Tu sei Charlotte Simmons

Il libro del momento, dicono. Scritto dal vecchietto Tom Wolfe, che ha l’ aria simpatica e si veste sempre e solo di bianco. Un occhio spietato sul mondo dei campus americani, ritratto in quell’ università immaginaria che lui chiama Dupont e che vorrebbe essere il lampante riferimento a università realmente esistenti tipo Harvard, Yale and so on. Almeno, così dicono. Come se fosse una roba mai sentita. E come se questo abbia dato all’ autore il diritto per metterci 800 pagine per scrivere questo romanzo. Copertina bianca come i vestiti che l’ autore, forse un po’ spocchiosamente, indossa sempre. Con su la faccia di una sfigata che vorrebbe in maniera fuorviante farci immaginare Charlotte così. Ma dopo esserci immaginati Charlotte castana a causa dell’ immagine di copertina, scopriremo nel libro che Charlotte è bionda.

Al vecchio imputo una cosa. Spesso e volentieri mentre scrive diventa vittima di un tic che lo porta a ripetere ripetere ripetere la stessa parola parola parola per costringere il lettore il lettore il lettore a soffermarvicisi soffermarvicisi soffermarvicisi. Non mi piace esteticamente, anzi, specialmente nella scena di sesso (votata come la peggiore scena di sesso della letteratura nel 2005! E ora direi che ho scoperto il motivo di questo anti-premio!) tra Charlotte e Hoyte, questa anafora compulsiva è oltremodo fastidiosa e si estende fino alla ripetizione x 5 della parola “colpi”. Il buon vegliardo di bianco vestito vorrebbe così portarci a immaginare fisicamente ciò che accade. E vi assicuro che non è una bella scena.

And now: i personaggi sono oltremodo stereotipati. L’ ambientazione da campus con giocatori palestrati che fanno i fighi con le studentesse troiette l’ avevo già vista in circa altri milleduecento film e stupide commedie americane. Charlotte è una montanara del North Carolina che viene da un paese sfigato, dove tutta la gente è sfigata, e dove lei è mitica perchè era brava a scuola ed è stata ammessa alla Dupont e dove i suoi compagni delle superiori più sgamati provano solo pena per lei. Ma lei si sente più intelligente di loro, e questo la porta ad avere un complesso di superiorità più grande degli stessi Stati Uniti, nonostante sia solo una donna inutile, secchiona ed insipida, nonchè piena di pregiudizi. Manca solo una cosa a questo personaggio per rientrare completamente nello stereotipo: non è un cesso. Solitamente, le secchione sono cesse, o per lo meno hanno gli occhiali all’ inizio della storia e diventano fighe solo dopo. Qui si ripete ossessivamente che Charlotte assomiglia a Britney Spears (maccome! Ce la immaginavamo come la tipa bruna in copertina…) e le basterà comprarsi un paio di Diesel per diventare una barbie come tutte le altre. La compagna di stanza di Charlotte è un’ anoressica di facili costumi che ha in camera diverse diavolerie tecnologiche e che si ubriaca, dorme fuori e la snobba. Personaggio già visto. Poi ci sono i giocatori di basket con i muscoli pompati, tra cui ne spicca uno che scoprirà grazie a Charlotte (ma dai!) e ai suoi insulti, di avere un cervello e di voler studiare Socrate. Probabile, mi dicono… Poi ancora c’è il tutor super intelligente e altrettanto super sfigato Adam, che per arrotondare consegna pizze e che si vergogna mortalmente di essere vergine in un luogo dove non si fa altro che scopare e ubriacarsi e andare a feste e.
A condire il tutto e a voler giustificare (senza riuscirci) le ottocento pagine, la storia di uno strano servizietto fatto da una studentessa a uno pseudo governatore e scoperto da altri studenti. Che mi sa tanto di dejà vu Lewinsky e che comunque ti fa solo venir voglia di leggere saltando le righe per arrivare a parti più interessanti della storia.
Salvo solo la famiglia di Charlotte, anche se è descritta con caratteri decisamente macchiettistici (le grosse mani callose del padre operaio… oooooooh…) per lo meno risulta genuina e simpatica.

Indi per cui: bocciato, bocciato, bocciato in tronco il libro del momento. Sono fiera di me stessa per aver preso questo libro in biblioteca e per aver comprato i libri di due scrittori italiani a Natale (”Un giorno Perfetto” di Melania G. Mazzucco e “Con le peggiori intenzioni” di Alessandro Piperno) anzichè questo mattonazzo americano che sicuramente venderà moltissimo, ma che se aveva per scopo una feroce satira dell’ ambiente universitario USA ha proprio fallito, o quantomeno arriva un po’ in ritardo. Tom Wolfe forse è troppo anziano e troppo “fuori” dal mondo che cerca di descrivere per riuscire a portare a termine il compito in modo convincente. Ostentando per altro anche un grande disprezzo per quello che chiama “il patois del cazzo fottuto”, cioè il modo scurrile di parlare dei giovani. Come se tutti parlassero solo da scaricatori di porto all’ università. O forse io sono troppo dentro il mondo che lui tenta di descrivere (sebbene non studi in USA, ho presente ciò di cui sta parlando) per poterlo apprezzare senza notare evidenti riduzioni a stereotipo.
Charlotte, che dovrebbe essere una pura e illibata eroina puritana e montanara data in pasto a un mondo di dissoluti ricconi ninfomani, non è neanche un po’ simpatica. Si desidera dal primo momento che crolli in tutte le materie e che venga derisa da tutti i suoi compagni trendy. Ed effettivamente, è un po’ quello che accadrà, ma siccome sono particolarmente simpatica non vi rovino il finale (anche se dubito che dopo aver letto questo articolo qualcuno di voi legga il libro).
Un amico un dì mi disse che la stroncatura è inutile, perchè scoraggia. Ma che è molto divertente da scrivere. Ebbene, io penso che abbia ragione.

Stay Tuned

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Tu sei Charlotte Simmons