Mese: febbraio 2006

Brokeback Mountain

Oggi è stato semplicemente un altro giorno che è passato. Ho la schiena a pezzi, perchè è un mese che praticamente studio e basta, sto quasi sempre in casa, non vado in piscina. E ieri oltretutto ho visto Brokeback Mountain. Vi vorrei dire che è fichissimo per assimilarmi al trend generale, invece vi dirò la verità e vi dirò che Gyllenhall e Ledger sono due fighi e che il film non l’ ho capito. Che restare innamorati per così tanto tempo di una persona che non si vede anche per quattro anni di fila è veramente difficile, un po’ troppo da film. E che per ovvi motivi non sono riuscita ad immedesimarmi. E che i film che durano più di un’ ora e mezza faccio fatica a vederli fino alla fine. E che il titolo italiano “I segreti di Brokeback Mountain” ha un che di ridicolo e di “I Misteri di Wisteria Lane”. Magari tra qualche tempo lo rivedrò e finalmente, come tutti gli altri, dirò che è una gran figata. Ora come ora dico boh.

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La Forma dei Sogni

Strana, la mente umana. Ci sono i sogni, e non si capisce bene cosa siano. Ma, soprattutto, non si capisce bene da dove vengano e che cosa vogliano dire. A volte sono strani, assurdi, altre volte ricorrenti. A volte si ricollegano a quello che stavi pensando prima di andare a dormire. In tempi di esami spesso prima di addormentarmi penso che mi dovrò alzare presto il giorno dopo per andare all’ esame, e sogno che mi sveglio troppo tardi e non arrivo in tempo, o che non mi va la penna, o altre amenità del genere. La mia teoria sulle pillole che ti fanno dormire, è che ti proiettino dal momento prima di addormentarti al sonno profondo in maniera così rapida che finisci per fondere i tuoi ultimi pensieri con il sogno. E la mattina finisci per non ricordarti quello che è veramente successo prima di andare a letto e quello che invece è solo sogno.

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Avevo la Varicella (Una Storia su Teemu Selanne)

Avevo la varicella, così dovevo stare a casa da scuola. Facevo la seconda media, era il millenovecentonovantotto. Febbraio. La mattina non sapevo cosa fare e guardavo la tv, e a Nagano c’erano le Olimpiadi invernali. Il fuso orario improbabile mi aveva per caso portata ad assistere alla semifinale di hockey su ghiaccio maschile tra Russia e Finlandia.
L’ hockey su ghiaccio è uno sport maschio, ma allo stesso tempo poetico. È fatto di spallate e contrasti, fughe rapide sul ghiaccio, dribbling leggeri sui bagliori di lame metalliche.
Io ero una ragazzina assonnata e febbricitante e mi innamorai di lui.
Poiché i paesi del nord Europa mi avevano sempre affascinata, tifai per la Finlandia.
Fu una partita molto bella e combattuta. Vinse la Russia, la stella fu Pavel Bure.
Mi dispiaceva per lui, capelli biondi e sguardo di ghiaccio, che, stando a quanto diceva il telecronista, in Finlandia e nell’ NHL doveva essere una leggenda incontrastata dell’ hockey.
Ma la Finlandia quel giorno perse, io guarii, tornai a scuola e non vidi la finale terzo-quarto posto. Così lo persi.

E poi lo ritrovai nella Playstation. Il gioco era NHL 99 e io avevo scelto una squadra a caso perché mi piaceva il suo simbolo, che avevo visto su qualche maglietta. Riconobbi subito il nome e il viso nella foto da album delle figurine. Teemu Selanne, right wing.
Quando penso all’ hockey, sport che nel mio paese gode di considerazione pari a zero o poco più, non può che venirmi in mente Teemu Selanne, che mi tenne compagnia in una mattina di febbraio ’98 in cui avevo la varicella e che fu il perno della formazione che portai a vincere un campionato da videogame.

Ora so che è nato a Helsinki nel 1970 e che è approdato all’ NHL nel 1992. La squadra che lo ha avuto per più tempo tra i suoi ranghi è quella dei Mighty Ducks of Anaheim, che era la mia squadra alla Playstation. Ora, dopo diverse peregrinazioni e separazioni e ricongiungimento con il suo amico e collega Paul Karyia, dopo aver conseguito una miriade di record e dopo essere passato attraverso duri infortuni, Teemu Selanne, The Finnish Flash è ancora lì. Ad Anaheim.
Io non ho più dodici anni e non ho più la varicella. Mi piace ancora l’ hockey ma non ho più avuto occasione di guardare una partita. Neanche di giocarla alla Playstation.

Ma mi ricordo di Teemu Selanne, che nel mio immaginario è un eroe silenzioso venuto dai ghiacci. Carismatico e caparbio sul campo, capace tanto di trascinare i compagni quanto di far ammattire gli avversari. Tanto di farmi infatuare di uno sport che non riesco a seguire, quanto di sfuggirmi e ricomparire inevitabilmente nei miei pensieri ogniqualvolta sento parlare di hockey.

(Pubblicato su Rolling Stone, Marzo 2006)

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La Marcia dei Pinguini

Ieri ho finalmente visto questo film, di cui tanto si è parlato. “La marcia dei pinguini” è innanzitutto un documentario. Per cui, se vi addormentate dopo cinque minuti di Quark e simili, astenetevi. Tuttavia, la pellicola presenta molte singolarità, e bisogna anche considerare che la voce narrante dell’ ottimo Fiorello è un deterrente alla noia. Innanzitutto, ci mostra paesaggi a cui noi non siamo abituati. I colori del film sono praticamente solo quattro: il bianco la fa da padrone, grazie alle immense distese di neve e alle montagne di ghiaccio. Poi c’ è il nero del dorso dei pinguini, il giallo di quella sfumatura che hanno proprio sul collo, e l’ azzurro dei riflessi della neve e dell’ acqua del mare. Per noi, che appena abbiamo visto un po’ di neve abbiamo gridato alla calamità naturale e siamo corsi a far foto anche al cortile di casa, vedere scenari come quelli di questo film è sorprendente e impressionante. E pensare quali possano essere le temperature al Polo Sud lo è ancora di più.
I pinguini, splendidamente ripresi, sembrano veri attori. Le scene del corteggiamento sembrano reali, così come quelle in cui i piccoli vengono accuditi e cresciuti dalle mamme e dai papà. Tra l’altro, i piccoli pinguini sono tenerissimi, io generalmente non impazzisco per gli animali, ma le scene in cui stavano tutti insieme per scaldarsi o correvano dalla mamma dopo l’ attacco delle poiane mi hanno quasi commossa.

Che strani animali, i pinguini. Hanno la pancia, camminano dondolando, hanno il becco come gli uccelli ma non volano, scivolano sul ghiaccio e usano come pinne le loro alucce. Sembrano goffi… eppure, osservando il loro comportamento in questo film, a tratti sembra che abbiano gli stessi sentimenti degli uomini.

E allora, riecco l’ eterno mistero: perchè solo a noi è stata concessa un’ intelligenza “superiore”? Perchè solo la specie umana si è evoluta a tal punto da inventare delle cose con la propria mente e col proprio braccio? Booooooooooooh questo è e sarà sempre un grande mistero. Chissà come sarebbe un mondo in cui fossero i pinguini a fare un documentario su di noi.

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