Elogio di Alessandro Del Piero

Sto scrivendo dopo la doppietta di Alessandro Del Piero in Champions League contro il Rapid di Vienna. Con questi due gol, Del Piero raggiunge quota 182 in maglia bianconera, eguagliando così una celebre leggenda bianconera: Giampiero Boniperti. E ha buone probabilità di superarlo. Magari toccando quota duecento.
Ho iniziato a seguire il calcio quando avevo nove anni. Del Piero è l’ unico giocatore che sia rimasto alla Juventus, da allora. Era il campionato 1994/95, la Juve di Vialli e Ravanelli e del primo Lippi riconquistava uno scudetto che da nove anni mancava sulle maglie bianconere. E in quella squadra, c’era un giovane molto promettente. Il suo nome era, appunto, Alessandro Del Piero. Poi c’ è stata la Champions League 1995/96, e venne coniato il termine “Gol alla Del Piero” per un particolare tiro ad effetto del limite dell’ area, con il quale centrò il sette contro Borussia Dortmund, Steaua Bucarest e Glascow Rangers nella fase preliminare. Alex era ormai una celebrità, un talento riconosciuto a livello mondiale. E dico mondiale, non europeo, perché grazie al suo gol di Tokio, il 26 novembre 1996, la Juve conquistò la Coppa Intercontinentale, e i giapponesi lo premiarono come migliore in campo e se ne innamorarono.
Ma la sua carriera non è stata forse così sfolgorante come avrebbe potuto. Sfortunato in nazionale, dove viene sempre straziato da duelli con i suoi concorrenti per il ruolo di numero dieci (Baggio, Totti…), viene colpito anche da un grave infortunio nel novembre 1998. Così, un anno che aveva inziato molto bene (1997/98, suo record di gol in campionato, ventuno. Avevo l’ abbonamento al Delle Alpi in quella stagione, ed era veramente impressionante vederlo giocare) e continuato malino con una finale di Champions malamente persa contro un inferiore Real e un mondiale opaco, finisce sui lettini della sala operatoria per il suo ginocchio saltato a Udine. Sarà un caso, la Juve senza di lui si sfascia. Lippi se ne va. Arrivano gli anni bui di Ancelotti. Poi di nuovo Lippi e nuove vittorie, e ora la Juve stratosferica di Capello.
Alex fa fatica a tornare di nuovo protagonista, davanti a giocatori del calibro di Nedved, Trezeguet, Ibrahimovic. Nonostante i suoi meriti sul campo siano inferiori a quelli degli anni passati (ammesso che questo sia vero, perché i suoi gol li ha sempre fatti, e quest’ anno anche dei gol decisivi), bisogna riconoscere che Alex ha i suoi meriti come uomo. Non è mai stato affetto da manie di protagonismo e ha accettato le decisioni degli allenatori senza scatenare polemiche sui giornali. È sempre stato attento alla sua riservatezza e, lontano dalle copertine dei giornali scandalistici, ha sposato la sua ragazza, una commessa di Torino, alla larga dai riflettori, mentre altri hanno mobilitato intere città per giorni. E, in un calcio che più che calcio è mercato, è rimasto sempre fedele alla stessa bandiera. Nonostante la durezza di Capello e la forte concorrenza in attacco, quest’ anno si sta ritagliando i suoi spazi con umiltà, come se fosse l’ ultimo arrivato. Come se non ci fossero più di dieci anni al servizio della Vecchia Signora e tanti gol (centoottantadue, e alcuni molto pesanti, determinanti per la conquista di trofei in Italia, in Europa, nel Mondo) a rendere il suo nome più luccicante di quello degli altri.
Forse il suo viso pulito non è più un viso da sponsor, e forse sono altri gli altisonanti nomi che fanno breccia nei sogni dei giovani tifosi. Forse la sua figurina non è più tra le più ambite dai bambini.
Ma Alex ha avuto carattere, ha sopportato critiche, è andato avanti sulla sua strada. E sulla sua strada c’ è sempre stata la Juve. Una grande squadra, che in quanto tale pretende tanto. Penso che Alex abbia dato tutto ciò che poteva dare. E che a livello umano debba essere stimato perché si è tenuto lontano dalla figura del calciatore-fotomodello-donnaiolo che ultimamente va tanto di moda.

Chapeau, Alex. Dieci e lode, come il numero che porti sulle spalle.

Non so se finirai la tua carriera in quel Giappone dove ti adorano e dove forse ti pagherebbero bene anche quando avrai 7-8 anni in più dell’ età media dei giocatori del loro campionato. Non so se, una volta appese le scarpe al chiodo, ti ritroverai con un incarico ancora nella grande famiglia Juve. Ti auguro il meglio, per quello che hai dato alla squadra che seguo fin da quando ero bambina.
Nonostante la patina intellettuale che cerco di darmi, ci sono sempre i momenti in cui l’ occhio freddo e razionalista con cui guardo a questo calcio di bambocci viziati lascia posto a un cuore che si scalda ancora per le maglie bianconere. È un calcio fatto di fatica, di fango, di partite che diventano pezzi di storia, che vengono ricordate da migliaia di persone. È un calcio fatto di emozioni sincere. È il calcio fatto dalle persone come te.

Stay Tuned.

Annunci
Elogio di Alessandro Del Piero