per fargliela sentire ma non ha sentito nulla! Molte le nuove, tra cui Inní mér syngur vitleysingur (In me canta un lunatico), la mia preferita in assoluto del Cd nuovo, e Gobbledigook, durante la quale Jonsi ha fatto alzare tutti in piedi a battere le mani in una specie di festa nordica con pioggia e coriandoli simil-neve.

Peccato per Untitled Four, Vaka (!!) e Loftàràsa che non hanno fatto, ma non si può avere tutto dalla vita.

E’ difficile descrivere un concerto dove non puoi cantare perchè non saprai mai le parole, e dove non vai per ballare, spingere o pogare, ma per contemplare. Perchè è stato così, tra Jonsi bravissimo coi suoi vocalizzi, quasi impressionante nella sua stranezza quando suonava la chitarra con l’ archetto, le violiniste, i trombettisti di bianco vestiti e i suoni particolari della band islandese che quest’ anno ha fatto breccia nel mio travagliato cuore.

E sfatiamo questo mito: i Sigur Ròs non sono depressivi, sono solo insoliti, curiosi, incomprensibili ai più. La loro musica è placida, rilassa, fa pensare. Mi rende pacifica e contemplativa. Dopo questa serata, posso affermare con un buon grado di certezza che in paradiso ascoltano i Sigur Ròs.

E’ strano essere il tipo di persona che sta quattro ore accovacciata sotto lo stesso ombrello con Diego incappucciato, seduti sui gradoni dell’ Arena Civica, sotto la pioggia, per ascoltare un gruppo islandese che canta in islandese con un cantante gay e cieco da un occhio.

C’è chi la chiamerebbe follia, io la chiamo amore.

E’ stato un concerto strano, ma di sicuro me lo ricorderò.

E’ stato anche un compleanno strano, ma di sicuro me lo ricorderò.

———

My anger is a form of madness,
so I’d rather have hope than sadness.

And you said something
You said something stupid like
Love steals us from loneliness

Happy birthday
Are you lonely yet?

Erano gli Idlewild, Love Steals us from Loneliness.

Biiiiiii, è da ottobre che l’ ascolto, ed è da ottobre che aspettavo questo momento!

Buonanotte a tutti

Stay Tuned

23 – Sigur Ròs Live @Arena Civica Milano

Politecnico, Sabato, ore 7:30 del mattino

Oggi sono arrivata al Politecnico alle 7:30. Era una limpida mattina d’ estate, non faceva ancora caldo. Non c’era nessuno. Ho parcheggiato davanti all’ ingresso principale, uno o due posti più avanti di dove parcheggiò mio papà il giorno della laurea. I portoni erano tutti chiusi tranne una piccola porticina laterale. Sono entrata. Non c’era nessuno.

Ho camminato tra gli alberi cercando l’ aula del mio esame e l’ ho trovata, deserta.  Sono andata a prendere il caffè alle macchinette delle N, e anche lì neanche un’ anima.

N.1.6, N.1.3. completamente vuote. Aule, finestre, corridoi, scale delle N, non c’era nessuno e, per un po’, è stato tutto mio.

E’ stato bello.

Come dicono in un film, ma non ricordo quale, surreale ma bello.

Ascoltando questi benedetti Sigur Ròs,  ancora di più.

Stay Tuned

Politecnico, Sabato, ore 7:30 del mattino