Il Grande Freddo

Settimana scorsa ho finalmente visto questo film, molto anni ‘80, che parla di una compagnia di amici che si ritrova molti anni dopo la fine dell’ università. Causa della “reunion”, il suicidio di uno di loro. Cast stellare, con un Kevin Kline a mio parere più o meno identico al Manuel Agnelli di Quello che non c’è, e lo sfigato del gruppo identico al mio prof di analisi (stessi occhiali, ragazzi…).
Come la sua brutta copia italiana, Compagni di scuola di Carlo Verdone (anche qui cast stellare… tutto il peggio del cinema italiano: DeSica Junior, Athina Cenci…) la reunion suona patetica e segnata da amari sorrisi.

Io sono nostalgica e lo sapete, segretamente adoro queste cose. Adoro andare in posti dove rischio d’ incontrare persone che non vedo da anni. E mi spiace che la mia classe non abbia più fatto incontri dopo la maturità. Non aveva senso perchè ci odiavamo, è vero. E poi in occasioni del genere un po’ ti deprimi, ti senti vecchio perchè il tempo passa. Però è interessante vedere come una persona sia cambiata, come all’ inizio di eventi di questo tipo tutti facciano in modo da presentare solo la faccia più sfavillante di sè, quella che prende tutti 30 e che conosce mille amici nuovi… e verso la fine dell’ incontro vengano invece fuori le macchie. Ci si ritrova amici come una volta, si pensa che nessuno ci è mai stato vicino così a lungo, si trova il coraggio per ammettere che qualcosa nella nostra vita è fallito. Mal comune mezzo gaudio. Forse.

Boh. Anche se dico che adoro queste cose, per fortuna per ora niente grandi revival e grandi freddi in vista. Sebbene il male sia comune e il gaudio mezzo, non pensare al male e al tempo che è passato rende il gaudio solitario ma totale.

Stay Tuned.

Annunci
Il Grande Freddo

5SA (Cinque Strane Abitudini)

Ed ecco che, in preda alla noia compulsiva, ho trovato un test su Underbreath e ho deciso di rispondere. Lo scopo del gioco è scrivere sul proprio blog cinque strane abitudini.

1)Quando faccio colazione voglio essere da sola. Caffèlatte e fette biscottate e nel frattempo sfoglio un giornale, ma mai un quotidiano perchè ha le pagine che sporcano. Se c’ è qualcuno nella stanza, gli chiedo di andarsene o manifesto con acidità il fastidio dato dalla presenza di un’ altra persona in cucina.
2)Quando mi siedo con l’ intenzione o l’ obbligo di fare qualcosa di serio (studiare, prendere appunti, scrivere, fare un esame) mi siedo a gambe incrociate come gli indiani.
3)In periodi in cui sono particolarmente scazzata / dispiaciuta / innamorata / nervosa / triste, dormo vestita. Cioè tengo su a dormire la stessa felpa con il cappuccio e gli stessi pantaloni della tuta che tengo su in casa. D’ estate quest’ abitudine è sempre valida e solitamente il capo utilizzato notte e giorno è la maglietta dell’ Open Day del Politecnico.
4)Porto l’ orologio al polso destro, non per imitare gli Agnelli ma perchè all’ asilo la mia suora, suor Rita, era mancina e portava quindi l’ orologio al polso destro. Io volevo essere mancina e quindi iniziai a portare l’ orologio al polso destro. Ora non porto quasi mai l’ orologio. E non ho mai imparato a scrivere con la sinistra.
5)Quando devo uscire e aspetto che qualcuno mi venga a prendere, dieci minuti prima dell’ orario convenuto sono pronta e mi metto davanti alla finestra ad aspettare che la macchina dei miei amici svolti dal Viale verso l’ Oratorio. Nel fare ciò, spesso ho già su la giacca e il cellulare in mano.

And now, che lo stesso giochino si diffonda a macchia d’ olio sui vostri blog.
All’ abitudine più strana in regalo l’ orsacchiotto.

*/altra abitudine: quando finisco gli articoli sul mio blog scrivo Stay Tuned*/

Stay Tuned

5SA (Cinque Strane Abitudini)

You think that I am strong

Stavo cercando di dare un senso alle materie che sto studiando. I diagrammi di Nyquist non li so ancora disegnare bene. Mi sa che Davide si è portato via il mio pennarello verde. Ieri sera stavo vedendo un telefilm stupido. Ho letto le prime due cronache di Narnia. Quasi è fatto meglio il film, nel Leone Strega Armadio ci sono molti meno dettagli fighi nella versione scritta. Le musiche di Vangelis sono fighe. La gente non la smette di mandare catene dicendo che Msn diventerà a pagamento. C’era un articolo figo su Rolling Stone che parlava di Burton. Burton quello degli snowboard. La mia stampante si mangia i fogli e li sputa fuori stampando disegnini strani in maniera inutile.

You think that I’ m strong
you’ re wrong
you’ re wrong…
I’ m singing my song
My song
My song…

Stay Tuned

You think that I am strong

Boys & Girls

* Questa riflessione l’ ho elaborata vedendo i miei compagni di univerisità giocare a Dodgeball in aula martedì scorso e l’ ho portata a termine vedendoli giocare a calcio in aula questo martedì, nonchè vedendone tornare in classe altri dopo quattro sbagliati alle due del pomeriggio *

Io vivo circondata dagli uomini. Questo, non certo perchè la mia vita sentimentale sia incredibilmente variegata, ma perchè al Politecnico il rapporto è di 60/1 per i maschi. La maggior parte dei miei amici più stretti sono sempre stati ragazzi. L’ amicizia che ho avuto con loro, nonostante ciò che si dice, è stata anche più forte e duratura di quella che ho avuto con delle ragazze. E non ha attraversato momenti di tensione e aspri litigi. Se ci sono stati dei problemi, sono stati risolti in modi più consapevoli e maturi.
I ragazzi sono più semplici. E probabilmente sono anche più buoni di noi. Sotterfugi, invidie, maldicenze. Loro non conoscono queste cose come le conosciamo noi. E come, nessuna immune, ne siamo artefici. I ragazzi non hanno quei mezzi litigi e mezzi intrighi che combiniamo noi. Se ci dev’ essere uno scontro, è uno scontro diretto, molto più schietto.
Dopo aver visto la mia classe a maggioranza femminile finire dilaniata dagli intrighi di palazzo, non immaginate quanto adori stare in mezzo ai maschi.

Ma, questa è la cosa che ho pensato mentre li guardavo giocare in classe, la cosa che adoro di più dei maschi è la loro capacità di tornare bambini. Ci piacciono se sembrano uomini, ma gli vogliamo bene per come tornano bambini. Per come nei loro sguardi e nei loro sorrisi vedi la gioia dei bambini che sono stati. Per come sanno far ridere, per le loro reazioni quando si arrabbiano e sfogano l’ ira o mettono il broncio. E magari forse qualche volta quando vanno a casa piangono. Ma davanti agli altri no, perchè sono maschi.
Mi fa uno strano effetto pensare che un maschio possa piangere. Tu sei forte, tu puoi uscire di notte da solo senza avere paura, tu sei un ragazzo quindi mi puoi proteggere, tu un giorno sarai un papà, e i papà non piangono. Tu non puoi crollare, sei più forte di me. Però tu sei un essere umano… quindi puoi piangere anche tu…

Sono contenta di essere una donna e della mia psicologia complessa da donna (i maschi dicono che siamo tutte matte e che non si riesce a capirci… probabilmente hanno ragione…) ed è strano essere una mosca bianca tra mille ragazzi al Politecnico. Però è anche interessante. Anche se nessun discorso sarà mai così esauriente da poter descrivere in modo completo e veritiero i due universi complementari (ragazzi e ragazze, donne e uomini) in cui è spaccata l’ umanità.

Comunque, adoro i miei compagni di università e mi piace vederli giocare in aula con le palline fatte con le pagine di Metro!

Stay Tuned

Boys & Girls

Donnie Darko

Come si può non amare quest’ uomo?
Darko è un antieroe folle, schizzato e affascinante.
Darko è il calcio in faccia al perbenismo ai santoni che fanno leva sulla la voglia di spiritualità del popolo iper-materialista USA per incassare quattrini.
Darko è “strano” ma secondo la sua ragazza – peraltro secondo me bellissima – questo è un complimento.
Darko fa schifo a scuola, però è un genio pazzo e incompreso.

Chissà come si vede il mondo dagli occhi stralunati di Donnie Darko.

E tu perchè indossi quello stupido costume da uomo?

Stay Tuned.

Donnie Darko

I Motivi del Silenzio

Alla fine, uno in un blog dovrebbe raccontare dei fatti suoi. Perchè il blog nasce come un diario online. In questo periodo non ce la faccio proprio a raccontarvi come passo il mio tempo. Non torno a farvi su questo sito il resoconto della mia giornata “come un cane che riporta l’ osso ogni sera”, disse Gigi un giorno, parlando di un’ altra persona.

E così, parlo d’ altro. Parlo di libri, di film, di scrittori che non esistono.

E principalmente i motivi per cui faccio questo sono due.
1) Che in questo periodo non succede niente, tutto è piatto, si aspettano gli esami e basta. Anzi, vi dirò di più, il fatto che ci siano gli esami è la mia salvezza, perchè almeno ho qualcosa di serio a cui pensare per non pensare al motivo numero 2.
2) C’era un racconto di Dino Buzzati in cui il protagonista cominciava a vedere dei buchi in giardino. Non vi dico cosa stessero a significare i buchi perchè altrimenti direi troppo. Io mi sa che inizio a vedere dei buchi o comunque vorrei fare buchi.

Ma alla fine poi.
Non cambia niente lo stesso.

E io me ne sto
sempre
ad aspettare.

Stay Tuned

I Motivi del Silenzio

Tu sei Charlotte Simmons

Il libro del momento, dicono. Scritto dal vecchietto Tom Wolfe, che ha l’ aria simpatica e si veste sempre e solo di bianco. Un occhio spietato sul mondo dei campus americani, ritratto in quell’ università immaginaria che lui chiama Dupont e che vorrebbe essere il lampante riferimento a università realmente esistenti tipo Harvard, Yale and so on. Almeno, così dicono. Come se fosse una roba mai sentita. E come se questo abbia dato all’ autore il diritto per metterci 800 pagine per scrivere questo romanzo. Copertina bianca come i vestiti che l’ autore, forse un po’ spocchiosamente, indossa sempre. Con su la faccia di una sfigata che vorrebbe in maniera fuorviante farci immaginare Charlotte così. Ma dopo esserci immaginati Charlotte castana a causa dell’ immagine di copertina, scopriremo nel libro che Charlotte è bionda.

Al vecchio imputo una cosa. Spesso e volentieri mentre scrive diventa vittima di un tic che lo porta a ripetere ripetere ripetere la stessa parola parola parola per costringere il lettore il lettore il lettore a soffermarvicisi soffermarvicisi soffermarvicisi. Non mi piace esteticamente, anzi, specialmente nella scena di sesso (votata come la peggiore scena di sesso della letteratura nel 2005! E ora direi che ho scoperto il motivo di questo anti-premio!) tra Charlotte e Hoyte, questa anafora compulsiva è oltremodo fastidiosa e si estende fino alla ripetizione x 5 della parola “colpi”. Il buon vegliardo di bianco vestito vorrebbe così portarci a immaginare fisicamente ciò che accade. E vi assicuro che non è una bella scena.

And now: i personaggi sono oltremodo stereotipati. L’ ambientazione da campus con giocatori palestrati che fanno i fighi con le studentesse troiette l’ avevo già vista in circa altri milleduecento film e stupide commedie americane. Charlotte è una montanara del North Carolina che viene da un paese sfigato, dove tutta la gente è sfigata, e dove lei è mitica perchè era brava a scuola ed è stata ammessa alla Dupont e dove i suoi compagni delle superiori più sgamati provano solo pena per lei. Ma lei si sente più intelligente di loro, e questo la porta ad avere un complesso di superiorità più grande degli stessi Stati Uniti, nonostante sia solo una donna inutile, secchiona ed insipida, nonchè piena di pregiudizi. Manca solo una cosa a questo personaggio per rientrare completamente nello stereotipo: non è un cesso. Solitamente, le secchione sono cesse, o per lo meno hanno gli occhiali all’ inizio della storia e diventano fighe solo dopo. Qui si ripete ossessivamente che Charlotte assomiglia a Britney Spears (maccome! Ce la immaginavamo come la tipa bruna in copertina…) e le basterà comprarsi un paio di Diesel per diventare una barbie come tutte le altre. La compagna di stanza di Charlotte è un’ anoressica di facili costumi che ha in camera diverse diavolerie tecnologiche e che si ubriaca, dorme fuori e la snobba. Personaggio già visto. Poi ci sono i giocatori di basket con i muscoli pompati, tra cui ne spicca uno che scoprirà grazie a Charlotte (ma dai!) e ai suoi insulti, di avere un cervello e di voler studiare Socrate. Probabile, mi dicono… Poi ancora c’è il tutor super intelligente e altrettanto super sfigato Adam, che per arrotondare consegna pizze e che si vergogna mortalmente di essere vergine in un luogo dove non si fa altro che scopare e ubriacarsi e andare a feste e.
A condire il tutto e a voler giustificare (senza riuscirci) le ottocento pagine, la storia di uno strano servizietto fatto da una studentessa a uno pseudo governatore e scoperto da altri studenti. Che mi sa tanto di dejà vu Lewinsky e che comunque ti fa solo venir voglia di leggere saltando le righe per arrivare a parti più interessanti della storia.
Salvo solo la famiglia di Charlotte, anche se è descritta con caratteri decisamente macchiettistici (le grosse mani callose del padre operaio… oooooooh…) per lo meno risulta genuina e simpatica.

Indi per cui: bocciato, bocciato, bocciato in tronco il libro del momento. Sono fiera di me stessa per aver preso questo libro in biblioteca e per aver comprato i libri di due scrittori italiani a Natale (”Un giorno Perfetto” di Melania G. Mazzucco e “Con le peggiori intenzioni” di Alessandro Piperno) anzichè questo mattonazzo americano che sicuramente venderà moltissimo, ma che se aveva per scopo una feroce satira dell’ ambiente universitario USA ha proprio fallito, o quantomeno arriva un po’ in ritardo. Tom Wolfe forse è troppo anziano e troppo “fuori” dal mondo che cerca di descrivere per riuscire a portare a termine il compito in modo convincente. Ostentando per altro anche un grande disprezzo per quello che chiama “il patois del cazzo fottuto”, cioè il modo scurrile di parlare dei giovani. Come se tutti parlassero solo da scaricatori di porto all’ università. O forse io sono troppo dentro il mondo che lui tenta di descrivere (sebbene non studi in USA, ho presente ciò di cui sta parlando) per poterlo apprezzare senza notare evidenti riduzioni a stereotipo.
Charlotte, che dovrebbe essere una pura e illibata eroina puritana e montanara data in pasto a un mondo di dissoluti ricconi ninfomani, non è neanche un po’ simpatica. Si desidera dal primo momento che crolli in tutte le materie e che venga derisa da tutti i suoi compagni trendy. Ed effettivamente, è un po’ quello che accadrà, ma siccome sono particolarmente simpatica non vi rovino il finale (anche se dubito che dopo aver letto questo articolo qualcuno di voi legga il libro).
Un amico un dì mi disse che la stroncatura è inutile, perchè scoraggia. Ma che è molto divertente da scrivere. Ebbene, io penso che abbia ragione.

Stay Tuned

Tu sei Charlotte Simmons