Mese: ottobre 2007

I Love New York

Gli ho chiesto se New York l’ amava veramente, o se portava solo la maglietta. Lui ha sorriso, ma da nervoso. Era chiaro che non capiva e questo chissà come mai mi ha fatto sentire in colpa perchè parlavo in inglese. Ho indicato la sua maglietta. “Ami? Davvero? New? York?” Lui ha risposto: “New York?” Ho detto: “La. Tua. Maglietta.” Si è guardato la maglietta. Ho indicato la N e ho detto: “New” e poi la Y e ho detto: “York.” Mi è sembrato confuso, o imbarazzato, sorpreso, o forse addirittura impazzito. Non potevo sapere cosa stava provando, perchè non potevo capire il linguaggio dei suoi sentimenti. “Io non sapevo che è New York. In cinese, ny è “tu”. Credevo che voleva dire “Io amo tu”.” E’ stato allora che ho notato i poster “I love NY” alle pareti, e la bandiera “I love NY” sulle porte, e gli strofinacci “I love NY” e il contenitore per alimenti “I love NY” sul tavolo della cucina. Gli ho chiesto: “Ma allora, perchè ami tanto tutti?

Jonathan Safran Foer – “Molto forte, incredibilmente vicino”.

Buona Domenica.

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Tetris – Dynamics of human behavior

Anche le persone quando cadono cercano di incastrarsi nel modo più congeniale, girandosi e rigirandosi. Per arrivare addosso agli altri. Addosso agli altri per non stare da soli, anche se a volte vogliamo solo stare da soli, ma sono i momenti in cui in realtà vorremmo di più stare con gli altri, cadendo e incastrandoci, ma incastrandoci bene. Se ci incastriamo male pensiamo che forse non ci siamo girati dalla parte giusta. E se devo vedere il lato particolarmente negativo del tutto, penso che il verbo “girarsi” sia uno dei più importanti per l’ essere umano, perchè, in fondo, tutti sperano che tu ti giri in un modo che permetta a loro di incastrarsi più facilmente con te e stare nel muro.

Eh, non esistono più i videogiochi di una volta.

Titolo da titolo album dei De*Crew.

Buon venerdì sera.

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FAQ – Cronache del pomeriggio della domenica (III)

1)Ma se “sono sempre i migliori quelli che se ne vanno”, vuol dire che i migliori non sono quelli che affondano con la loro nave, come il capitano del Titanic, ma quelli che sono capaci di capire che ad un certo punto la nave va abbandonata?

2)Siamo quello che siamo o siamo quello che gli altri si aspettano / vogliono / fanno di tutto affinchè noi siamo, cosicchè quando ci guardiamo allo specchio in realtà non vediamo noi stessi ma un complesso puzzle di pezzi di specchi deformanti messi dalle persone che ci stanno intorno?

(Cristiano Godano direbbe: una, centouno, centomila… Immagini di me, ma…)

3)In relazione alle non-risposte date ai punti 1) e 2), come posso dirti dove sarò alla fine (capolinea, io non sapevo neanche che…), dal momento che non so neanche dove sarò domani?

Buona domenica a tutti!

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