L’ albero di mele – Cronache dell’ insonnia (IX)

C’ era una volta, su una collina, un albero di mele. Ma non era un albero di mele normale, era un albero di mele altissimo e gigante.

Due fratellini giunsero ai piedi dell’ albero di mele. Abbagliati dalla magnificenza dell’ albero, rimasero a fissarlo per ore.

“Ho fame – disse poi Ed, il fratello maggiore – Io voglio una mela.”
“Anch’ io ho fame – disse Heich, il fratello minore – Io voglio quella mela.”

E così dicendo puntò il dito verso il cielo, e indicò al fratello la mela che stava più in alto. Ed cercò di guardare nella direzione indicata dal fratello, ma riusciva a malapena a scorgere la mela, perchè a fissare il cielo, il sole lo infastidiva, non vedeva più nulla, quasi accecato.

Tornò a guardare a terra, e per un istante vide tutto nero ed ebbe le vertigini. Poi, mise una mano sulla spalla del fratello minore, che stava ancora fissando la mela più alta, e disse: “Heich, non riuscirai mai a prendere quella mela. Prendine una di quelle ai rami bassi, altrimenti avrai fame per sempre.” Così dicendo, staccò una mela da uno dei rami più bassi dell’ albero e cominciò ad addentarla. Poi, fece per allontanarsi.

Il fratello però non accennava a muoversi per seguirlo, anzi, era fermo immobile sotto l’ albero, a fissare il cielo e la mela che voleva.
“No, Ed, io voglio quella mela”. Disse di nuovo.

Ed fece spallucce e cominciò a discendere la collina. “Dovrai aspettare che cada! – disse, rivolto al fratello, ma senza guardarlo – E io non ho voglia di aspettare con te!”

Heich rimase sotto l’ albero, non si voltò nemmeno a guardare il fratello che andava via e, di nuovo, ripetè tra sè “Io voglio quella mela”, anche se in fondo sapeva che non sarebbe caduta mai.

Quella notte Heich non tornò a casa.

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Il giorno dopo, Ed tornò all’ albero di mele. Fin da quando si trovava ai piedi della collina, potè scorgere la sagoma del fratello, in piedi sotto l’ albero di mele, con lo sguardo rivolto verso l’ alto.

“Sei impazzito? – gli disse – Perchè non sei tornato a casa?”
Heich non gli rispose, continuava a fissare la mela.
“Non essere sciocco – continuò Ed – e prendi un’ altra mela, altrimenti non sarai mai sazio. Il tuo restare qui è totalmente privo di senso. Fai come me, prendi una mela dai rami più bassi e andiamocene.”
“Non mi importa niente delle altre mele – rispose Heich – Tu potrai prendere quante mele vuoi, una ieri, una oggi, una domani, una tra dieci, venti o quarant’ anni. Per te una mela vale l’ altra, ma per il solo fatto che ne prendi sempre una diversa, man mano che il tempo passa, vuol dire che non sarai mai sazio del tutto comunque.”
Ed agitò una mano nell’ aria come per metterlo a tacere, e annuì come si dà ragione ai matti. Poi prese una mela e fece per andarsene. “Per quanto tempo hai intenzione di restare qui ancora?”
“Tutto il tempo che sarà necessario” rispose Heich.

Ed voltò le spalle e iniziò a scendere dalla collina.

Neanche quella notte Heich tornò a casa.

Il terzo giorno, Ed tornò di nuovo all’ albero di mele e trovò suo fratello sempre fermo nello stesso posto a guardare la sua mela.

“Sei ancora qui? – gli chiese – Ti prego, prendi anche tu una mela dai rami bassi e ritorna a casa con me.”
“No. – rispose fermo Heich. – Non disturbarmi. Le lascio a te le altre mele, io voglio quella mela”. E così dicendo indicò di nuovo col dito la mela più in alto, ma stavolta Ed non guardò verso il cielo, perchè già sapeva che guardare verso il sole gli avrebbe abbagliato la vista.
“Io prenderò una mela – disse Ed – E anche per oggi non avrò più fame. Dai, prendine un’ altra anche tu. Se non sarai sazio del tutto, potrai sempre tornare a prenderne una domani.”
Ma Heich disse: “Io non voglio un’ altra mela. Io voglio quella mela. Io non voglio dover tornare a prendere un’ altra mela domani. Io voglio il per sempre.”

Ed scosse la testa. Si voltò, lasciò lì il fratello e cominciò a scendere dalla collina.

L’ ombra dell’ albero di mele si distendeva su di lui.

Il tempo inesorabile passava. Giorni, settimane, mesi, stagioni, anni.

Ed ogni giorno tornava a prendere una mela. E ogni giorno vedeva, davanti all’ albero, suo fratello, intento a guardare la sua mela, la mela più alta. Non aveva più la forza di parlargli per convincerlo a tornare a casa. Ma mentre Ed cresceva e diventava più alto, più forte, e, infine, più vecchio e più debole, gli sembrava che suo fratello rimanesse sempre un bambino.

Quando Ed capì di essere arrivato all’ ultimo dei suoi giorni, decise che voleva salutare suo fratello, e si avvicinò ad Heich.

“Chi sei?” gli chiese Heich, distogliendo per un attimo lo sguardo dalla mela.
“Nemmeno mi riconosci? – rispose Ed – Sono tuo fratello.”
“Ho visto tanti uomini venire a prendere le mele, giorno per giorno. – disse Heich – Non pensavo che ogni giorno venissi anche tu.”
“Io sono venuto tutti i giorni, ma sento che questo giorno è l’ ultimo. – rispose Ed – E tu, invece, sei rimasto un bambino per sempre.”
“Non ho mai preso la mia mela, il tempo si è fermato. Questo è il per sempre. Sapevo che sarebbe andata così.” disse Heich.
“Non hai mai provato ad arrampicarti sull’ albero per prendere la mela?” gli chiese Ed.
“Certo che no – disse Heich – Uno dei rami dell’ albero avrebbe potuto spezzarsi, e io sarei caduto. Tutto quel che potevo fare era aspettare.”
“E così sei rimasto sempre bambino, e sempre uguale. Tutto questo non può essere reale.” osservò il fratello.
“Forse perchè in fondo, il per sempre non è reale.” disse Heich.

Ed per un attimo ebbe paura degli occhi di suo fratello, e indietreggiò. Ma fu in quel momento che Heich si accasciò a terra. Ed si precipitò in ginocchio davanti a lui. “Stai bene, fratello?” gli chiese.

“No Ed, – rispose Heich – Sto morendo.”
“Ma come? – chiese l’ altro – Sei rimasto un bambino.”
“Questo non significa che non possa morire. – disse l’ altro – Gli anni sono passati anche per me. Il per sempre non è reale.”

Furono le sue ultime parole.
Poi, reclinò la testa all’ indietro, mentre Ed cercava di tenerlo con un braccio.

Ed capì che non poteva più fare niente per salvare suo fratello, e una lacrima iniziò a scendere sulle sue guance rugose.

In quel momento, però, sentì cadere qualcosa.

Come a rallentatore, gli sembrò di veder cadere la mela di Heich, che infine atterrò nel palmo della sua mano, adagiata sul suo grembo.

Così, il cielo verso cui guardavano gli occhi ormai sbarrati di Heich, gli aveva regalato la sua mela nell’ istante in cui lui aveva smesso di guardarla.

Ed si asciugò con la mano sinistra una lacrima, e poi, posta la stessa mano sul sul viso di Heich, chiuse delicatamente gli occhi del fratello, per sempre.

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Hey, everybody’s got a dream!

Buona settimana, ragazzi!

Stay Tuned

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