Avevo la Varicella (Una Storia su Teemu Selanne)

Avevo la varicella, così dovevo stare a casa da scuola. Facevo la seconda media, era il millenovecentonovantotto. Febbraio. La mattina non sapevo cosa fare e guardavo la tv, e a Nagano c’erano le Olimpiadi invernali. Il fuso orario improbabile mi aveva per caso portata ad assistere alla semifinale di hockey su ghiaccio maschile tra Russia e Finlandia.
L’ hockey su ghiaccio è uno sport maschio, ma allo stesso tempo poetico. È fatto di spallate e contrasti, fughe rapide sul ghiaccio, dribbling leggeri sui bagliori di lame metalliche.
Io ero una ragazzina assonnata e febbricitante e mi innamorai di lui.
Poiché i paesi del nord Europa mi avevano sempre affascinata, tifai per la Finlandia.
Fu una partita molto bella e combattuta. Vinse la Russia, la stella fu Pavel Bure.
Mi dispiaceva per lui, capelli biondi e sguardo di ghiaccio, che, stando a quanto diceva il telecronista, in Finlandia e nell’ NHL doveva essere una leggenda incontrastata dell’ hockey.
Ma la Finlandia quel giorno perse, io guarii, tornai a scuola e non vidi la finale terzo-quarto posto. Così lo persi.

E poi lo ritrovai nella Playstation. Il gioco era NHL 99 e io avevo scelto una squadra a caso perché mi piaceva il suo simbolo, che avevo visto su qualche maglietta. Riconobbi subito il nome e il viso nella foto da album delle figurine. Teemu Selanne, right wing.
Quando penso all’ hockey, sport che nel mio paese gode di considerazione pari a zero o poco più, non può che venirmi in mente Teemu Selanne, che mi tenne compagnia in una mattina di febbraio ’98 in cui avevo la varicella e che fu il perno della formazione che portai a vincere un campionato da videogame.

Ora so che è nato a Helsinki nel 1970 e che è approdato all’ NHL nel 1992. La squadra che lo ha avuto per più tempo tra i suoi ranghi è quella dei Mighty Ducks of Anaheim, che era la mia squadra alla Playstation. Ora, dopo diverse peregrinazioni e separazioni e ricongiungimento con il suo amico e collega Paul Karyia, dopo aver conseguito una miriade di record e dopo essere passato attraverso duri infortuni, Teemu Selanne, The Finnish Flash è ancora lì. Ad Anaheim.
Io non ho più dodici anni e non ho più la varicella. Mi piace ancora l’ hockey ma non ho più avuto occasione di guardare una partita. Neanche di giocarla alla Playstation.

Ma mi ricordo di Teemu Selanne, che nel mio immaginario è un eroe silenzioso venuto dai ghiacci. Carismatico e caparbio sul campo, capace tanto di trascinare i compagni quanto di far ammattire gli avversari. Tanto di farmi infatuare di uno sport che non riesco a seguire, quanto di sfuggirmi e ricomparire inevitabilmente nei miei pensieri ogniqualvolta sento parlare di hockey.

(Pubblicato su Rolling Stone, Marzo 2006)

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