La corda di Obelix – Cronache del Pomeriggio della Domenica

Due sabati fa andai al Parco Increa a Brugherio con varia gente. In cotale locus amoenus, c’ era una fiera in cui si vendevano prodotti di artigianato alquanto bizzarri, e un manipolo di fanatici del medioevo aveva allestito un campo con tende, focolare e gente che mangiava seduta per terra, simulando un accampamento di guerrieri medioevali. Roba da giochi di ruolo live, ed è inutile che sprechi il mio tempo a dire cosa penso di ciò, perchè già lo sapete. La cosa grave è che la maggior parte di questi individui erano persone adulte, ma comunque non è su costoro che mi devo soffermare.

Dopo una visita a una bancarella dove un uomo in tenuta da stregone vendeva draghi colorati, la Sara ha indicato a me e Stefano un uomo panciuto con baffoni da Obelix, che indossava un kilt scozzese. O meglio, ha indicato noi a lui, dicendogli di farci provare il gioco che aveva fatto lei nel pomeriggio con una sua amica.
Nonostante i nostri inziali sguardi impietriti e terrorizzati, alla fine io e Stivo abbiamo acconsentito, e così Obelix ci ha legati insieme. Praticamente, sia io che Stivo avevamo delle cordicelle con nodo scorsoio (tipo quello di un cappio) legate ai polsi, e le nostre cordicelle erano incrociate tra loro. Così, avevamo i polsi legati e allo stesso tempo eravamo legati insieme. Dopodichè Obelix ci ha detto: una sola regola, non vi potete sfilare la corda dal polso, una sola soluzione, raggiungibile in quattro modi.

Con queste preziose indicazioni, anche se inizialmente non ci siamo soffermati troppo sul loro senso, io e Stivo abbiamo macchinosamente tentato di slegarci, ma, dopo una lunga serie di avvitamenti, contorsioni, passaggi l’ uno sotto la corda dell’ altro, fermamente convinti che ci saremmo riusciti da soli, senza i suggerimenti della Sara, che nel pomeriggio era riuscita a liberarsi, eravamo ancora legati, e abbiamo detto ai nostri amici di lasciarci stare, orgogliosi e sicuri che avremmo trovato la soluzione anche da soli, forti della nostra intelligenza da ingegnere che ha fatto il liceo classico e filosofo che ha fatto il liceo scientifico.

Dopo un po’, arrivati alla disperazione, con lo Stivo che prendeva a male parole la Fabiana che ci distraeva (”Andiamo a fare un tatuaggio all’ hennè?” “Fabiana! Non vedi che sono occupato!!!!!”), abbiamo accettato il suggerimento della Sara: una sola soluzione, quattro possibilità, significava che tutto doveva partire da una mano, e le mani in gioco erano quattro. Poi, imbeccati da Gigi, che ci osservava beffardo, e da Fra, che faceva anche lui le sue supposizioni, abbiamo capito che potevamo allargare il nodo scorsoio che avevamo ai polsi (doveva farlo uno di noi da una sola mano) senza però toglierci il cordino dal polso, e tentare di creare uno spazio abbastanza grande affichè uno di noi due potesse passarci dentro e liberarsi slegandosi dall’ altro.

Nonostante questa intuizione, dopo numerosi tentativi miei di allargare il cappio e di passarci dentro io o di farci passare dentro Stivo, eravamo ancora nella situazione di partenza, alla quale ritornavamo sconsolati ogni volta, dopo esserci ingarbugliati ancora di più in seguito ai nostri bislacchi tentativi.

Anche le coppie di giocatori accanto a noi cercavano di slegarsi, e noi li osservavamo cercando di capire come potessero fare e che strategia stessero adottando, ma ormai più niente poteva aiutarci, neanche la Sara ricordava i movimenti esatti con cui si era slegata dalla sua amica quel pomeriggio.

Ormai era passato troppo tempo, i nostri amici si prendevano gioco di noi ed erano stanchi di aspettare e di guardarci e nonostante noi, testardamente, non volessimo ammettere di aver perso, abbiamo convenuto che era meglio arrendersi, rendendo felici i nostri amici, che così hanno potuto andare a prendersi da bere.

Quando, rassegnati e mortificati per non essere stati capaci di avere la meglio su due stupidi pezzi di spago, abbiamo riconsegnato i cordini a Obelix, lui ci ha detto: vi arrendete? Comunque la soluzione non posso dirvela, altrimenti si rovina il gioco.

Aveva ragione.

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La morale di questa storia è: a volte ci sentiamo legati a qualcuno. Non si sa perchè sia così, anzi, il motivo di ciò può essere talmente difficile da scovare, anche per chi è abituato a ragionare, come un ingegnere che ha fatto il liceo classico e un filosofo che ha fatto il liceo scientifico, che a volte si scopre alla fine essere una ragione irrazionale, incomprensilbile ed insensata quanto un uomo di più di cinquant’ anni che sembra Obelix, vestito con il kilt al Parco Increa a Brugherio. Dal momento che ad un certo punto ti sembra tutto assurdo e pazzesco, provi a slegarti, e magari i tuoi amici che ti stanno a guardare cercano di darti consigli per farlo, oppure di farti distrarre, e tu sei convinto che una soluzione ci sia, che sei forte e intelligente e quindi alla fine ti libererai, capirai qual è. Però, di base hai le mani legate, e allora forse non ti rimane che arrenderti, e quando tornerai a interrogarti sul senso del tutto, la ragione non ci sarà, o meglio, l’ Obelix di turno ti dirà che è meglio non sapere niente della soluzione, perchè altrimenti il gioco della corda che ti lega perderebbe tutto il suo fascino.

E avrà ragione.

Stay Tuned

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La corda di Obelix – Cronache del Pomeriggio della Domenica